A1

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  • Rock, Pop/Rock, Dance-Pop
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Take On Me (Living The Dream 2000)

"In fin dei conti, ci piacerebbe essere considerati come i Bee Gees, che scrivevano musica per tutti" (Christian Ingebrigtsen).
Alla ricerca di volti nuovi, il talent scout Tim Byrne dà il via nel 1997 a una vera e propria caccia all'uomo: il sogno è creare la boy band definitiva, non solo belloccia, ma anche autosufficiente dal punto di vista artistico. Le prede, ben felici di un'eventuale cattura, si presentano a migliaia: solo 4 sono i fortunati prescelti.

Ben Adams (classe 1982, voce e tastiere) è uno dei giovani coristi più apprezzati d'Inghilterra. Canta all'Abbazia di Westminster ed è abituato ad esibirsi per la famiglia reale.
Christian Ingebrigtsen (classe 1977, voce, basso e chitarra) ha imparato le vie del pop dal padre, che in Scandinavia negli anni Settanta aveva vissuto una stagione di gloria.
Paul Marazzi (classe 1975, voce, basso e percussioni) sviluppa la sua passione per la musica grazie alla vasta collezione di dischi di suo padre e affina il suo talento naturale con intensive sessioni di karaoke (assurdo, ma vero).
Mark Read (classe 1977, voce, tastiere e batteria) è figlio di genitori musicisti, che da quando ha 12 accompagna in tournée in giro per il mondo.

A partire dall'estate del 1998, la band si fa sotto per riuscire a mostrare i frutti del periodo di apprendistato e all'inizio del 1999 la Sony annuncia di aver messo le mani su una nuova realtà musicale: gli A1. Dopo un tour promozionale in tutta Europa, e dopo aver fatto da spalla agli Steps, il quartetto incide nella primavera del 1999 il suo primo singolo, intitolato "Be The First To Believe", che si piazza immediatamente al sesto posto delle chart britanniche.
Il secondo, "Summertime Of Our Lives", migliora di una posizione il record della band, ancora battuto una manciata di mesi dopo dal doppio "Everytime/Ready Or Not", che si arrampica fino alla posizione n° 3. Di lì a poco viene realizzato "Here We Come", l'album d'esordio che si piazza alla fine del 1999 tra i venti più venduti d'oltremanica e scatena l'isteria delle adolescenti britanniche. Le boy band sono al loro massimo fulgore e gli A1 sono carini, trendy e bravi (la musica se la scrivono da sé e suonano anche parte degli strumenti) quanto serve.
Il 6 gennaio del 2000 i quattro sono già al lavoro, pronti a sfornare un'altra serie di hit lavorando con produttori del calibro di Mark Taylor e Brian Rawling (che in curriculum vantano collaborazioni con Lionel Ritchie, Rod Stewart, Cher, Tina Turner); il primo frutto del nuovo sforzo creativo è il singolo "Like A Rose". Poi, con intelligenza strategica, la band per un mese va in tour a Singapore e in Giappone e poi fa promozione in Australia e in Asia; tra un viaggio e l'altro continua a scrivere musica e finalmente, con "Take Me On" (cover astuta del superclassico degli A-Ha), arriva il gradino più alto della classifica dei singoli. "Same Old Brand New You" ripete l'exploit e l'LP "The A List" vende alla grande.
La qualità non comune di questa boy band ottiene la consacrazione con la vittoria del Brit Award 2001 per il miglior gruppo esordiente. Gli A1 passano i mesi seguenti alternando promozione in giro per il mondo, concerti, songwriting e meritato riposo. Il nuovo disco è pronto nel 2002: "Make It Good" esce a maggio e contiene un'energia rock e una maturità stilistica che ne fanno l'album più apprezzato della loro carriera. E si sa quanto, per ogni musicista, difficile e nodale sia il terzo LP; fondamentale è il tocco magico di un professionista del suono come il produttore Mike Hedges, uno che ha messo le mani sulla musica di Travis, U2, Manic Street Preachers, The Cure.
Poco dopo, i quattro compaiono in un cameo nella soap americana "The Young And The Restless": è il primo passo di una massiccia campagna promozionale (lavorano 7 giorni a settimana, per 5 settimane) per sfondare nel ricchissimo mercato USA, dominato – nel settore boyband - dalle stelle Backstreet Boys e *N Sync. Per l'occasione pubblicano anche un mini greatest hits. La mossa funziona e la critica oltre oceano è concorde: gli A1 non sono la solita boyband nata in laboratorio.
Dopo cinque anni di vita e di successo crescente, di colpo la magia si spezza: i primi di ottobre Paul annuncia la sua intenzione di lasciare la band ("Per motivi personali", assicura). Il distacco avviene consensualmente, almeno in apparenza, ma per i tre rimasti è tempo di ripensare gli A1, che vengono messi in animazione sospesa per lasciare spazio ai progetti solisti.