COCHI E RENATO

Genere: Pop COCHI E RENATO

Cochi e Renato stravolsero il mondo del cabaret grazie alla comicità dirompente e surreale dei loro sketch e delle loro canzoni. Insieme a Jannacci formarono uno dei sodalizi artistici più innovativi e produttivi degli anni '60 e '70 diventando prima un fenomeno di massa e poi un riferimento assoluto per le generazioni di [... continua]

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COCHI E RENATO: La biografia

Cochi e Renato stravolsero il mondo del cabaret grazie alla comicità dirompente e surreale dei loro sketch e delle loro canzoni. Insieme a Jannacci formarono uno dei sodalizi artistici più innovativi e produttivi degli anni '60 e '70 diventando prima un fenomeno di massa e poi un riferimento assoluto per le generazioni di comici successive.

Gli esordi
Renato Pozzetto nasce a Laverno (Varese) nel 1940 da genitori non certo benestanti (il padre è impiegato e la madre casalinga). Durante la Seconda Guerra Mondiale si trasferisce a Germanio, sulle rive del Lago Maggiore, per sottrarsi ai bombardamenti. Qui, tra gli altri sfollati, viene a vivere proprio di fronte a casa sua un bambino di qualche mese più piccolo (1941) con il quale stringerà un’amicizia profonda, destinata (tra alti e bassi) a sfidare i decenni: Aurelio Ponzoni, in arte Cochi.
Renato torna a Milano alla fine della guerra e va ad abitare in un quartiere popolare di case di ringhiera. Si iscrive al liceo Carlo Cattaneo, prende il diploma di geometra e comincia a lavorare in una ditta di impianti di riscaldamento.
Insieme all’amico Cochi, frequenta locali e osterie esibendosi in divertenti duetti chitarra-voce. Le loro performance intrattengono soprattutto i clienti dell’Osteria dell’Oca d’Oro e della vicina galleria d’arte notturna La Muffola, di Tinin Mantegazza. Quest’ultimo, nel ’63, apre un locale vero e proprio, il Cab 64, e ovviamente invita Cochi e Renato a esibirsi. La popolarità crescente li porta ben presto al famoso locale milanese Derby Club di Andreasi, Lauzi, Toffolo e soprattutto di Enzo Jannacci. Quest’ultimo, in particolare, crede profondamente in loro, tanto da creare di lì a poco un sodalizio artistico tra i più dirompenti e innovativi della storia del cabaret. E proprio grazie all’apporto di Jannacci, nasce quel mix di comicità surreale e irresistibile e di canzoni orecchiabili ed esilaranti che decreta il loro successo su larga scala.
Una Serata Con Cochi E Renato”, il primo LP, viene registrato dal vivo al Derby e include due tra i più memorabili brani della coppia: “A Me Mi Piace Il Mare” e “La Gallina”.

Il successo
Cochi e Renato diventano in breve tempo un fenomeno di massa (anche se ancora limitato alla sola Milano), tanto che persino la Rai se ne accorge. Grazie al fiuto di Gino Bramieri, nel 1968 i due appaiono, con un buon livello di gradimento, prima in Batto Quattro poi ne Gli Amici Della Domenica. L’anno successivo è la volta del Cantagiro, poi, nel ’71, del Il Buono E Il Cattivo. Ma il largo successo di pubblico arriva soltanto nel 1973 con Il Poeta E Il Contadino, trasmissione cult che vede la partecipazione ai testi di Beppe Viola. Dello stesso anno è il loro secondo album (omonimo rispetto alla trasmissione televisiva) firmato quasi interamente da Ponzoni, Pozzetto e Jannacci. A parte qualche riproposizione, come “A Me Mi Piace Il Mare” e “La Gallina”, l’LP è caratterizzato da brani originalissimi e deliranti come “Canzone Intelligente” (la frase “lo sciocco in blu” diventerà un vero e proprio tormentone), “El Porompompero” e “Come Porti I Capelli Bella Bionda”.
Nel ’74, dopo l’esordio cinematografico di Renato in "Per Amare Ofelia" (di Flavio Mogherini), i due vengono chiamati nella trasmissione Canzonissima, presentata da Raffaella Carrà. L’impatto con una così vasta platea (all’epoca la trasmissione vantava una audience di ben 22 milioni di spettatori) porta popolarità e la definitiva consacrazione, ma anche critiche feroci di quella parte di pubblico (nutrita peraltro) non ancora pronta ai loro dirompenti “vaneggiamenti surreali”. Nemmeno il rapporto con la Carrà risulta privo di aspetti polemici, tanto che la loro decisione di registrare gli sketch in separata sede offende la presentatrice. In realtà si tratta di una banale mancanza di tempo (e di esperienza) che viene pagata con una cocente delusione.
Quanto al nuovo disco (‘74), motivi come “E La Vita, La Vita”, che dà il nome all’LP, e sketch come “Supermarket” (“tacchi, datteri e dadi” diventa un altro motto esiziale) diventarono in un attimo classici intramontabili destinati a rimanere nella memoria degli italiani per sempre. Il successo del disco è clamoroso.

