Bon Jovi

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Bon Jovi

I paladini dell'hair metal.
Sono un prodotto autentico del pop metal a stelle e strisce, hanno raggiunto il successo negli anni '80 e hanno saputo mantenerlo anche nel 2000 (cosa rara): i Bon Jovi hanno sdoganato l'hard rock anche presso un pubblico che di solito sta lontano da chitarre distorte e bordate di decibel.
Come hanno fatto?
Mescolando look seducenti, qualche ciocca di capelli strategicamente appoggiata sulla fronte e una manciata di ballad scritte con la complicità di alcuni fra i più dotati cantautori in circolazione. Il risultato è una fanbase che va da teenager indiavolate a casalinghe ultra-quarantenni.
Tutto inizia nel 1983 nei Power Station Studios di New York: il proprietario è Tony Bongiovi, cugino di John Francis Bongiovi. Qui il futuro eroe dell'hair metal fa il 'gofer', ovvero corre da una parte all'altra delle sale per portare tazze di tè agli artisti e spazzare i pavimenti.
Il tutto mentre si vede passare sotto il naso il gotha del rock'n'roll.
Per fortuna, l'allora ventunenne di Sayreville, NJ, fa anche altro: passa ogni notte a comporre canzoni insieme a un nugolo di amici (con i quali si esibisce in piccoli locali sotto il nome di The Wild Ones). Finalmente riuscito a mettere insieme una cassetta demo, John comincia a farla girare.
Solo che non accade nulla.
La svolta arriva quando conosce Chip Hobart, DJ alla radio WAPP (ormai defunta): è lui che inserisce il brano "Runaway" in una compilation della stazione radiofonica.
Rivoluzione: il pezzo viene programmato in continuazione da tutte le radio di New York e dopo qualche tempo sconfina anche negli altri Stati.
È il momento di mettere su un gruppo: Bongiovi contatta David Bryan (tastiere), Alec John Such (basso) e Tico Torres (batteria). Più tardi arriva anche il chitarrista Richie Sambora.
Inizialmente si fanno chiamare Victory, poi passano al definitivo Bon Jovi.
Con l'aiuto del manager Doc McGhee firmano un contratto con Mercury Records e prima ancora di aver fatto uscire l'album di debutto si trovano ad aprire il concerto degli ZZ Top al Madison Square Garden. "Bon Jovi" non tarda ad arrivare e fa capolino nel febbraio 1984, includendo la già conosciuta "Runaway" (che entra in Top 40) e "She Don't Know Me".
Già da allora MTV fa della band una delle sue preferite, ma è dal vivo che il gruppo dà il meglio di sé (la tournée che accompagna il primo disco li vede supporter di artisti del calibro degli Scorpions negli States e dei Kiss in Europa).
Appena terminato il tour si rinchiudono in uno studio di Filadelfia per sfornare il secondo lavoro. È soltanto l'aprile 1985 quando arriva nei negozi "7800 Fahrenheit" (il titolo si riferisce al presunto punto di fusione del rock).
Instancabili e stakanovisti, non fanno in tempo a scendere dal tour bus che già è tempo del terzo disco: trasferitisi a Vancouver nella primavera '86, in sei mesi creano "Slippery When Wet" grazie all'aiuto autoriale di Desmond Child. Con una mossa di marketing senza precedenti, producono 30 tracce che vengono sottoposte al vaglio dei focus group di teenager newyorkesi.
L'operazione porta alla tracklist finale, che li afferma definitivamente presso il grande pubblico grazie a hit come "Living On A Prayer", "You Give Love A Bad Name" e la ballad "Wanted Dead Or Alive".
Risultato: l'LP vende più di 10 milioni di copie in tutto il mondo e rimane otto settimane consecutive in vetta alla album chart americana.
Nel 1988 arriva "New Jersey", un altro #1 grazie a singoli come "Bad Medicine" e la controversa "Living In Sin". In questo momento Jon e soci sono una delle rock band più famose del mondo, con oltre 25 milioni di album venduti in carriera. La loro esibizione acustica agli MTV Video Music Awards 1989 lascia tutti di stucco, tanto da suggerire la nascita della fortunata serie di Unplugged. Nello stesso anno sono il primo gruppo americano ad essere autorizzato a suonare dal vivo in Russia. È tempo di godersi i meritati allori.
