Beverley Knight

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Beverley Knight

Una voce imponente per una grande artista che non ha fretta. Cresciuta a Wolverhampton, in Inghilterra, Beverley inizia a cantare a scuola e nel coro della parrocchia. Il suo singolo di debutto – "Flavour Of The Old School" – riesce ad entrare nella top 40 inglese. A ruota segue un album completo – "B-Funk" – un disco dai forti contenuti soul che riscuote molti pareri favorevoli da parte di critica e pubblico.
Tra i riferimenti musicali di Beverley Knight convivono Annie Lennox, Aretha Franklin, Chaka Khan: diverse tra loro ma tutte con gli attributi del talento puro, donne di sostanza più che di immagine, donne che da sempre cercano il contatto con il pubblico. Come ama fare anche Beverley.
Per il secondo album bisogna attendere tre anni: è il 1998 quando viene pubblicato "Prodigal Sista" e questa volta l'accoglienza è ben diversa. "Sista Sista", "Made It Back", "Rewind" e "A.W.O.L" sono le hit che trascinano la sua autrice al trionfo dei MOBO Awards del 1999: alla fine Beverley Knight si aggiudica il premio per il miglior album, per il miglior artista R&B e la nomination per la miglior artista femminile.
Durare nel tempo come le sue beniamine, questo si prefigge Beverley, oggi esponente di spicco dell'R&B made in UK con le idee chiare sul suo futuro: non deve seguire le orme di molti colleghi che ottengono un grosso ma effimero successo e poi risultano bruciati per sempre.
Questo il Beverley-pensiero a riguardo:"La mia sensazione è che quando qualcuno o qualcosa è super hot, molto presto diventa freddo. Preferisco vedermi come una sorta di calorifero, che tranquillamente mantiene un regolare ma intenso calore!”
Proprio per questo dopo il promettentissimo "Prodigal Sista" Beverley evita di battere il ferro caldo e osserva una lunga pausa di riflessione, durante la quale continua però ad esibirsi dal vivo ovunque e comunque.
Il 29 aprile del 2001 si tiene a Londra uno storico concerto per celebrare il South Africa Day. Il nome di Beverley Knights è in cartellone, durante lo show duetta con mostri sacri del calibro di R.E.M., David Bowie e Jamiroquai. Dopo quella fantastica esperienza, in cui Beverley conosce Nelson Mandela, si aprono nuove strade: lo stesso Jay Kay propone alla 'sista' di partecipare a due brani del suo album “A Funk Odyssey” (“Love Foolosophy” e “Main Vein”) e di aprire i concerti estivi del tour europeo e britannico del suo gruppo.
Nel marzo del 2002, dopo 4 anni, arriva finalmente la pubblicazione del suo terzo album, “Who I Am”, anticipato dal singolo “Get Up!”. Intorno all'album c'era molta attesa: il disco entra nelle charts inglesi al numero sette, ci rimane per molte settimane e ne vengono estratti altri tre fortunati singoli (tra cui "Gold" e "Shoulda, Woulda, Coulda").
Il disco include canzoni scritte e registrate in collaborazione con nomi ai vertici dell'industria britannica - D-Influence, Dodge and C –Swing - e statunitense: Craig Wiseman (vincitore del Country Music Award) che ha co-scritto il classico "Shoulda Woulda Coulda" e James Poyser che ha lavorato con D'angelo e Lauryn Hill, i numeri uno dell'R&B negli Stati Uniti. Che probabilmente sono anche la prossima, logica tappa della carriera di Beverley.