Architecture In Helsinki

Architecture In Helsinki
  • Indie Pop, Indie Electronic, Alternative/Indie
  • Sei architetti del suono, apolidi e freakkettoni, scanzonati e irriverenti, capaci di costruire caleidoscopi [... altro]

Sei architetti del suono, apolidi e freakkettoni, scanzonati e irriverenti, capaci di costruire caleidoscopi sonori in forma canzone pop, ma pieni di sorprese sonore e ritmiche. Trombe e tromboni, chitarre e batteria, ma anche clarinetti e flauti dolci, sintetizzatori e glockenspiel, cori e urletti: tutto passa nel frullatore artistico di questa comune migrante di Melbourne, Australia, e quanto ne esce è sempre un pop ultramoderno. Ed è tutta opera di Cameron Bird, Jamie Mildren, James Cecil, Sam Perry, Gus Franklin e Kellie Sutherland in ordine sparso: suonano tutto loro, scambiandosi spesso gli strumenti e passando da uno all'altro con assoluta facilità.
La storia però è complessa tanto quando il nome (a proposito: è stato deciso a caso, urlando a squarciagola le più improbabili associazioni di parole): tutto nasce da Cameron Bird alla fine degli anni Novanta dalle parti di Carlton, Victoria: Bird e i suoi due amici Jamie Mildren e Sam Perry sono in una band garage, i Pixel Mittens, ma gli orizzonti della loro piccola cittadina sono troppo ristretti per fare fortuna e così decidono di migrare a Melbourne, dove la band finisce letteralmente in letargo per un po'. Nel 2000 Bird studia fotografia e conosce James Cecil, con cui si crea subito una connessione musicale proprio mentre Bird conosce a una festa Kellie Sutherland e la invita a suonare il clarino nella rinascente band che si rinchiude ai Supermelodyworld studios, in pratica lo studio di registrazione di James ricavato in una chiesa inutilizzata. Ma Bird deve partire, in vacanza, per Portland: una gran rottura, visto che i lavori per il primo album si interrompono. Ma anche una gran fortuna, perché Portland gli apre la mente e quando torna agli antipodi è ispiratissimo, ha tutto chiaro in testa e in sei giorni scrive praticamente tutte le canzoni dell'album di debutto "Fingers Crossed" che esce nel 2003 completato dall'arrivo nella band di Isobel Knowles, Tara Shackell e Gus Franklin.
Parte una girandola di live, spesso accanto a band che si sono già fatte un nome nel panorama indie (nel tempo saranno Death Cab For Cutie, Clap Your Hands Say Yeah, David Byrne, The Polyphonic Spree, Yo La Tengo e Belle & Sebastian) e gli Architecture In Helsinki fondano anche la loro label Tailem Bend per lavorare in assoluta autonomia al loro secondo album "In Case We Die", prodotto da The Carbohydrates (il nick del duo James Cecil e Cameron Bird quando si mettono alla produzione) e mixato da Tony Espie (The Avalanches, New Buffalo, Robert Palmer).
È un pieno di premi che però non frena l'esodo di Isobel Knowles e Tara Shackell dalla band per le consuete divergenze artistiche e creative: intanto gli AIH lavorano al remix "We Died, They Remixed" del loro ultimo album (con Hot Chip, New Buffalo, Safety Scissors, DAT Politics, Mocky e Isan) e a settembre 2006 la band annuncia di essere nuovamente al lavoro per il quarto album, il terzo in studio: dopo il warm up nel tour autunnale "Places Like This" è preceduto dal singolo "Heart It Races" e vede la luce a luglio del 2007.
Il 12 aprile 2011 la band pubblica il nuovo disco "Moment Bends", tra ritmi sincopati, indie rock e party music!