Accept

Accept

Affilati come le lame della città che li ha partoriti, massicci come una divisione di panzer in marcia, gli Accept hanno fatto da ariete per tutta la carica dello speed metal europeo (ma anche per quella thrash, quella power, quella classic). Vent'anni di carriera tra addii e ripartenze, sempre e comunque influenti e irriverenti.
La band nasce a Solingen, cittadina della Westfalia con secolare tradizione nella fabbricazione di spade, assemblandosi attorno alla figura carismatica di Udo Dirkschneider, giovane cantante dalla voce acida e tagliente. Qualche anno di attività amatoriale e gavetta, poi gli Accept danno la prima svolta alla loro carriera: nel 1976 suonano al più importante festival rock tedesco, il Rock Am Rhein, e riescono a farsi notare. Ci scappa il contratto discografico, è ora di fare sul serio.
A incidere "Accept" (1979) con Udo ci sono Wolf Hoffmann (chitarra), Peter Baltes (basso), Jörg Fischer (chitarra) e Frank Friedrich (batteria). "Accept" è rozzo e diretto, solo a tratti mostra la spessore compositivo che farà grande il gruppo di lì a poco. Il disco non vende quanto sperato dalla band, ma lo schiacciasassi ormai è avviato e pronto a fare danni.
Prima di tornare in studio, Friedrich abbandona i compagni di ventura: la vita del musicista professionista non fa per lui, a rimpiazzarlo arriva Stefan Kaufmann. Il nuovo tritacarne ritmico si rivela il pezzo mancante del puzzle, e con lui dietro la batteria gli Accept fanno il salto di qualità che li porta tra i grandi.
1980, esce "I'm A Rebel", devastante e seminale. Pubblico e stampa si interessano ai ragazzi di Solingen, questi suonano in Tv e il successo è a portata di mano. Dal vivo la band ha un'attitude eccessiva e spietata, qui si suona duro e se volete sopravvivere preparativi al terremoto.
Il fuoco d'artiglieria degli Accept fa le sue vittime anche l'anno dopo: prodotto da Michael Wagener (uno che nel corso degli anni lavorerà con Mötley Crüe, Alice Cooper e Ozzy Osbourne) esce "Breaker" (1981). Un'altra buona notizia per Udo e compagni è che la neoassunta manager, Gaby Hauke, si rivela essere una straordinaria compositrice di testi, una sorta di Mogol teutonico e heavy metal. Gaby accompagnerà gli Accept lungo tutto il loro cammino nella storia della musica, nella buona e nella cattiva sorte, vero proprio membro aggiunto.
Ma l'anno d'oro non è ancora finito: il mondo fa i conti con la New Wave Of Brithis Heavy Metal, capitanata da Iron Maiden, Saxon e – ovviamente – dai monumentali Judas Priest. Proprio con gli Dei del Metallo gli Accept partono per il primo tour internazionale, che spalanca loro i cancelli del successo.
Poco prima di entrare in studio per registrare il terzo album Jörg Fischer pianta il gruppo, costringendo Hoffmann a suonare tutte le chitarre di "Restless & Wild". Il disco esce nel 1982, con "Fast As A Shark" vera epifania in apertura con un riffaggio pesante e tirato, che insegna all'emergente leva dello speed-power come picchiare sulle sei corde.
Gli Accept tengono il piede sull'acceleratore anche l'anno dopo, e sfornano il loro capolavoro definitivo. "Balls To The Wall" (1983) è un concept, con testi firmati da tale Deaffy (in realtà la manager Gaby Hauke), che parla di sesso, violenza, chiesa, politica e droga. I fan del metallo hanno finalmente un disco che realizza tutti i loro sogni. I panzer tedeschi, dal canto loro, continuano la marcia tra le stelle della musica: concedono una seconda chance a Fischer e partono per un tour mondiale, chiuso nel 1984 con una trionfale esibizione al Monster Of Rock di Castle Donington.
Il ritmo resta alto: nel 1985 esce "Metal Heart", prodotto da Dieter Dierks (già dietro la console degli Scorpions), album solido con un titolo destinato a diventare un modo di dire. A ruota seguono "Kaizoku-Ban" (un live, 1985) e "Russian Roulette" (1986). Poi qualcosa sembra incepparsi.
I ragazzi sono cresciuti, famiglie e interessi diversi entrano in conflitto con la vita di gruppo, Peter, Wolf e Gaby iniziano a preferire gli States alla terra nativa mentre Udo, Stefan e Jörg restano attaccati alla loro Germania. C'è anche voglia di progetti solisti: Udo, soprattutto, decide di provarci. Aiutato in studio da tutti gli Accept regitra "Animal House", che pubblica sotto moniker U.D.O. nel 1988.
Gli altri decidono di fare campobase in America, salutano definitivamente Jörg Fischer, tirano il fiato e ripartono con David Reece al microfono. Nel 1989 pubblicano "Eat The Heat", disco che sembra inaugurare una nuova stagione per gli Accept.
Nel tour seguente, però, iniziano a piovere guai: Kaufmann si fa male alla schiena e viene rimpiazzato dall'House Of Lords Ken Mary. È comunque una mazzata dura da digerire, e quando anche Reece si complica la vita e dà forfait, Hoffmann e Baltes decidono di gettare la spugna.
Ma non è finita: nel 1990 esce "Staying A Life", doppio live commemorativo, e i fan chiedono a gran voce una reunion. Udo, Baltes, Hoffmann e Kaufmann decidono di accontentarli, e tornano in pista nel 1993 con "Objection Overruled". Lo smalto è quello dei tempi d'oro, gli Accept riprendono la loro corsa e spaccano come sempre.
L'entusiasmo è destinato a durare poco: durante la regitrazione di "Death Row" Kaufmann è definitivamente messo fuori gioco dalla schiena. Gli subentra in corsa Stefan Schwarzmann, "Death Row" esce nel 1994 e mostra, implacabile, che la grinta messa sul piatto non basta a colmare il gap creatosi tra la musica degli anni Ottanta e il modo di suonare metal degli anni Novanta.
Dislocati su continenti diversi, con vite che hanno preso strade proprie da tempo, per gli Accept è sempre più dura tirare avanti la baracca. C'è però benzina per assestare un ultimo colpo: con Michael Cartellone (Ted Nugent e Damn Yankees) alla batteria, il gruppo si riunisce a Nashville con Wagener per registrare "Predator" (1996). Udo, Peter e Wolf sanno che è l'ultimo capitolo: il tour mondiale serve a congedarsi dai fan, e la data di Tokio nel giugno del 1996 mette il punto a vent'anni di Accept.
C'è un piccolo post scritto alla storia: nel 2005 Udo Dirkschneider, Wolf Hoffmann, Peter Baltes e Stefan Kaufmann rimettono insieme la formazione storica per un breve giro di concerti celebrativi, chiuso a Kavarna, in Bulgaria, nel degno scenario del Monster Of Rock.