Beth Orton

Beth Orton

La prima cantautrice trip-folk nella storia della musica.
Beth Orton è un mix tra la bellezza appassionata della tradizione folk-acustica e la modernità dell'elettrobeat tendente al trip-hop.
Nata a Norwich, Inghilterra, nel dicembre del 1970, Beth Orton debutta al 50% con William Orbit: lui è l'altra metà del duo Spill, un progetto spot creato per incidere la cover di John Martyn "Don't Wanna Know About Evil". Il sodalizio con Orbit prosegue fino al 1993 e all'LP "Strange Cargo 3", nel quale Beth compone e canta il brano "Water From A Vine Leaf".
A novembre dello stesso 1993 arriva anche la prima vera e propria prova solista: si tratta dell'album "SuperPinkyMandy", pubblicato solo in Giappone e diventato col tempo un pezzo da collezione.
Sia come sia, dopo aver lasciato Orbit la cantautrice mette insieme il primo gruppo tutto suo, i Red Snapper, e pubblica i singoli "Snapper" e "In Deep".
Con questo tipo di backgruond l'unica cosa che manca alla definitiva affermazione musicale è l'incontro con la persona giusta. In questo caso le persone giuste sono due: nel 1995 Beth incontra i Chemical Brothers e incide le parti vocali di "Alive: Alone", ultima traccia sull'album di debutto dei Fratelli Chimici ("Exit Planet Dust"). Da lì in avanti la strada è tutta in discesa: Beth mette assieme una band di supporto ingaggiando Ali Friend (basso), Ted Barnes (chitarra), Lee Spencer (tastiere) e Wildcat Will (batteria) e nel 1996 pubblica l'EP di debutto, "She Cries Your Name". Nello stesso anno arriva il disco vero e proprio: "Trailer Park", un capolavoro di elettronic-folk in parte prodotto da Andrew Weatherall e splendidamente recensito dalla stampa specializzata.
Ci sarebbe di che concedersi una meritata vacanza e invece no, perché nello stesso anno Beth Orton lavora anche nella direzione di sonorità più soul e jazz. Il risultato è l'EP "Best Bit", che rivaleggia con l'album d'esordio in quanto a qualità e bontà delle recensioni, e che vanta un paio di duetti con la leggenda del folk-jazz Terry Callier.
Due anni dopo la critica non sa più che superlativi utilizzare, perché l'attesa uscita dell'album "Central Reservation" conferma in pieno le aspettative (enormi) e consente a Beth Orton di asciugare la sua musica, soprattutto in direzione di un più contenuto utilizzo delle sonorità elettroniche. Gli anni seguenti premiano tutto ciò con un significativo allargamento della fanbase a suon di videoclip, concerti in giro per l'Europa e ristampe dell'ultimo disco.
Dopo tre anni divisi fra live, ospedale (Beth è affetta dal morbo di Chron, una malattia cronica allo stomaco), riposo e studio di registrazione, nel luglio del 2002 viene pubblicato "Daybreaker": il terzo album viene salutato dalla critica come una nuova fase nella maturazione artistica dell'autrice e si avvantaggia di illustri collaboratori come Ben Watt, William Orbit, Johnny Marr, Emmylou Harris, Ryan Adams e i Chemical Brothers (con i quali Beth Orton non ha mai smesso di collaborare).
Tempo meno di un anno e il 2003 regala ai fan vecchi e nuovi ben 2 chicche. La prima s'intitola "The Other Side Of Daybreak" ed è un'antologia di inediti, remix, cover e rarità live. La seconda chicca è "Pass In Time: The Definitive Collection", un doppio album in forma di greatest hits che riesce nell'impresa di rendere giustizia alla multiforme produzione musicale di Beth Orton.
Per rivederla al lavoro su materiale originale bisogna aspettare l'estate del 2005, quando in due settimane mette su nastro i 14 brani che compongono "Comfort Of Strangers" (che esce a febbraio 2006). Il disco pigia l'acceleratore sull'anima folk di Beth Orton, include alcuni pezzi già presentati nei più recenti live e si avvantaggia della presenza di Jim O'Rourke nei panni del produttore.