Billy Joel

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Billy Joel

Billy Joel è uno degli entertainer più apprezzati al mondo. Il suo virtuosismo al piano, le sue leggendarie performance dal vivo e, soprattutto, le sue raffinate melodie, da “Honesty” a “Piano Man” e “New York State of Mind”, gli hanno permesso di varcare le porte della Rock & Roll Hall of Fame con un 'bottino' di oltre 100 milioni di dischi venduti e 5 Grammy Award.

Giovane ribelle
William Joseph Martin Joel nasce il 9 maggio 1949 a New York, e precisamente nel Bronx, da una famiglia della classe operaia. A quattro anni il padre Howard, un emigrante ebreo sopravvissuto al campo di concentramento di Dachau che, smessa la tuta della General Motors, si diletta la sera ad accompagnare una piccola compagnia locale di rivista, fa scoprire al piccolo Billy la musica classica. Ben presto la famiglia si sposta a Levittown, una zona residenziale di Long Island. Il divorzio dei genitori, combinato con l'alienante vita dei sobborghi, lo allontanano dalla retta via, anche musicalmente. Da una lato incomincia a frequentare le gang del quartiere e a praticare il pugilato; dall'altro, influenzato soprattutto dai Beatles, getta alle ortiche dieci anni di studi classici per fondare il suo primo gruppo, gli Echoes. A corto di soldi, inizia a suonare la sera in piccoli locali, cosa che ben presto si riflette sui risultati scolastici. Neppure la sua promettente carriera da pugile va meglio: dopo 22 vittorie consecutive da peso welter, due knock-out consecutivi lo persuadono ad appendere i guantoni al chiodo, regalandogli il profilo oggi ben noto. Sciolti gli Echoes, si aggrega nel 1967 a un gruppo professionista, gli Hassles. Il gruppo non sfonda e Billy, assieme al batterista Jon Small, va a costituire il duo heavy metal degli Attila. In questo periodo registra complessivamente tre album: ben poco si sa su queste prime incisioni se non che il piano di Billy gronda rabbia, disperazione e sudore in melodie rock di pasta molto dura. Sentimenti e suoni che ben rispecchiano un periodo fatto di privazioni e delusioni e che si concluderà con lo scioglimento degli Attila a causa di una storia tra Billy e la moglie di Small, e con una forte forma di depressione che culminerà in un tentativo di suicidio.

La lunga gavetta
Tra un lavoro saltuario e l'altro, nel 1971 Joel torna a suonare e firma per la Family Productions di Artie Ripp, che produce il suo primo LP da solista, "Cold Spring Harbor". Joel non rimane entusiasta del risultato, anche perché durante il mastering dell'LP il nastro viene riprodotto a una velocità di un paio di tacche troppo elevata, e la voce di Joel risulta decisamente acuta. Ma, musicalmente, sono le prime avvisaglie dell'anima romantica del Billy Joel che sarà. Nel 1972 decide di spostarsi a Los Angeles, città in cui, con lo pseudonimo di Bill Martin, passa un anno e mezzo ad animare le serate nei piano-bar. Nel 1973 sposa Elizabeth Weber (da cui divorzierà nel 1982) e si diploma.
La svolta arriva quando una radio locale comincia a trasmettere "Captain Jack”, un pezzo registrato dal vivo durante il tour per promuovere “Cold Spring Harbor”. Le case discografiche iniziano a interessarsi a lui e alla fine la spunta la Columbia Records. Nel 1973 pubblica "Piano Man": la title track, che si ispira alle sue esperienze nei piano bar di L.A., entra per la prima volta nella top 40 e si confermerà negli anni una delle canzoni più amate dai fan,. Con il successivo “Streetlife Serenade” (1974) prosegue l'ascesa nelle chart (35°), ma continua a non sfondare. Per la vera svolta occorre attendere il 1976, anno in cui decide di tornare a New York e affidarsi alla moglie in qualità di manager. Il risultato è l'album "Turnstiles". Apparentemente è un flop, tanto che Billy scivola nuovamente in fondo alle chart (addirittura 112°), ma è un lavoro ormai maturo in cui alterna sapientemente atmosfere morbide e pezzi arrabbiati, come la melanconica “Say Goodbye to Hollywood”, la scatenata “Angry Young Man” e soprattutto la struggente “New York State of Mind”.

