TRAIN

Genere: Rock TRAIN

Prendete due ragazzi, aggiungete loro delle voci potenti, mettetegli tra le mani una chitarra e il volante di un Dodge con cui girare in lungo ed in largo gli States tra coffe-house di basso profilo e palchi condivisi con Dave Matthews Band, Ben Folds Five e Collective Soul e vi troverete a raccontare la storia dei Train, fino [... continua]

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TRAIN: La biografia

Prendete due ragazzi, aggiungete loro delle voci potenti, mettetegli tra le mani una chitarra e il volante di un Dodge con cui girare in lungo ed in largo gli States tra coffe-house di basso profilo e palchi condivisi con Dave Matthews Band, Ben Folds Five e Collective Soul e vi troverete a raccontare la storia dei Train, fino a qualche anno fa appena noti per l’apparizione nella compilation dell'Aware Records ed ora conosciuti come la band di "Meet Virginia".
Sono gli ultimi mesi del 1993 quando Patrick Monahan lascia la cittadina di Erie, Pennsylvania, e si trasferisce a Los Angeles dove incontra gli Apostles, una band che sembra ormai aver chiuso la propria storia artistica. Il cantante/chitarrista Rob Hotchkiss e l’altro chitarrista Jim Stafford hanno infatti già preso strade diverse, quando Hotchkiss propone a Monahan di fomare un band di due soli elementi.
Il duo si trasferisce nella più tranquilla e rilassata atmosfera di San Francisco, e dopo alcune apparizioni in club di bassa lega decidono di formare una band a tutti gli effetti. E così richiamano gli ex Apostles Stafford e Charlie Colin (basso), che porta in dote il suo migliore amico, il batterista Scott Underwood.
La Columbia Records si dimostra da subito molto interessata al sound del gruppo e, con una inusuale strategia cooperativa, affidano Monahan e soci all’etichetta indipendente Aware Records, per farli crescere naturalmente e senza pressioni.
Dopo uno showcase per la Columbia nel 1996 a New York, l’anno successivo i Train si imbarcano in un tour vero a proprio aprendo per artisti come Blues Traveler, Barenaked Ladies e Counting Crows, riuscendo addirittura a registrare il tutto esaurito al prestigioso Fillmore di San Francisco.
Nel 1998 esce finalmente il loro omonimo album di debutto, prodotto dalla band e da Curtis Mathewson, che nell’estate successiva rimane per quattro settimane alla nr. 1 della Billboard chart. È l’estate di "Meet Virginia", che sfiora la top ten e il cui video (protagonista la bellissima Rebecca Gayheart) finisce in heavy rotation per oltre quattro mesi su VH1, la tv musicale ‘sorella maggiore’ di MTV. Grazie anche al successo del primo singolo “Free”, “Train” conquista nel 2000 il disco di platino.
Due anni on the road e un milione di copie vendute stancherebbero e appagherebbero chiunque. Ma non i Train che a fine 2001 trovano il tempo per una pausa nel loro interminabile tour e registrano il loro secondo album “Drops Of Jupiter”, una sapiente mistura di riff chitarristici, sonorità eclettiche, rock e melodia prodotto da Brendan O’Brien (Bruce Springsteen, Aerosmith, Pearl Jam, Rage Against The Machine, Paul Westerberg, Neil Young e Stone Temple Pilots, tanto per fare qualche nome ...).
Il singolo “Respect” esce su “Songs From Dawson's Creek Vol.II” mentre il gruppo registra la cover di "Light My Fire" per il tributo ai Doors “Stoned Immaculate” e Pat canta addirittura "Love Me Two Times" con i Doors per un programma di VH1 dedicato allo storico gruppo di Jim Morrison.
Ma è la title track "Drops Of Jupiter (Tell Me)," che li fa diventare i beniamini della rotazione di MTV e scalare diverse Billboard charts. 53 settimane tra le Hot 100, un Best Rock Song Grammy ed il secondo disco di platino della loro carriera sono il biglietto da visita con cui sbarcano in Italia nel 2002 per un’unica data live all’Alcatraz di Milano.
“My Private Nation” del 2003 è l’album della definitiva maturazione spirituale e culturale della band. Grazie anche alla produzione di Brendan O'Brien, alla registrazione del leggendario Bob Ludwig ed agli arrangiamenti di Paul Buckmaster la band arriva ad una notevole consapevolezza del proprio sound, esplorando nei testi di Monahan tutti gli angoli dell’umana vulnerabilità. “My Private Nation parla di me e della mia band, di me e della mia generazione” ha dichiarato Pat Monahan “Vorrei che ci fosse un momento in cui qualcuno, pensando alle canzoni di questo album in un momento particolarmente difficile, trovasse la forza per prendere una decisione che non avrebbe preso altrimenti”.

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