Il richiamo del cinema. Eppure, nel momento di maggiore popolarità della coppia, il cinema fiuta l’enorme potenziale rappresentato dall’elemento di spicco della coppia: Renato Pozzetto. È l’inizio del distacco tra i due cabarettisti, che presto sceglieranno strade diverse. Per Renato comincia un periodo d’oro che gli farà girare ben 13 film tra il 1975 e il 1978, per Cochi una carriera teatrale lontano dai riflettori. Ci sarà ancora tempo però, nel 1976, per un ultimo Lp nato sulla falsariga di "Sturmtruppen" (regia di Salvatore Samperi). Il titolo è “Ritornare Alle 17”.
Tuttavia, prima della “separazione delle carriere”, Cochi e Renato girano insieme alcuni film di un certo successo. "Saxofone", dello stesso Renato Pozzetto (che registra un fiasco clamoroso), "Tre Tigri Contro Tre Tigri", di Sergio Corbucci, "Luna Di Miele In Tre", di Carlo Vanzina e il citato "Sturmtruppen". "Io Tigro, Tu Tigri, Egli Tigra", di Giorgio Capitani (1978) produce invece l’ultimo 45 di successo della coppia: “Lo Sputtanamento”, della premiata ditta Jannacci-Ponzoni-Pozzetto.
Negli anni successivi Renato Pozzetto girerà numerosi film che gli porteranno grandi soddisfazioni economiche ma pochi riconoscimenti da parte della critica. Citiamo per esempio, "La Casa Stregata", "Mani Di Fata" (1984), "Il Ragazzo Di Campagna", "Lui è Peggio Di Me", con Adriano Celentano, "Sette Chili In Sette Giorni" (1986), con Carlo Verdone, e "Roba Da Ricchi" (1987).
Poi finalmente nell’87 esce "Da Grande", diretto da Franco Amurri. In questo film Renato pozzetto offre senza dubbio la migliore interpretazione della sua carriera e mette d’accordo, per una volta, critica e pubblico. Non pago, Pozzetto gira subito dopo "Burro", scritto dal grande Tonino Guerra.
Ma è una breve parentesi: con "Le Comiche" (1990), girato con l’amico Paolo Villaggio, comincia a detta di molti la sua parabola discendente che dura per tutti gli anni Novanta e si conclude con un sostanziale ritiro dalle scene.
È la fine di una storia? Tutto sembra farlo intendere, eppure, appena un millennio dopo (siamo nel 2000) Renato pozzetto ritorna sulle scene in coppia con l’amico di sempre Cochi Ponzoni.
Cochi e Renato girano insieme prima la serie tv in dodici episodi Nebbia in Val Padana, poi si esibiscono in teatro con Nonostante La Stagione. Nel 2005 la coppia comica più famosa d’Italia è stata ospite d’eccezione del programma Zelig Circus, di Claudio Bisio. È un ritorno acclamatissimo: il pubblico li riconosce come grandi del cabaret, e i loro colleghi più giovani li venerano come guru della comicità e modelli a cui ispirarsi. Capelli grigi, pance gonfie, ma la stessa vena surreale di sempre, aggiornata ai vizi dell'Italia del terzo millennio: e graffia ancora.

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