Big Star

Big Star

L'emblema della power pop band americana. Due brevi e intermittenti stagioni di vita, pochi album distillati con cura e tra mille problemi, eppure i Big Star sono tra i più influenti gruppi di tutta la storia del rock'n'roll su entrambe le coste dell'Oceano Atlantico: senza i loro seminali dischi non esisterebbero, per loro stessa ammissione, gruppi fondamentali come R.E.M., Replacements, Teenage Fanclub o Jesus And Mary Chain. Mitici e di culto, i Big Star hanno il merito di aver importato nella versione americana l'eredità della British Invasion, dalle melodie dei Beatles alle chitarre degli Who fino ai Byrds, e di averle piegate a un estetica più energica che aprirà nuove e inesplorate strade del pop rock.
La storia dei Big Star comincia a Memphis, nel 1971, con gli Ice Water: è la prima band formata dal cantante e chitarrista Chris Bell con l'altro chitarrista Steve Ray, il bassista Andy Hummel e il batterista Jody Stephens. Quando Steve Ray lascia la band dopo breve tempo, al suo posto arriva Alex Chilton, il già vocalist dei Box Tops che ad appena 16 anni ha sfondato le chart con il classicissimo "The Letter" (1967).
Chilton è appena tornato a Memphis da New York dove ha tentato di costruirsi una carriera solista, e conosce Bell dai tempi della scuola, quando suonavano assieme in una cover band. Con il suo arrivo gli Ice Water cambiano il nome in Big Star (dal nome di una catena di supermarket della zona di Memphis) e si chiudono immediatamente negli Ardent Studios dove di tanto in tanto Bell lavora come tecnico del suono e chitarrista di supporto ad altre band: il loro "# 1 Record" è la tavola della legge del power pop, ma sarà purtroppo un disco sfortunato. Problemi di distribuzione con la Ardent (una nuova label costola della Stax) lo tolgono ben presto dagli scaffali e dalla possibilità di raggiungere il grande pubblico. Non bastassero questi problemi, anche all'interno della band cominciano le frizioni tra Bell e Chilton: il primo vuole una band soprattutto da studio, il secondo vorrebbe un progetto soprattutto live; Chilton ha già un passato e un successo clamoroso alle spalle, e questo toglie luce al ruolo di Bell all'interno della band che lui ha formato. Alla fine, nel 1972, Bell saluta e lascia i Big Star: proverà la carriera solista, con un unico grande successo ("I Am The Cosmos") prima di perdere la vita nel 1978 nel corso di un incidente stradale (a lui sarà dedicata la compilation del 1992 "I Am The Cosmos").
Con l'uscita di Bell i Big Star rimangono per un certo periodo in tre e dopo l'uscita di "Radio City" procedono allo scioglimento: il loro capolavoro (compreso il pezzo più celebre della loro discografia "September Girls") potrebbe essere il canto del cigno di una band che con un solo disco ha saputo creare un genere, anche perché pure in questo caso insormontabili problemi di distribuzione e con la casa discografica nascondono ben presto l'album ai fan e i Big Star alla notorietà. Hummel annuncia poco dopo la sua uscita dalla band, Chilton e Stephens reclutano John Lightman per una manciata di date live da tenere sulla East Coast e per tentare di mettersi al lavoro per un nuovo disco. Ma la frustrazione di Chilton circa la creazione di un nuovo album è tale da portarlo praticamente a sabotare la propria band e solo nel 1978, dopo la morte di Bell, uscirà un disco dalla storia travagliata: a seconda delle nazioni il titolo sarà "Third Lovers" oppure "Sister Lovers" e per lungo tempo circoleranno copie pirata con scalette difformi e versioni diversissime della registrazione.
Tuttavia proprio questa circolazione sotterranea del loro ultimo e controverso lavoro contribuisce a creare il mito dei Big Star. Nel 1993 ci pensano proprio due tra i nipotini musicali della band a favorire la reunion: Jonathan Auer e Ken Stringfellow dei Posies lavorano ai fianchi Chilton e Stephens per convincerli a ritornare con loro sul palco per un concerto alla University del Missouri: ne uscirà un live per la Columbia e soprattutto, nella sorpresa dei fan e della stessa band, pure un tour europeo e giapponese al termine del quale il silenzio torna di nuovo e rumorosamente a circondare la band. Sembrerebbe la seconda fine e invece dopo 12 anni di vuoto i Big Star tornano con un nuovo disco di canzoni, "In Space", pubblicato nel 2005 (per la Rykodisc) con la stessa formazione riunita nel 1993.