Amy Winehouse

Amy Winehouse: ultimi video musicali

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Amy Winehouse

Mischia jazz e hip hop, canta come una diva nera anni Quaranta (diciamo Billie Holiday? Ella Fitzgerald?) e racconta di tradimento, sesso e vizi notturni con lingua affilata e slang. Ah, è nata nel 1984...
Da dove poteva saltare fuori, una come Amy Winehouse, se non da Londra, la città dove tutto è possibile? Amy nasce a Camden da una mamma appassionata di Carole King e James Taylor e da un papà che ascolta Sarah Vaughn e Dinah Washington. La nonna aggiunge al lotto Frank Sinatra. A 13 anni Amy comincia a strimpellare la chitarra acustica che le hanno regalato i genitori. Ma la voce, quella no: è cosa sua, un prodigio naturale che lei negli anni provvederà a rendere roca quanto basta a furia di sigarette e vita da club.
Intanto, da brava adolescente irrequieta, attraversa una sequenza di fasi: prima grunge, poi hendrixiana. Un fidanzato le trasmette qualcosa di raggae. Amy studia alla scuola di teatro Sylvia Young, ma viene espulsa "perché non si applica" e perché si presenta a lezione con un piercing infilato nel naso. Passa a una scuola solo per ragazze in South London, ma le attività didattiche non la fanno esattamente impazzire, odia studiare e in ogni frammento di tempo libero si infila nell'aula di musica per suonare il pianoforte o la chitarra.
Qui avviene la scoperta e l'immersione nel jazz: a 16 anni inizia a studiarne la storia e a educare la voce, quindi entra in una Youth Jazz Orchestra. Adora Ray Charles e Roy Avers e parallelamente cresce anche la passione per hip hop e r'n'b moderni, grazie a Jodeci, Jagged Edge, Mos Def, Talib Kweli, The Roots, Erykah Badu. Buoni maestri.
Cominciano a girare voci sul nuovo talento fiorito in città, la giovanissima e sfacciata Amy Winehouse. La Island Records se la accaparra subito e poi le concede tempo e tranquillità per lavorare sulla sua musica, insieme a uno stuolo di autori/produttori che danno una mano: Felix Howard, Matt Rowe, Stefan Skarbek, Commissioner Gordon e Salaam Remi. Nasce così, nota dopo nota, il disco di debutto "Frank", pubblicato alla fine del 2003 (in Italia arriva qualche mese dopo) dopo l'antipasto del singolo "Stronger Than Me", che si aggiudica l'Ivor Novello Award 2004 per la miglior canzone contemporanea. Amy conquista anche due nomination ai Brit Awards (British Female Solo Artist e British Urban Act). L'abum è una miniera di singoli: "Take The Box", "In My Bed", "Pumps".
Nell'anno e mezzo successivo Amy non scrive neanche un brano ma si dedica a pieno ritmo all'attività live. Per stimolare di nuovo la sua vena creativa è necessario l'incontro con il DJ e producer Mark Ronson: la soulsinger ritorna a comporre e in poche settimane butta giù alcuni brani chiave del suo prossimo album. Nell'ottobre 2006, esattamente 3 anni dopo l'esordio, arriva l'atteso sequel: "Back To Black" è un disco diverso dal precedente, meno influenzato dal jazz e più spostato verso i gruppi femminili degli anni '50 e '60, come la stessa Winehouse ama descriverlo. Le undici tracce del disco sono prodotte da Salaam Remi e dallo stesso Ronson, e i primi due brani "Wake Up Alone" e "Rehab" (che è anche il primo singolo) vengono mandati per la prima volta in airplay proprio durante un programma radiofonico condotto dal celebre DJ. Uno dei singoli, "You Know I'm No Good" è un remix con le rime di Ghostface Killah della crew dei Wu-Tang Clan.