La svolta
L'ascesa al gotha della musica la deve tutta a un solo album, “The Stranger”, con il quale nel 1977 scala la top ten fino al 2° posto, e piazza quattro singoli nella top 40. Ai Grammy del 1979 vince nelle categorie di Miglior Album e Miglior Canzone (con “Just the Way You Are”). L'LP venderà sette milioni di copie nei vent'anni successivi. Due milioni di copie è il bottino del successivo "52nd Street" (1978), che si conferma come migliore album ai Grammy del 1980. I singoli "My Life," "Big Shot," e, soprattutto, "Honesty" fanno furore. Il successivo "Glass Houses", sorta di risposta di Joel ai movimenti punk e new wave, rimane in cima alla top ten per 7 settimane nell'estate del 1980, e piazza la hit “It's Still Rock'n'Roll To Me” al 1° posto della single chart.
Gli Anni Ottanta non iniziano nel migliore dei modi: tra la pubblicazione dell'album live "Songs in the Attic" (1981) e il successivo “The Nylon Courtain”, Joel colleziona un pauroso incidente in moto e un divorzio. “The Nylon Courtain” (1982) è un concept album sulla sua generazione (quella dei baby boomers, come convenzionalmente vengono chiamate le persone nate tra il 1946 e il 1964) ed è anche un tentativo per farsi apprezzare come autore anche dalla critica. In effetti riesce nell'intento, ma i fan rimangono freddini. Con il frizzante "Innocent Man" (1983), sorta di tributo alla futura moglie Christie Brinkley, torna a scalare la top ten con molti dei suoi brani, raggiungendo la vetta con “Tell Her About It”. Insieme alla bellissima ex topmodel Brinkley (che sposerà nel 1985) è protagonista del video girato per quest'utlimo bran, e sarà la prima star degli anni Settanta a girare video per MTV.

Vita da star
Con la prima raccolta dei suoi successi ("Greatest Hits, Vols. 1 & 2") e il successivo album "The Bridge" (1986) Billy Joel consolida il proprio successo e nel 1987, approfittando del nuovo clima di distensione tra Urss e USA, è la prima rockstar americana ad andare in tour in Unione Sovietica. Proprio dalla registrazione del concerto tenutosi a Leningrado nasce il bellissimo doppio album live "Kohuept".
Tra il doppiaggio di un film (è Dodger in “Oliver & Company” per la Walt Disney), una causa da 90 milioni di dollari intentata al suo manager Frank Weber e un intervento per calcoli renali, riesce a trovare il tempo per pubblicare il suo 12° album: "Storm Front" vende tre milioni di dischi (e con la hit “We Didn't Start The Fire” raggiunge il primo posto in classifica) e segna l'addio alla sua storica band (a eccezione di Liberty DeVito) e al suo producer Phil Ramone, sostituito da Mick Jones.
Agli inizi degli anni Novanta raccoglie quanto seminato, sia monetariamente, aggiudicandosi 30 milioni di dollari nella causa contro Weber, sia artisticamente, quando la National Academy of Recording Arts and Sciences lo onora con il “Grammy Living Legend Award”, quell'anno assegnato anche a Quincy Jones, Johnny Cash e Aretha Franklin.
Gli anni a seguire, a parte una seconda causa milionaria contro un suo legale e il divorzio dalla Brinkley, è tutto un susseguirsi di riconoscimenti: con l'album "River of Dreams" (1993) e l'omonima hit sbanca ancora una volta la top ten, porta a casa un paio di lauree ad honorem e registra un album dal vivo ("2000 Years: The Millennium Concert”) dalla sua storica performance nella notte dell'ultimo dell'anno del 1999 a Times Square. Nella prima metà del 2001 parte il sodalizio artistico con Elton John, suo alter ego europeo: i due collezionano 31 concerti dal vivo in 25 città del Nord America, che registrano immancabilmente il tutto esaurito.
Il cantautore newyorchese è in prima fila a raccogliere fondi per le vittime dell'11 settembre: la sua performance dal vivo di “New York State Of Mind” finisce nella raccolta del CD "America: A Tribute To Heroes". Nel 2001, oltre a uscire la corposa raccolta "The Essential Billy Joel", pubblica il tanto atteso album di musica classica per piano "Fantasies and Delusions", una raccolta di brani romantici affidati all'esecuzione del pianista Richard Joo, che rimane per settimane in vetta alla classifica degli album di musica classica più venduti.
L'anno seguente, dal suo sodalizio con la coreografa Twyla Tharp, nasce il musical “Movin' Out” che riscuote un buon successo di pubblico a Broadway e che gli fa vincere un Tony Award per la Migliore Orchestrazione. Negli anni seguenti si dedica anche alla scrittura di libri per bambini: il primo è intitolato "Goodnight My Angel: A Lullabye", un libro illustrato ispirato all'omonima ninnananna dedicata alla figlia; il secondo, in attesa per il 2005, prenderà le mosse dalla hit "New York State of Mind".