Afghan Whigs

Afghan Whigs

La colonna sonora del dolente noir quotidiano. Sussurrata, gridata, o beatificata come in un gospel, ma sempre sull'orlo di una crisi di nervi.
Partono da posizioni garage sull'esempio di Replacements, Dinosaur Jr. e Mudhoney, e negli anni mutano in quartetto post-punk (con influenze soul) colto e intellettuale, ambizioso e acclamato dalla critica. Gli Afghan Whigs non sono mai diventati una passione delle masse, ma si sono conquistati un seguito culto fedelissimo, sedotto dalle storie di alienazione, amori infranti e autocommiserazione cantate da Greg Dulli, nevrotico leader del gruppo.
Gli Afghan Whigs nascono nel 1986 quando Dulli (nato l'11 maggio ad Hamilton, 1965 in Ohio), John Curley (bassista, il 15 marzo 1965, Trenton, New Jeresy), Rick McCollum (chitarrista, 14 luglio 1965, Kentuchy) e Steve Earle (batterista, 28 marzo 1966, Cincinnati) si incontrano a Cincinnati.
Dulli studia cinema e conosce McCollum ed Earle all'Università di Cincinnati, mentre Curley lavora come fotografo al Cincinnati Enquirer, grazie all'interessamento del padre (l'editore di USA Today), e non smetterà di fare due mestieri anche quando l'attività della band entrerà nel vivo. Pare che Curley (o McCollum? Il racconto è confuso) e Dulli si siano incontrati durante una breve permanenza nelle carceri cittadine - Dulli, strafatto dopo una festa, ha rubato il cappello di un poliziotto e si è fatto beccare.
Nel 1988 gli Afghan Wighs incidono il disco di debutto, "Big Top Halloween", edito dalla loro stessa etichetta, la Ultrasuede: il passaparola inonda la scena underground e le radio dei college. Parentesi: il nome del combo viene da una gang di motociclisti musulmani che scorrazzava negli anni Sessanta in Florida, praticando il credo nell'amore e il disprezzo della guerra.
La musica della band giunge fino all'intraprendente Sub Pop di Seattle, che tasta il terreno pubblicando un singolo e infine il disco "Up In It" nel 1990. Nei due anni che seguono gli Afghan Wighs battono intesamente i palchi americani e compiono qualche incursione anche in Europa. "Congregation" (1992) conquista recensioni entusiastiche e numerose major cominciano a fare la corte al gruppo: dopo "Uptown Avondale", un EP di cover soul e r'n'b ancora sotto Sub Pop, gli AF firmano per la Elektra (tra le condizioni: che i video della band siano girati da Dulli) e nel 1993 pubblicano "Gentleman". Il singolo "Debonair" gira su MTV e le recensioni sono ancora una volta unanimi nell'elogiare Dulli e compagni, che tutttavia non riescono a scrollarsi di dosso l'etichetta di cult-band. In alcuni casi si crea anzi un'antipatia di ritorno, suggellata dalla fanzine anti-Whigs intitolata Fat Greg Dulli (ossia "quel ciccione di Greg Dulli").
Il tour nazionale dell'estate 1994 è accompagnato dall'uscita dell'EP "What Jail Is Like"; il tour prosegue poi anche all'estero fino al termine dell'anno, dopo di che gli Afghan Whigs si prendono una lunga pausa, dovuta anche all'ennesimo attacco di paranoia dell'inquieto Dulli, che si rinchiude in casa a guardare tremila volte il primo film dei fratelli Cohen e a imbottirsi delle saghe criminali di Jim Thompson e James Ellroy. Nella primavera del 1995 cambia la formazione: esce Earle, entra Paul Buchignani, giusto prima di iniziare a registrare il nuovo materiale. "Black Love" è pubblicato nel 1996, piace molto ma lascia ancora inchiodato il gruppo alla sua condizione marginale.
Due anni dopo gli Afghan Whigs tornano con "1965", primo parto per la loro nuova etichetta Columbia e prima prova del nuovo batterista Michael Horrigan. Il disco, ancora una volta, fa impazzire la critica. Dopo un concerto ad Austin, in Texas, alla fine dell'anno, Dulli viene aggredito e pestato fino al coma, dal quale però riesce a riprendersi. Nel 2001 arriva la più brutta delle notizie per i fan: Dulli annuncia la fine degli Afghan Whigs per questioni di incompatiblità geografica (ognuno dei membri risiede ormai in uno stato diverso). Riparte subito con i Twilight Singers, un progetto nato in collaborazione con Harold Chichester, Shawn Smith e Fila Brazilia.