Significa dedicarsi a progetti solisti.
Intanto il tempo passa e nei primi anni Novanta il grunge sembra appropriarsi di tutta la scena rock nei primi anni Novanta. È in questo momento che il quintetto del New Jersey modella "Keep The Faith" (1992). L'album ha un sound rock più essenziale rispetto ai primi lavori e sforna un paio di hit (la title-track e la dolcissima "Bed Of Roses").
Anno 1994: il decimo anniversario dei Bon Jovi è segnato dall'uscita del greatest hits "Crossroads", che include la ballad inedita "Always" (strepitoso successo: passa ben 32 settimane in classifica).
Proprio mentre tutto sembra procedere a gonfie vele, il bassista Alec John Such abbandona la formazione. In vista del tour di "Crossroads" viene reclutato Hugh McDonald. Poi, mentre sono in tournée, i Bon Jovi pubblicano l'album "These Days" (1995). Il singolo "This Ain't A Love Song" conferma la popolarità della band in modo talmente clamoroso da spingere il gruppo a fondere insieme i tour di "Crossroads" e "These Days".
È di nuovo tempo di prendersi una pausa, questa volta di due anni.
Nel 1997 Jon pubblica il secondo album solista, "Destination Anywhere", e si concentra sulla carriera cinematografica recitando in "Moonlight & Valentino" e "U-571". Anche Richie fa il bis con "Undiscovered Soul", mentre Tico si rivela un pittore/scultore di talento. Dave realizza il suo primo album solista di composizioni al piano, "Under A Full Moon", e trova il tempo per lavorare a colonne sonore e progetti teatrali.
Gennaio 1999: i Bon Jovi si ritrovano e cominciano a comporre la prima nuova canzone in cinque anni, "Real Life" (usata come theme-tune del film "EdTV"). Un anno più tardi arriva il settimo LP in studio: "Crush" esce a maggio 2000, viene anticipato dall'energica "It's My Life" e diventa di platino. Seguono due candidature ai Grammy, la vincita di un VH1 Award e concerti sold-out che li portano di fronte a più di un milione di persone in meno di 30 date.
Nel luglio 2001 arriva "One Wild Night: Live 1985-2001", una collezione di materiale live registrato dalle prime apparizioni sui palchi all'ultimo tour. Il disco è un altro strepitoso successo.
Mentre lavorano all'ottavo album in studio, i Bon Jovi vengono sconvolti dall'attacco terroristico alle Torri Gemelle. La band, come molte altre, partecipa a vari eventi per raccogliere fondi per le vittime degli attentati e a fine ottobre sale sul palco del megaconcerto organizzato a New York da Paul McCartney.
Fortemente toccati dall'11 settembre, Jon e Richie iniziano a scrivere quello che diventerà "Bounce": le incisioni iniziano nel marzo 2002 e vedono i primi frutti ad agosto dello stesso anno, quando viene pubblicato il primo singolo ("Everyday").
Il nuovo album in studio arriva circa 3 anni più tardi.
Prima i fan si possono godere un paio di uscite interessanti: la prima è "This Left Feels Right", che raccoglie vecchi successi con nuovi arrangiamenti e che comprende pure un DVD con 5 tracce acustiche.
La seconda uscita è "100.000.000 Bon Jovi Fans Can't Be Wrong", monumentale raccolta in quattro CD che raccoglie la bellezza di 50 rarità (c'è anche un DVD con un'intervista alla band).
A settembre del 2005 arriva "Have A Nice Day", nono album in studio contenente materiale originale: 13 brani che propongono un sound secco e senza fronzoli e che lanciano l'ennesima tournée mondiale.
Il nuovo disco della band arriva dopo l'ingresso nella Music Hall of Fame inglese (14 novembre 2006): "Lost Highway" esce nell'estate del 2007 e debutta al #1 nella classifica di Billboard (non succedeva dai tempi di "New Jersey"), spingendo nuovamente i Bon Jovi in tour. Questa volta le date sono volutamente di meno, ma il successo si conferma alla grande.