Si accende il dibattito sul lavoro in Italia. I confini tra flessibilità e precarietà sono labili e confusi. L'ex ministro del lavoro Roberto Maroni risponde ai dubbi e le perplessità dei ragazzi sulle possibilità che questo paese da a chi si affaccia sul mondo del lavoro. Il dibattito continua in rete. Qual'è la vostra opinione?
Spesso la segnalazione è una necessità.Come si fa a stabilire,ad esempio da un test o da un tema o un colloquio,se una persona è idonea o no a fare un certo lavoro,oppure merita più di un'altra.Anche il curriculum spesso serve a poco,perchè non può indicare l'attitudine della persona allo specifico impiego.Se devo assumere nella mia impresa un ricercatore,e devo scegliere fra un premio nobel e un laureato con 90/110,scelgo quest'ultimo se il premio nobel non ha voglia di sacrificarsi,o non si impegna o è insubordinato.Me ne sbatto dei curricula:mi fido di ciò che mi dice chi conosce i candidati.Mi faccio segnalare il più adatto alle mie esigenze.Certo,sarebbe grave se venisse raccomandato chi non vale niente,solo perchè è figlio di qualcuno.In questo caso servono punizioni severe per stroncare raccomandanti,raccomandati e,soprattutto,raccomandatari.
Quanto ai raccomandati,occorre fare distinzioni.Smettiamola di dire:"Tizio ce la fa perchè è raccomandato,io no perchè sono figlio di nessuno".Boiate!Non è così.Avere agganci conta,è ovvio.Ma è una dote anche saperseli creare gli agganci.Se un giorno la tipa che ha chiesto la raccomandazione al presidente troverà un buon lavoro,vorrà dire che ha saputo farsi conoscere e sponsorizzare,anche grazie a pugni in tasca.Il fatto che la bravura venga sponsorizzata non è uno scandalo.Anzi,è un bene!Allora distinguiamo le segnalazioni,o sponsorizzazioni,dalle raccomandazioni vere e proprie.Se Tizio viene assunto perchè Caio ha segnalato al datore di lavoro che Tizio vale,non si potrà gridare allo scandalo delle raccomandazioni.Il raccomandato da eliminare è quello che non vale niente e nonostante ciò magicamente arriva.Questi casi ci sono,ma non sono tantissimi,per fortuna.E quando capitano,alla lunga il raccomandato paga la sua ignoranza.La vita fa venir fuori i valori reali.
Pienamente concorde con l'ex-ministro.In tutto!La fortuna conta eccome,come in tutte le cose della vita.Perciò non ci si può lamentare se un altro lavora perchè ha avuto più fortuna.
sono d'accordo coll'ex ministro:anzi aggiungo che meno male che almeno qualche raccomandato c'è, almeno lavora!e poi il problema non è tanto trovarlo quanto mantenerlo!
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