Blonde Redhead

Blonde Redhead

Audio-pastiche, noise-rock e ritmi sghembi cucinati fra Giappone e Italia, passando per la Grande Mela.
Il cammino dei Blonde Redhead comincia nel 1993, quando i gemelli italiani Amedeo e Simone Pace, cresciuti a Milano fino all'età di 13 anni, incontrano per caso, in un ristorante, due giapponesi che si chiamano Kazu Makino e Maki Takahashi.
Loro stessi ancora non possono immaginarlo, ma in quel momento sta nascendo un quartetto molto particolare: Amedeo e Simone hanno già studiato jazz alla Berklee School of Music di Boston e da tempo bazzicano i locali underground newyorkesi; Kazu e Maki invece sono studenti d'arte interessati alla musica. Il gioco è fatto: così nascono i Blonde Redhead.
Il nome è preso in prestito da una canzone dei DNA, storica band no-wave newyorkese, anche se Kazu ci tiene a puntualizzare: "Non siamo no-wave, né tantomeno avant-pop. La nostra musica tende a raggiungere lo stato di bellezza e di estasi. Partendo dal punk rock, tracciamo delle linee melodiche dolci che esplodono in irruzioni di violenza. Sia la musica che l'uso della mia voce tendono a enfatizzare la nostra ricerca del bello, senza le barriere dei generi".
La formazione vede Makino e Amedeo alla voce e alla chitarra, Simone alla batteria e Takahashi al basso: il sound evidenzia una ricerca musicale aperta a tutto, dai PIL a Lucio Battisti, descritto da Kazu come "un cantante proto-punk". Nel giro di poco tempo Steve Shelley, batterista dei Sonic Youth e anima di Smells Like Records, nota le qualità del quartetto e produce l'omonimo "Blonde Redhead" (1994).
Ci troviamo in quella zona temporale che nasce dalle ceneri del grunge: giornalisti e pubblico rimangono colpiti da questa nuova formazione, che candidamente dichiara di non saper bene "come deve suonare un gruppo rock [...] forse il fatto di non essere americani ci aiuta: sentiamo di non avere una storia a cui dover rendere tributo".
Intanto i Blonde Redhead restano in tre: Takahashi abbandona la formazione, che invece prosegue il cammino pubblicando nel 1995 "La Mia Vita Violenta", lavoro spigoloso e duro, dedicato allo scrittore italiano Pier Paolo Pasolini. Due anni più tardi gli fa seguito "Fake Can Be Just As Good", che sfrutta i servigi di Vern (bassista degli Unwound), segna l'inizio della collaborazione con la prestigiosa etichetta Touch and Go e si fa lodare da Scratch Magazine per la sua vicinanza ai "compositori dell'Ottocento romantico, fuggiti dalle rigide strutture della musica classica, a caccia di altri pascoli artistici".
Senza infatti uscire dalla classica forma-canzone, i Blonde Redhead di "Fake Can Be Just As Good" strizzano l'occhio all'avanguardia, con dissonanze e rumorismi che producono uno strano amalgama col falsetto stridulo di Kazu.
Lo stesso approccio sperimentale si trova nel quarto lavoro del trio: "In An Expression Of The Inexpressible" (1998), che la band registra senza l'aiuto di un bassista aggiunto facendosi invece guidare da John Goodmanson e Guy Picciotto, entrambi membri dei Fugazi.
Il lavoro si fa ricordare per i testi sofferti, un impianto sonoro agrodolce e il superamento definitivo del paragone col noise-rock dei Sonic Youth, che la stampa più maligna additava come eterni fratelli maggiori della band. Raggiunta la maturità, il gruppo volta pagina e nel 2000 pubblica "Melody Of Certain Damaged Lemons". Questo quinto lavoro dei BR ha un tempo di registrazione straordinariamente lungo (3 settimane) rispetto alle medie della band, vede al pianoforte Toby Christensen dei Black Heart Procession e prende il nome da un termine slang americano usato per descrivere le macchine in panne lungo le autostrade. La tournée promozionale convince i fan e vede i Blonde Redhead dividere spesso lo stage con artisti di prima grandezza: dai Foo Fighters ai Red Hot Chili Peppers, che scelgono il terzetto come spalla nelle date americane del tour 2000. Nel frattempo "Melody Of Certain Damaged Lemons" produce un figlioccio, "Melodie Citronique", un EP che raccoglie rielaborazioni, remix e rivisitazioni.
Per un nuovo disco di inediti bisogna attendere fino alla primavera del 2004, quando il gruppo ritorna nei negozi con "Misery Is A Butterfly", un lavoro oscuro e delicato molto lontano dalle atmosfere più melodiche del disco precedente.
Poi è ancora tempo di lunghe attese: dopo l'EP "The Secret Society Of Butterflies", il nuovo disco lungo ("23") arriva a primavera del 2007 e subito si fa notare per il suo piglio elettronico e pop.
Il 13 settembre 2010 arriva nei negozi il nuovo disco "Penny Sparkle".