Ani DiFranco

Ani DiFranco

Indipendente. Anticonformista. Ribelle. Schierata. Ani DiFranco è una cantautrice folk che veste i panni del punk e che plasma con il suo gusto da songwriter temi forti come l'aborto, l'abuso e il sessimo. Nata nel 1970 a Buffalo (New York) si esibisce la prima volta in pubblico ad appena nove anni. Ma è l'incontro casuale con Michael Meldrum (un cantante folk amico e manager di Suzanne Vega e Michelle Shocked) che le dischiude il segreto del suo talento. Ani è poco più che una ragazzina, ha 15 anni, ma decide di salutare la famiglia e trasferirsi a New York per seguire la sua strada. Quattro anni dopo avrà già composto (e suonato migliaia di volte) un centinaio di pezzi suoi, tra incazzature punk da riot grrrl e raffinata poesia.
I primi anni sono all'insegna del più totale do it yourself style: Ani gira gli States a bordo di un furgoncino, suonando ovunque ne abbia la possibilità, e vendendo direttamente le sue cassette. E proprio quando il passaparola delle radio indie la travolge decide di fondare la sua casa discografica, Righteous Babe. È il 1990, l'anno in cui esce il suo primo, omonimo, album e che soprattutto segna l'inizio di una straordinaria storia: ogni album di Ani (e la ragazza viaggia alla media di quasi uno all'anno) esce per la Righteous Babe e lei stessa ne cura ogni passaggio, dalla scelta dei pezzi a quella della cover, dal momento dell'uscita al circuito di distribuzione. "Not So Soft" del 1991 è l'inizio del suo culto, e il suo look fatto di piercings, tatuaggi e testa rasata diventa quello di rigore per tutti i suoi fan.
Anche le major cominciano a interessarsi alla ragazzina venuta dal nord, e dopo "Imperfectly" (1992) e "Puddle Dive" (1993) cominciano ad avanzare rischieste insistenti per un contratto. Ma Ani tira dritto per la sua strada, coinvolge le realtà di Buffalo nell'avventura Righteous Babe e continua a seguire il suo istinto live con oltre 200 date all'anno. È il passaparola, prima ancora che le chart si accorgano veramemente dei suoi album, a cementare lo zoccolo duro dei sui fan. "Out Of Range" è la rinascita del folk rock, con il suo mix di tradizione e stile metropolitano che porta i temi delle sue canzoni dalla dimensione della sua comunità a quella internazionale. I grandi media USA si accorgono di lei solo con "Not A Pretty Girls", quando Ani DiFranco è già diventata l'eroina di una nuova generazione. E il successivo "Dilate" ne è la conferma: ogni suo concerto è ormai sold out e per testimoniare le sue doti di performer nel 1997 esce il doppio dal vivo "Living In Clip".
Ani è un fiume in piena e continua a sfornare un album all'anno, quasi a segnare ogni suo minimo cambiamento interiore: con "Little Plastic Castle" la giovane arrabbiata comincia a lasciare il posto a una donna più matura e riflessiva come, dopo "Up Up Up Up Up Up" del 1998, testimonia "To The Teeth" del 1999 (e la partecipazione di Maceo Parker al sax). È come se Ani avesse preso maggior consapevolezza di se stessa, e avesse capito che non è solo scagliandosi contro le cose che non vanno che si possono risolvere: "Revelling / Reckoning" è lo specchio di queste due anime, quella veemente e aggressiva e quella pacata e riflessiva. Con "Evolve" si chiude un piccolo, intenso, tratto della sua carriera recente, quello cominciato con "Up Up Up Up Up Up", e con "Educated Guess" (in cui Ani suona tutti gli strumenti che si sentono sull'album) la folksinger di Buffalo sembra tornare a chiudere il cerchio con gli schemi, semplici e lineari, dei suoi esordi. Se morissi domani, vorrei che sulla mia tomba ci fosse scritto: Ani DiFranco, songwriter, music maker, storyteller, freak. Sono parole sue, e racchiudono il senso di tutta la sua intensa carriera come anche quello di "Knucke Down", l'album del 2005 con cui Ani DiFranco torna a collaborazioni stabili, come quella con Joe Henry per la produzione con il bassista Todd Sickafoose sul palco per ribadire ancora una volta che la sua dimensione è quella acustica dei cantautori.