Big Country

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In A Big Country

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Big Country

Chi sono i Big Country? Risposta: uno dei grandi gruppi degli anni ottanta, di quella nuova (allora!) generazione rock che ha cercato di concepire la musica come il luogo di manifestazione di una passione per tutto ciò che è umano, dalla politica all'impegno civile ai sentimenti. Si è parlato, all'epoca, di una triade della passione: U2 (Irlanda), Alarm (Galles) e Big Country (Scozia), e se al momento attuale questi ultimi due nomi possono risultare non evocativi, bisogna ricordare che c'è stato un periodo in cui non veniva percepita differenza di livello tra queste formazioni. Anzi, occorre far notare che se certamente i primi due album degli U2 sono pietre preziose ancora allo stato grezzo, le due realizzazioni coeve dei Big Country ci mostrano un'energia pura cristallizzata in una forma perfettamente compiuta. Lo scultore, per entrambe le band, è Steve Lillywhite, produttore che ha saputo creare atmosfere e suoni che sono rimasti nel tempo soprattutto attraverso questi dischi (ma anche altri di artisti come i Simple Minds, Peter Gabriel, i Rolling Stones…)
Stuart Adamson (voce e chitarra), Bruce Watson (chitarra), Tony Butler (basso) e Mark Brzezicki (batteria) incidono il loro primo LP nel 1983. “The Crossing” è un album con brani di grande presa che richiamano tradizioni celtiche, costruito su un tessuto di chitarre elettriche che riescono a riprodurre la stessa sensazione che si prova ascoltando un esercito di cornamuse scozzesi. Toni epici anche per i testi, che rivelano un vero talento poetico riproposto con eguale intensità nel secondo album.
“Steeltown” (1984) rappresenta forse l'apice della produzione dei Big Country, con suoni che riescono ancora a salire di livello, chitarre incandescenti che si danno battaglia e base ritmica di impressionante potenza. “The Flame Of The West”, “Where The Rose Is Sown”, “Come Back To Me” e “Just A Shadow” sono gli episodi migliori di questo LP, che consacra definitivamente il gruppo. Una serie di tour in tutta Europa rende leggendaria la presenza sul palco di Adamson e soci, che possono contare su un seguito fedele e numeroso.
La terza realizzazione (The Seer”, 1986), forse un po' sottotono rispetto alle perle precedenti, ottiene un forte riscontro di pubblico grazie a un singolo come “Look Away”, ma inaugura una lunga stagione di blocco creativo. Gli album successivi, infatti, da “Peace In Our Time” (1988) a “Why The Long Face?” (1995), mancano se non dell'energia (testimoniata dai molti live registrati in questo periodo), dell'ispirazione originaria. Nel 1999, dopo vari anni di silenzio, esce “Driving To Damascus”, ottavo lavoro in studio del gruppo.