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America: ultimi video musicali

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Diventare famosi suonando del gran folk-rock.
Sono in tre, suonano la chitarra e cantano. Si chiamano Dewey Bunnell, Dan Peek e Gerry Beckley: insieme sono gli America, una delle migliori formazioni folk-rock degli anni Settanta.
A differenza di quanto suggerirebbe il loro nome, tutto inizia a Londra: Bunnell, Peek e Beckley sono figli di ufficiali dell'aeronautica statunitense di stanza nella capitale inglese. È qui, precisamente alla London Central High, che i tre ragazzi si incontrano, capiscono di avere molto in comune e decidono di mettere su un gruppo musicale (all'inizio sono un quartetto, ma presto rimangono solo loro tre).
In questo momento la loro storia non è diversa da quella di molti altri coetanei, fatta forse eccezione per il fatto che oltre alla chitarra sanno suonare pianoforte, armonica e basso (tutti e tre cantano).
Il destino ha però in serbo parecchie sorprese.
La prima è che poco dopo aver terminato il liceo finiscono presto sotto contratto con Jeff Dexter, promoter della Roundhouse. È un colpo pazzesco: si tratta infatti di uno dei luoghi di culto per il giro musicale underground londinese, un posto che a partire dalla prima metà degli anni Sessanta ospita concerti di Pink Floyd, Rolling Stones, Jimi Hendrix, Led Zeppelin e via di questo passo. Insomma: il fatto che Jeff Dexter utilizzi gli America come gruppo spalla di un'infinità di pezzi grossi consente ai tre ragazzi di maturare un'esperienza enorme.
Non è un caso, dunque, se nel giro di poco tempo arriva anche un contratto discografico. L'etichetta che investe in loro è Warner Bros. Records. Entro l'estate del 1970 gli America sono in sala d'incisione che preparano il disco d'esordio (la produzione è in mano a Ian Samwell e Jeff Dexter): l'omonimo "America" viene pubblicato nel 1971 ed è un successo clamoroso, grazie soprattutto dal singolo "A Horse With No Name" (terza posizione in Inghilterra, prima negli Usa).
In questo momento il trio si ritaglia uno spazio tutto suo grazie all'abilità nei concerti dal vivo e a un sound che ricorda i brani acustici di Neil Young. Il pubblico inglese dimostra di gradire, quello statunitense pure (soprattutto dopo la tournée come gruppo spalla degli Everly Brothers): finisce che scala le classifiche anche "I Need You", il secondo singolo estratto dal disco d'esordio.
Finisce anche che il primo singolo dell'album successivo entra dritto in Top 10: il brano si intitola "Ventura Highway", l'LP "Homecoming" (1972). Fra l'altro, il nome del disco è decisamente azzeccato, perché per la prima volta gli America registrano negli Stati Uniti (l'esordio era stato inciso negli studi londinesi di Warner Bros.).
Non finisce qui: all'inizio del 1973 la band vince il Grammy Award nella categoria Best New Artist.
Insomma: dopo un paio di anni sotto i riflettori, gli America sono diventati una solidissima realtà nel panorama musicale mondiale. Quello che devono fare, ora, è riuscire ad amministrare al meglio la loro fama e il loro talento. Solo che il terzo disco ("Hat Trick", 1973) non ripete il successo commerciale dei lavori precedenti.
A dare loro una mano arriva il produttore George Martin (mica l'ultimo venuto: è quello che ha fatto grandi i Beatles). Martin non rivoluziona il sound della band: si limita a renderlo più elegante e pulito. Il risultato è che il quarto LP ("Holiday", 1974) riporta gli America in vetta alle classifiche (aiutano i singoli "Tin Man" e "Lonely People").
L'anno seguente il nuovo corso conferma di essere vincente: "Sister Golden Hair", primo singolo estratto da "Hearts" (1975) diventa il secondo brano degli America a conquistare la prima posizione nelle classifiche statunitensi.
Entro la fine del 1975 viene pubblicata anche la loro prima compilation, "History: America's Greatest Hits": oltre 4 milioni di copie vendute parlano chiaro riguardo il loro status.
Dice il proverbio: tutto quello che sale deve anche scendere. E infatti, all'apice della carriera gli America devono fare i conti con una novità inattesa: nonostante il disco "Hideaway" (1976) diventi d'oro e raggiunga l'undicesima posizione nelle classifiche statunitensi, gli analisti più acuti si rendono conto che il pubblico della band comincia a ridursi.
L'anno successivo anche i meno acuti devono arrendersi all'evidenza, soprattutto quando l'LP "Harbor" (1977) è un mezzo fiasco. A peggiorare la situazione arriva l'abbandono di Dan Peek, che sceglie di assecondare le sue nuove esigenze spirituali, si converte ai Cristiani Rinati e comincia a incidere dischi per conto suo.
Dewey Bunnell e Gerry Beckley decidono di continuare come duo e accettano la sfida di rinverdire i fasti degli America: l'album seguente arriva nel 1979, si intitola "Silent Letter" e segna la fine della collaborazione con George Martin. Non solo: la tiepida accoglienza da parte del pubblico sancisce anche il fallimento del tentativi di rinascita.
O meglio: lo sancisce sul breve periodo, perché nel 1982 gli America sfornano il singolo "You Can Do Magic" (dall'LP "View From The Ground") e tornano a frequentare le zone alte della classifica. Si tratta di un brano marcatamente pop, che accanto alle tradizionali armonie canore affianca un arrangiamento che fa abbondante uso del sintetizzatore (è una piccola novità rispetto al sound del gruppo).
I tempi sono ormai cambiati, però: nonostante questi lampi di gloria, più che fare la storia gli America cominciano a esserne parte. Tanto che nel 1983 il singolo "The Border" diventa l'ultimo loro brano a entrare in Top 40 (raggiunge la posizione numero 33 e fa parte dell'album "Your Move").
Ciononostante l'attività dal vivo continua piuttosto intensa e con un certo successo, tanto da procurare a Bunnell e Beckley la fama di essere veri e propri stacanovisti dei concerti live.
Fra raccolte e ristampe, prima dell'arrivo del nuovo millennio c'è anche il tempo per un nuovo disco di materiale originale: si intitola "Human Nature" ed esce nel 1998.