Alice In Chains

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Alice In Chains

L'inferno e il paradiso del grunge. Gli Alice In Chains hanno cavalcato tutta la parabola della musica di Seattle, della quale hanno incarnato gloria e contraddizioni fino alla morte, per overdose, del loro leader e cantante Layne Staley il 19 Aprile del 2002.
Proprio Layne aveva dato vita alla prima incarnazione della band a metà degli anni '80 con il nome di Alice N Chains, presto cambiato in Fuck prima e Diamond Lie dopo il primo incontro a Seattle, nella casa del collettivo di musicisti Music Bank, del chitarrista Jerry Cantrell. È il 1987, Jerry suona in molteplici piccole band dove conosce il bassista Mike Star, che a sua volta porta nel gruppo il batterista Sean Kinney, che al tempo flirtava con la sorella di Starr.
Formata con molta casualità la line up i 4 recuperano il nome Alice In Chains, una vecchia idea di Layne Staley che sognava di suonare nella parodia di una heavy metal band di travestiti, e, mixando uno stile alla Black Sabbath con arrangiamenti vocali per nulla convenzionali, in poco meno di due anni diventano la band di culto del circuito di Seattle fino alla firma del contratto con la Columbia.
Nel giugno del 1990 esce il loro primo EP dal titolo “We Die Young” che apre la strada, due mesi dopo, all'album di debutto “Facelift”. Il circuito HM rsponde alla grande e nell'autunno gli AIC si ritrovano ad aprire i concerti di Iggy Pop, suonando per le prime volte "Dirt" e "Rooster", pezzi che sarebbero esplosi con “Dirt” del 1992.
Schiacciati dai problemi di tossicodipendenza di Layne Staley e Mike Starr in seguito gli AIC avranno serie difficoltà nel affrontare l'attività live, ma in questi anni non si lasciano scappare l'occasione di scaldare le folle del Clash Of The Titans tour, prima di lasciare il palco a monumenti come Slayer, Anthrax e Megadeth, e poi affrontare il palco con i Van Halen da agosto del 1991 a gennaio del 1992. È il momento dell'esplosione del grunge, di “Nevermind” dei Nirvana e la leggenda vuole che sia stato proprio Eddie Van Halen a comprare per i ragazzi della support band anfibi Doc Martins e camicie a scacchi di lana. La divisa di una generazione.
Nella pausa del tour con i Van Halen, durante il quale Jerry Cantrell prima perse la sua occasione per entrare nella leggenda del rock facendo skydiving con Dave Mustaine dei Megadeth e poi si dimenticò del concerto del 1 dicembre pensando che novembre avesse 31 giorni, gli AIC trovano il tempo di registrare con ospiti degli Heart, Soundgarden e Mudhoney l'EP “SAP”. L'album, il cui titolo non significa nulla ma era stato sognato da Sean Kinney e non era il caso di sfidare il destino, contiene la hit “Got Me Wrong” resa celebre poco dopo dal film culto “Clerks”, seguito dall'altra apaprizione sul grande schermo nell'altro film generazionale “Singles”, di Cameron Crowe, in cui gli AIC giocano la parte della band fannullona.
Seattle è la mecca del punk – rock e gli AIC ne portano i panni più underground e nel 1992, nonostante le difficoltà già incontrate con l'inaffidabilità di Layne Staley, si chiudono in studio per dare vita all'album capolavoro di quella stagione, “Dirt”. Un disco cupo e catartico, che racconta l'odissea nel gorgo degli stupefacenti, da "Junkhead" a "Angry Chair", ma anche descrive le esperienze del padre di Cantrell in Vietnam in "Rooster", il cui video verrà rifiutato dai maggiori networks per le immagini troppo esplicite.
Con Staley in carrozzella a causa di un incidente gli AIC affrontano il tour con Ozzy Osbourne anche per scacciare tutte le voci sulla salute del loro vocalist, ma subito dopo il concerto all'Hollywood Festival a Rio de Janeiro devono accettare l'abbandono di Mike Star (in seguito con i Sun Red Sun) sostituito dal bassista di Ozzy Mike Inez subito soprannominato “il nuovo ragazzo”.
Disco di platino alla fine del 1992, “Dirt” arriva a 3 milioni di copie vendute nel 1993 subito dopo le performance degli AIC nel Lollapalooza tour dello stesso anno, un carrozzone alternative rock con band come Fishbone, Primus, Tool, Rage Against the Machine, Dinosaur Jr., Arrested Development e Babes in Toyland che zittisce le voci di scioglimento della band seguite alla cancellazione delle date europee con i Metallica.
Sfrattati dall'appartamento al ritorno dal Lollapalooza tour gli AIC, depressi e scazzati trovano riparo al London Bridge Studio di Seattle dove in sette giorni scrivono, producono e registrano i 7 pezzi di “Jar Of Flies” in corsa contro il tempo per precedere l'uscita di “Plush” dei Stone Temple Pilots.
Primo EP a debuttare al numero 1 delle album charts “Jar Of Flies” non serve però a riportare live gli AIC, alimentando ancora le speculazioni sullo scioglimento della band a causa delle condizioni di salute di Staley che però alla fine dello stesso anno sale sul palco con il supergruppo dei Gacy Bunch, con Mike McCready dei Pearl Jam, Barrett Martin degli Screaming Trees, e John Saunders, la stessa formazione che nel 1995, con il nome di Mad Season, pubblicherà l'abum “Above”.
Cancellate anche le date estive del 1994, compreso Woodstock II, la band riemerge nel 1995 con l'eponimo terzo album (inizialmente intitolato “Tripod”) che debutta al numero 1 delle charts americane ma non induce gli AIC a mettersi on stage fino al 1996 quando suonano live, per la prima volta da oltre 3 anni, per MTV unplugged alla Brooklyn Academy of Music (evento da cui venne tratto un album nell'estate dello stesso anno) e soffiano il posto agli Stone Temple Pilot per aprire i concerti di Kansas City, Detroit, Louisville e St. Louis del reunion tour dei loro idoli giovanili Kiss.
Due anni di silenzio sembrano confermare la fine prematura della band che, dopo l'album solista “Boggy Depot” di Jerry Cantrell, torna alle cronache discografiche solo in occasione della release delle molte compilation che mantengono vivo il mito degli AIC fino all'aprile del 2002 quando il cadavere di Layne Staley, stroncato da una overdose di eroina e cocaina, viene ritrovato abbandonato da due settimane nel suo appartamento, mettendo a tacere ogni speranza e ogni speculazione sul futuro della band.