ZEBDA

Genere: Rock ZEBDA

Sono figli della medesima Francia meticcia da cui sono nati Mano Negra, Négresses Vertes e Manu Chao. Una genealogia musicale tanto precisa quanto indefinibile se non con il termine patchanka inventato proprio dai Mano Negra. Una miscela di culture, sapori, suoni, odori che fermenta nelle banlieu francesi negli anni [... continua]

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ZEBDA: La biografia

Sono figli della medesima Francia meticcia da cui sono nati Mano Negra, Négresses Vertes e Manu Chao. Una genealogia musicale tanto precisa quanto indefinibile se non con il termine patchanka inventato proprio dai Mano Negra. Una miscela di culture, sapori, suoni, odori che fermenta nelle banlieu francesi negli anni novanta, tra crossover musicale e impegno politico, atmosfere reggae e appoggio ai sans papier, sonoritŕ rock e opposizione al Front National, ritmi latini e denuncia del sistema carcerario, musica popolare e miserie sociali, rap, ska e rivendicazione del diritto ad esprimersi.
Sono i Zebda, ribelli danzanti e barricaderi di Tolosa che dai primi anni novanta hanno venduto oltre un milione di dischi in tutta Europa inseguendo il sogno di veder nascere, tra i rottami delle macchine abbandonate ai piedi dei grandi casermoni popolari, i fiori di un mondo libero, tollerante e democratico.
Una storia ibrida, meticcia e bastarda quanto la musica che incendia i loro concerti. I Zebda, che in arabo significa burro, nascono quando Magyd Cherfi, animatore di un gruppo di quartiere di Tolosa, cerca musicisti per un video e si rivolge ai vecchi amici di liceo Joël Saurin, bassista, Pascal Cabero, chitarrista, e Vincent Sauvage, batterista. Magyd impugna il microfono e chiama due coristi a sostegno, i fratelli Amokrane, Mustapha e Hakim.
L’avventura dei Zebda Bird (il primo nome della band) dura il tempo del video, ma nel 1988 il collettivo si riunisce per un vero progetto musicale. Un mix stilistico che infiamma animi e corpi durante le numerose esibizioni live che nel 1990 escono dai confini francesi per arrivare anche in Italia e Inghilterra.
Nel 1991 al gruppo si unisce Rémi (tastiere, fisarmonica e sampler) e comincia il lavoro per il primo album “L'Arčne Des Rumeurs”, un disco che subito scatena polemiche per la copertina con l’immagine di un giovane palestinese munito di lanciapietre. Un disco che non passa inosservato per la sua miscela vorticosa e caleidoscopica di rap, rock, reggae, hip hop, dub, ska, punk, stili arabi, spagnoli e gamaicani orchestrata da Peter Murray (Pogues e Négresses Vertes tra i suoi lavori precedenti). Uno stile meticcio a sostegno della critica feroce ai massmedia giŕ sferrata da gruppi come Massilia Sound System e Fabulous Trobadors.
Il lavoro dei Zebda sul terreno sociale č il nutrimento dei loro testi, che nell’album “Le Bruit Et L'Odeur” del 1995 affondano la denuncia nelle piaghe delle ineguaglianze, delle discriminazioni e del razzismo che serpeggiano nella Francia di quegli anni. Il titolo del disco richiama senza veli un discorso di Jacques Chirac del 1991 che viene estratto, campionato e inserito nell’album parola per parola. Mediatizzate quando ormai sembravano dimenticate, le parole del presidente della repubblica francese scatenano un pandemonio di polemiche e la Francia finalmente scopre un gruppo impegnato senza compromessi sul fronte anti razzista. Č il loro primo vero grande successo.
Ma gli Zebda non dimenticano l’azione militante. Nel 1997 fondano l’associazione Tactikollectif che pubblica l’album autoprodotto “Motivés” con dieci canzoni di lotta dalle origini le piů diverse.
Č il momento piů intenso della loro carriera. Nel 1999 esce “Essence Ordinaire”, un lavoro mixato negli Stati Uniti con l’aiuto di Nicholas Sansano che marca ancor di piů il miscuglio di generi grazie ai samples di musica orientale.
L’album č una critica a muso duro allo spirito che a distanza di un anno dai Campionati Mondiali del 1998 regnava ancora in Francia. Lo spirito di chi si scopre meticcio, interrazziale e multiculturale solo quando si tratta di sostenere Zidane. Il successo di “Tomber La Chemise” frutta alla band un disco di platino per le 600.000 copie vendute, il tutto esaurito allo Zénith di Parigi dopo un lunghissimo tour promozionale e il premio Victoire de la Musique come miglior gruppo dell’anno.
Coinvolti a tutto campo nella campagna sociale Motivé-e-s da loro promossa, con la candidatura alle elezioni municipali di Tolosa, solo nel 2001 i Zebda trovano il tempo per tornare in studio e lavorare al loro quarto lavoro. “Utopie D'Occase” prende forma tra Carpentras, Caraman, Tolosa e New York, sempre con la collaborazione di Nick Sansano ed esce nell’Agosto del 2002. L’ambivalente titolo (utopia usata o utopia occasionale) apre un disco pervaso da un maggior umor nero nei testi, sempre poetici, e con la solita diversitŕ musicale dominata con non mai, tra malinconia e voglia di fare festa, rivolta e meditazione, anche grazie agli innesti della sezione archi diretta da Alain Moglia, dell’Orchestra da camera nazionale di Toulouse, tra sventagliate di fisarmonica e tempeste di sonoritŕ elettriche.

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