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Iron Maiden

Tutto ha inizio nel 1976, quando Steve Harris, forte della sua esperienza come bassista prima nei Gypsy's Kiss e poi negli Smiler, incontra Tony Parsons, Dave Murray, Doug Sampson e Paul Di'Anno e decide di formare con loro gli Iron Maiden.

Nel 1980, il gruppo debutta ufficialmente con l'album Iron Maiden; il disco diventa subito un successo, raggiungendo la quarta posizione delle chart UK dopo appena una settimana dalla sua uscita. Sulla copertina dell'album fa per la prima volta la sua comparsa Eddie, celebre zombie creato dal grafico Derek Riggs, destinato di lì a poco a diventare la mascotte ufficiale del gruppo; Eddie diverrà sin da subito una presenza imperante sulle copertine di tutte le produzioni degli Iron, accompagnando peraltro la band in tutte le sue performance dal vivo. La successiva produzione discografica degli Iron non fa che consolidarne ulteriormente la popolarità e l'apprezzamento da parte del pubblico, permettendo alla band di affermarsi rapidamente come una delle espressioni più nitide e rappresentative dell'heavy metal di stampo britannico.

In seguito ad un lungo tour, nel quale fanno da spalla ad importanti gruppi come Judas Priest e i Kiss, vede la luce Killers (1981), un progetto che segna una notevole maturazione dal punto di vista musicale della band inglese. Nel frattempo si assiste ad alcuni cambiamenti nella formazione della band: esce Stratton e Paul Di'Anno, ed entrano il chitarrista Adrian Smith, amico d'infanzia di Dave Murray, e il vocalist Bruce Dickinson, ex componente dei Samson.

Nel 1982 esce Number of the Beast, universalmente riconosciuto come uno dei dischi più significativi nella storia della musica Metal, che li consacra definitivamente a stelle del rock. L'album balza immediatamente al primo posto della classifica inglese ed entra prepotentemente a far parte delle Top 10 di diverse nazioni europee; ne segue un maestoso tour mondiale composto da ben 180 date, The Beast of The Road, dove la band smette di fare da spalla ad altri gruppi musicali e inizia a suonare in qualità di headliner (tranne negli Stati Uniti, dove sarà di supporto ai Rainbow, Ozzy Osbourne e 38 Special). Sempre negli anni 80, la discografia della band inglese si arricchisce di altri tre capolavori: Peace of Mind (1983), Powerslave (1984), Somewhere In Time (1986) e Seventh Son of a Seventh Son (1998) mostrano appieno la bravura della band inglese e risentono pienamente della competenza del nuovo batterista Nicko McBrain, subentrato a Clive Burr. Assolutamente da segnalare poi il monumentale World Slavery Tour seguito all'album del 1984, uno dei più lunghi realizzati nella storia con ben 300 date: il tour tenne impegnata la band per più di 11 mesi e portò alla realizzazione del progetto live "Live After Death" del 2005.

Nel corso degli anni 90, la produzione artistica della band inglese continua senza sosta e conduce alla pubblicazione di ben 4 dischi (senza contare i live e le compilation): No Prayer For The Dying (1990), Fear Of The Dark (1992), The X Factor (1995) (che vede anche il contributo del vocalist Blaze Bayley, in seguito separatosi dal gruppo) e Virtual XI (1998). Non sono tuttavia pochi i critici che bollano gli ultimi dischi come scarsamente originali e privi di spessore rispetto alla precedenti produzioni. Serve un nuovo slancio creativo, una rinnovata energia che porti la band a riconquistare i consensi perduti e che riaccenda l'entusiasmo dei fans della Vergine di Ferro.

La pubblicazione di Brave New World (2000) e Dance of Death (2003) mostrano la determinazione degli Iron nel voler perseguire questo obiettivo; la band riesce brillantemente ad ottenere un consenso del pubblico pari a quello degli anni 80 e a scalare le classifiche di mezza Europa (Italia compresa), complice anche l'organizzazione di tour ed esibizioni di grande successo (si pensi a Rock in Rio o a Give Me Ed... Till I'm Dead) ed una generale riorganizzazione della band, che ora vede la presenza di ben tre chitarristi (Dave Murray, Adrian Smith e Janick Gers).

Nel 2006 esce A Matter Of Life And Death; l'album viene accolto in maniera decisamente positiva dalla critica e si rivela sin da subito un ottimo successo commerciale, posizionandosi entro le prime 10 posizioni delle U.S. Billboard charts e tra i primi posti nelle classifiche di molte nazioni del mondo.

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.Discografia


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.- "The Reincarnation Of Benjamin Breeg" - guarda il video

.- "Run To The Hills (Live)" - guarda il video

.- "The Number Of The Beast" - guarda il video

.- "Wildest Dreams" - guarda il video

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