RADIOHEAD

Genere: Rock RADIOHEAD

"Esci dal sonno e asciugati le lacrime, che oggi scappiamo".
Ecco il biglietto da visita di 5 ex studentelli inglesi che si faranno salutare come il futuro del Rock con tre anni di anticipo sul 2000. La canzone si chiama "Exit Music (For A Film)", i ragazzi arrivano da Oxford (terra natale di Ride e [... continua]

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RADIOHEAD: La biografia

"Esci dal sonno e asciugati le lacrime, che oggi scappiamo".
Ecco il biglietto da visita di 5 ex studentelli inglesi che si faranno salutare come il futuro del Rock con tre anni di anticipo sul 2000. La canzone si chiama "Exit Music (For A Film)", i ragazzi arrivano da Oxford (terra natale di Ride e Supergrass), viaggiano sotto il nome Radiohead e sono i ministri degli esteri dell'universo no global: ma una volta non era così.
Allora facciamo un passo indietro.
La preistoria dei Radiohead parte nel 1988 da un gruppo chiamato On A Friday (provavano sempre al venerdì) sboccia nel mondo accademico mescolando visioni, disciplina e originalità. A questo aggiungete la sciamanica voce del signor Thomas Edward Yorke (ex impiegato in un ospedale psichiatrico)... e otterrete la combinazione che sbancherà la discografia di fine millennio. Thom è un personaggio precoce: a otto anni gli regalano una chitarra, lui decide di fondare una band e in pieno periodo punk si unisce ai TNT per cantare. Ben presto conosce Ed O'Brien e Colin Greenwood, appassionati fan di Smiths e Joy Division. È nato il nucleo originario e basta poco per catturare l'attenzione dei due tasselli mancanti: Philip James Selway, batterista con i medesimi gusti musicali, e Jonny, fratello minore di Colin, grande appassionato di jazz, disposto a tutto pur di entrare nella band. La prima formazione degli On A Friday annovera anche una coppia di sorelle-sassofoniste: una band di studenti fuori dagli schemi e ancora lontana dal primo contratto discografico con la EMI, che arriva nel 1991 al termine dell'università. Liquidata la sezione fiati (estate '91), il gruppo cambia nome ispirandosi a un brano dei Talking Heads e parte alla conquista del mondo: nel 1992 viene pubblicato il debut-single "Creep", che entra nella Top 10 UK, sfonda negli Usa e diventa un inno generazionale, trascinando il primo trentatré, "Pablo Honey" che vende 2 milioni di copie in tutto il mondo.
Il secondo disco, registrato nei mitici Abbey Road Studios di beatlesiana memoria e intitolano "The Bends", conferma il talento dei cinque e segna l'inizio della fortunata collaborazione col geniale produttore Nigel Godrich (è lui a mixare "Black Star").
Passano due anni e la storia si ripete: il Giappone è il primo paese a salutare l'uscita di "OK Computer" (1997), che il New Musical Express definirà "uno dei più grandi album a memoria d'uomo". I singoli estratti, "Paranoid Android", "Karma Police" e "No Surprises", conquistano il grande pubblico, e "Exit Music (For A Film)" accompagnerà veramente i titoli di coda su "Romeo + Giulietta", diretto dal visionario Baz Luhrmann.
I Radiohead sono entrati nella leggenda. Ricevono un Grammy per la migliore performance alternativa (1998), pubblicano la videocollection "Meeting People Is Easy" (1999) e sfruttano la fama per sostenere cause umanitarie. Dopodiché, silenzio assoluto: i Radiohead scompaiono.
C'è chi parla di crisi, addirittura di scioglimento: molto più semplicemente i cinque di Oxford stanno prendendo tempo per finire al meglio "Kid A", che esce nell'autunno del 2000, preceduto da un breve tour estivo di anteprime, il primo dopo due anni.
"Kid A" apre un nuovo corso nella carriera dei Radiohead e spiazza pubblico e critica mescolando psichedelia, jazz, sovraincisioni, musica classica, ambient e alchimie sonore che destrutturano la forma-canzone dei precedenti LP. Sommateci il fatto che il disco non comprende né singoli né video (la promozione è affidata ai "blips", 10-40 secondi di animazioni programmate via Internet e TV) e otterrete il vero shock musicale di inizio millennio. Alcuni fans storcono il naso e aspettano con ansia il follow-up, che vede la luce dopo appena 6 mesi col titolo "Amnesiac" e viene annunciato come il ritorno alle schitarrate delle origini. Ma Nigel Godrich frena gli entusiasmi e avverte che si tratta delle medesime session di "Kid A". Infatti non cambia niente, o quasi: nel senso che sono tornati i singoli (l'onirica "Pyramid Song" e "Knives Out") ma la sperimentazione è il vero asse portante per le svisate jazz di "Life In A Glass House", le voci campionate in "Dollars And Cents", e i drumbeat su "Packt Like Sardines In A Crushd Tin Box", i tre episodi più caratteristici. Ovviamente senza dimenticare "Like Spinning Plates", di cui si conserva una straordinaria versione dal vivo per piano e voce nell'EP "I Might Be Wrong: Live Recordings", uscito a dicembre 2001 per suggellare (e archiviare?) la svolta ricercata del gruppo.
Poi i Radiohead voltano pagina.
Il ritorno al classico suono rock è sancito nel 2003 con "Hail To The Thief", il disco numero sei, il quarto consecutivo a debuttare al numero uno in Gran Bretagna, promosso da un tour internazionale che dura un anno intero. L'uscita successiva è l'EP "COM LAG (2plus2isfive)" (2004), che raccoglie le B-side di "Hail To The Thief", dopo la quale la band si prende una lunga pausa da dedicare alla vita privata e ai progetti solisti. Thom, in particolare, debutta nel 2006 come solista con "The Eraser", album molto apprezzato dalla critica.
Nel frattempo, le nuove canzoni iniziano a vedere la luce e vengono incluse nella scaletta dei concerti del tour europeo e nordamericano della seconda metà dell'anno, prima della conclusione della lavorazione, nel giugno 2007. Con "In Rainbows", ecco la sorpresa: il CD è scaricabile su un sito creato appositamente e ogni utente può decidere liberamente il prezzo che vuole pagare. Le cifre ufficiali non vengono rivelate, ma si vocifera che nel solo giorno di uscita siano stati effettuati 1.200.000 download. Nel dicembre dello stesso anno, poi, viene pubblicata una seconda versione chiamata "discbox" che include un secondo CD contenente 8 canzoni, un'edizione in vinile e un artbook. Il disco è apprezzato dalla critica per il ritorno a uno stile più accessibile, in cui trovano spazio le chitarre degli esordi e anche alcune scorribande pop, oltre che per la cura nei testi.
Il 2008 vede la band tornare sul palco per un tour mondiale che prende il via a maggio.

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