Dopo aver affrontato temi importanti e "scomodi" come mafia, violenze, discriminazioni sessuali e razziali, ecco un altro argomento spinoso e controverso per Mario Adinolfi e la sua arena: venerdì 11 gennaio alle ore 21.00 a "Pugni in tasca" si parlerà di lavoro, precarietà, salari e forme contrattuali. Torna l'attualità vista attraverso storie vere, raccontate da giovani protagonisti, vittime e testimoni di problemi legati al lavoro, spesso mal pagato, provvisorio o svolto in pessime condizioni e troppo spesso impossibile da trovare. Come nel caso di Lidia: 27 anni, una laurea, due master e due stage, da tre anni è disoccupata. In un gesto estremo Lidia scrive una lettera al presidente della Repubblica e a lui, provocatoriamente, chiede una raccomandazione. La lettera viene pubblicata sui maggiori quotidiani italiani ma Giorgio Napolitano non risponde e Lidia è ancora disoccupata. A "Pugni in tasca" sfoga la sua rabbia. A fare da contraltare la storia di Gabriele Borga, imprenditore 19enne che ha fatto la sua fortuna su internet. Ospite in studio sarà l'ex ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Roberto Maroni, che cercherà di fare chiarezza in un dibattito che si preannuncia infuocato. A corredare il discorso ci saranno le storie particolari di due lavoratori "atipici": una giovane ragazza pastore in Trentino e un artista di strada. Ovviamente il dibattito continua su questo blog, rimanete sintonizzati e scriveteci le vostre idee.
volevo dire che è vero, sono stati creati tanti corsi di laurea inutili che altro non sono che specchietti per le allodole, che illudono i più sprovveduti, rubano soltanto tempo prezioso e non possono garantire effettivi riscontri lavorativi. ma è anche vero che la proliferazione legislativa ha contribuito a complicare il tradizionale meccanismo dell'apprendistato. prima un artigiano trasmetteva (senza troppi soprusi burocratici) la sua arte a chi scuola non ne voleva e i mestieri sopravvivevano. ora tutti sono costretti a studiare fino ad una certa età (in una scuola in preda allo sfacelo), e nessuno sa più fare nulla, non c'è più la logica della restrizione dei bisogni e trionfa incontrastato il consumismo (una cosa rotta non si ripara, ma si butta e se ne compra una nuova, non senza ripercussioni sul problema rifiuti-ambiente). tutto si tiene e io ho perso il filo...in un paese che non premia il merito...
ciao, volevo se era possibile dei contatti con i due giovani allevatori (se non sbaglio del trentino) per sentire direttamente la loro esperienza e magari fornirmi dei consigli per intraprendere la loro scelta.vi sarei immensamente grato grazie
Sono d'accordo, ci vuola una sacrosanta dose di meritocrazia in Italia!!!
Proprio ieri leggevo sui quotidiani che l'Italia è tra i paesi della Comunità Europea con meno laureati. Mi domando perchè ci si lamenta del loro scarso numero quando (se sono fortunati) li mandiamo a fare lavori per i quali la scuola dell'obbligo 'basta e avanza' oppure (i più meritevoli) li costringiamo ad andare all'estero, nei posti in cui si investe in formazione ed esiste una meritocrazia. Parola, quest'ultima,pressochè sconosciuta nel Belpaese.
Paperopato, hai perfettamente ragione a dire che 110 e lode non vuol dire onore e gloria, che è importante sapersi relazionare con gli altri, saper lavorare in team...eccetera. Sono meno d'accordo sul fatto che i laureati di oggi non sono disposti a farsi il mazzo. Lo dicono gli stages non retribuiti, i lavoretti occasionali pagati poco (se pagati). Nei call centers sono tutti laureati, ho amici architetti che vendono mobili all'Ikea, ingegneri che fanno i postini e si dicono fortunati perchè almeno lavorano. Ovviamente sono lavori nobilissimi ma tu capirai che chi prosegue gli studi aspira legittimamente a qualcosa in più (e, nonostante questo, comunque si accontenta).
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