Bonnie Raitt

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Bonnie Raitt

Professione blueswoman.
Il 1989 non è solo l'anno della caduta del muro di Berlino ma anche quello della svolta nella carriera di Bonnie Raitt. Nata nel 1949 a Burbank, in California, negli anni '70 la chitarrista si costruisce una solida fama nel circuito blues ma, senza vendere mai troppi dischi, diventa più una beniamina della critica che del pubblico.
La pubblicazione del suo decimo album "Nick Of Time", avvenuta per l'appunto nel 1989, cambia però questo stato di cose: finalmente il successo la investe come un'onda anomala catapultandola nel firmamento del mainstream musicale.
Ma rifacciamo un passo indietro nell'infanzia di Bonnie. È una figlia d'arte: il padre, John Raitt, è una star di Broadway che - come tutti i padri di buona famiglia - vorrebbe per la figlia una laurea e una posizione sicura. Ma Bonnie è gia pervasa dal sacro fuoco del blues quando – nel 1967 - varca la soglia dell'università di Radcliffe nel Massachusetts: nel giro di 2 anni abbandona tutto per battere il circuito blues/folk dei club di Boston.
La ragazza si dimostra talentuosa e subito all'altezza e quella che sembrava un avventura si trasforma presto nell'esordio di una brillante carriera. Non passa molto tempo prima che spunti un contratto con il blues manager Dick Waterman, dopodiché Bonnie ha l'opportunità di esibirsi con molte glorie del blues come Howlin' Wolf, Seppie Fallace e Mississippi Fred McDowell.
La sua reputazione cresce così tanto e così in fretta che nel giro di pochi mesi viene messa sotto contratto dalla Warner Bros. Nel 1971 arriva l'album del debutto, l'omonimo "Bonnie Raitt", ed è subito una piacevole conferma delle qualità di Bonnie: chitarrista abile, canzoni intelligenti, voce potente e ispirata.
È il primo di una lunghissima serie di album (7 nei soli anni settanta) in cui Bonnie perfeziona il suo originale stile fatto da una particolare miscela di rock, blues, folk e r&b. La critica stravede per lei e Bonnie riesce talvolta a riscuotere discreti successo (nel 1973 con l'album "Takin' My Time" e nel 1977 con una cover del classico di Del Shannon "Runaway" pubblicata all'interno dell'album "Sweet Forgiveness". Sempre negli anni settanta Bonnie diventa un'attivista convinta su più fronti (per la pace, contro l'energia nucleare, a favore della fondazione Rhythm and Blues), condizione che l'accompagnerà per tutta la vita
Tuttavia la sua carriera riceve un brusco scossone con l'arrivo del nuovo decennio: nonostante le solite ottime recensioni della critica, il disco "Green Light" del 1982 non riesce a vendere abbastanza per quelli che sono i canoni di una major, di conseguenza la Warner la scarica senza troppe cerimonie mentre lei sta già lavorando al prossimo follow-up.
Dopo alcuni anni controversi - infestati dai demoni di droga e alcool, crisi e collaborazioni saltate, tra cui una con Prince - Bonnie Raitt ritorna in sala d'incisione nel 1986 per l'album dal beneaugurante titolo "Nina Lives". Il disco vende pochissime copie ma è importante perché è il punto di partenza per la seconda carriera dell'artista e perché getta le basi per l'inatteso blockbuster di tre anni dopo.
Prodotto da Don Was, contro ogni pronostico l'LP "Nick Of Time" riesce a vincere alcuni Grammy Awards (tra cui Album Of The Year) consacrando finalmente Bonnie Raitt nel ruolo che le spetta, quello di star di prima grandezza.
A 40 anni suonati la carriera di Bonnie decolla: nel 1991 l'album "Luck Of The Draw" sale verso i primi posti delle classifiche trainato dalle hit "Something To Talk About" e "I Can't Make You Love Me". Negli anni '90 la blueswoman pubblica altri tre album, tra cui il primo live dopo ben 24 anni di carriera ("Road Tested", 1995) mentre col nuovo millennio Bonnie raggiunge la ragguardevole cifra di quindici album pubblicati (l'ultimo e' "Silver Lining", 2002) a cui fa seguito "The Best Of Bonnie Raitt On Capitol 1989-2003", il greatest hits relativo alla seconda parte di una carriera sofferta e gloriosa.