Blondie

Blondie: ultimi video musicali

X Offender

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Hello Joe

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Good Boys

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Heart Of Glass

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Good Boys

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Blondie

Tornate nella New York anni settanta. Quella della scena new wawe attorno al CBGB's e di gruppi come Talking Heads, Television e Ramones, per non dimenticare la regina Patti Smith.
Debbie Harry, ex cantante rock nei Wind In The Willows e First Crow On The Moon alla fine dei sessanta, commessa e coniglietta di Playboy oltre che cameriera al Max's, incontra proprio tra quei tavolini Fred Smith (futuro membro degli stessi Television) e lo studente d'arte Chris Stein.
Dopo un paio d'anni di tentativi Chris l'innamorato decide di mettere in piedi una band apposta per la splendida e conturbante Debbie. Nascono così i Blondie (il nome in realtà è preso dalla striscia di fumetti Blondie & Dagobert) ai quali si aggiungono il batterista Clement Burke, il bassista Gary Valentine e il fondamentale tastierista James Destri.
Raffinati, graffianti e à la page, i Blondie si fanno rapidamente strada nel circuito underground newyorkese. Dal CBGB's al Max's, dal Kansas City al Mothers, tutti i luoghi della follia notturna della grande mela aprono le loro porte alla sensualità di questa Marylin Monroe del punk. I primi singoli di questo periodo, “X Offender” e “In The Flesh”, sono il manifesto di quell'originale punk pop che combina discomusic e garage rock, come dimostrerà nel 1977 il loro omonimo album d'esordio.
Dopo due tour come band di apertura dei mostri sacri Iggy Pop e David Bowie, la Chrysalis mette gli occhi sulla band. Il loro secondo album “Plastic Letters” è impeziosito dal singolo “Denis Denis” che raggiunge il secondo posto delle UK charts ma è solo con “Parallel Lines” che i Blondie conoscono il successo planetario. “Heart Of Glass” è un singolo di disco music d'alta classe che suona come un colpo da ko soprattutto per Patty Smith che, tramandano le leggende del tempo, comincia a soffrire di gelosia acuta nei confronti delle moine ammiccanti di Debbie Harry.
Tacchi alti, costumi discinti e look a effetto aprono la via dell'Europa ai Blondie che sbarcano nel vecchio continente al seguito dei Television. È l'apoteosi della loro carriera ma anche l'inizio della fine del loro successo. “Eat To The Beat” del 1979 e il successivo “Autoamerican” sono album in cui la ricetta della band comincia a mostrare la corda, nonostante le due hit “Dreaming” e “Atomic” sbanchino letteralmente le classifiche mondiali così come il gioiello discopunk “Call Me”, composto con il padre della disco music Giorgio Moroder, che fa la fortuna di “American Gigolo” al pari della torrida interpretazione di Richard Gere e assicura alla band ben due dischi di platino.
L'album solista di Debbie Harry “Koo Koo” è il primo segnale del declino nonostante la produzione di Nile Rodgers e Bernard Edwards degli Chic e la Chrysalis ci mette del suo decidendo di accantonare la promozione di “Autoamerican” a favore del debutto solista della bionda vocalist. I segni della frattura all'interno della band sono ormai evidenti: Frank Infante decide di fare causa al gruppo per non essere stato utilizzato per le registrazoni dell'album e la pubblicazione di “The Hunter” del 1982 appare più come una formalità contrattuale che come il tentativo di tenere vivo il progetto Blondie.
Proprio nello stesso periodo Chris Stein si ammala seriamente di pemphigus, una rara malattia genetica, e senza il carisma del loro leader i Blondie si sciolgono definitivamente nell'ottobre del 1982, lasciando via libera alle carriere soliste dei loro componenti.
Deborah Harry prova prima la strada solista e dopo il ricovero di Chris Stein vira su quella di attrice di film “off” comparendo anche in “Videodrome” di David Cronenberg, mentre Burke intraprende vari progetti, prima con gli Eurythmics e poi, con Harrison, nei Chequered Past (cui partecipa anche l'ex-Sex Pistols Steve Jones) prima del definitivo silenzio.
Alcuni ulteriori tentativi solisti della bionda vocalist, ormai appesantiti dal tempo come “Rockbird” del 1986, “Def Dumb & Blond”e del 1989, e Debravation del 1993, confermano il rimpianto per la freschezza del tempo che fu, ma nel 1998, quando tutti sembrano ormai essersi dimenticati dei Blondie, ecco che Stein, Harry, Burke e Destri (con Paul Carbonara e Leigh Foxx, che sostituiscono rispettivamente Infante e Harrison), si rifanno vivi realizzando l'album in studio "No Exit", da cui viene estratto il tormentone pubblicitario “Maria”, e poi il live "Livid" tratto dal primo tour a distanza di ben 16 anni dall'ultima volta on stage.
Considerati i 16 anni passati prima di tornare in studio per il loro settimo album. Considerati gli attriti che fecero finire l'avventura dei Blondie quando erano all'apice del loro successo. Considerato che Chris è praticamente un sopravvissuto. Considerato il fatto che la maggior parte delle band del tempo d'oro dei Blondie e della new wawe si godono il sole della Florida se non sono già scomparse, non poteva esserci titolo migliore per l'ultimo lavoro della band di “The Curse Of Blondie”, un disco che ha richiesto oltre due anni di lavoro per mettere insieme le 14 tracce che vanno dal R&B al classico mid-tempo fino al pop e al free jazz.