Capleton

Capleton

L'incendiario del reggae. Fuoco morale. Fuoco nelle parole. Fuoco nei sentimenti. Fuoco nella musica. Fuoco purificatore e profetico: quello di Capleton è un incendio contro la corruzione morale e politica e contro la dominazione sui neri. Un incendio per la rinascita di Zion. Criticato e attaccato per la virulenza dei suoi testi, soprattutto quelli all'inizio della sua carriera, Capleton è l'indiscusso profeta del reggae moderno: traghettatore del dancehall dalla dimensione arrabbiata e antagonista a oltranza a quella della nuova presa di coscienza, Capleton è anche la voce di tutti i Rastafarians che guardano all'Etiopia come alla nuova terra promessa.
Clifton George Bailey III nasce il 13 aprile 1967 nella parrocchia rurale di St Mary, in Jamaica, e fin da piccolo dimostra a tutti la sua grandezza d'animo: le sue precoci e mature idee e visioni sul mondo, sulla giustizia sociale e sulle ingiustizie del mondo, sul destino del popolo africano e su quello dei figli degli schiavi traghettati oltreoceano dal dominatore bianco gli guadagnano fin da giovane il rispetto della sua comunità, che comincia a chiamarlo Prophet - il Profeta – oppure, utilizzando il nome di uno dei più noti e giusti giudici jamaicani di quegli anni, anche Capleton. Parallelamente alla sua coscienza sociale matura anche la sua coscienza musicale: fin da piccolo Capleton è convinto che il suo talento musicale sia un dono di Jah, il dio dei rastafari che ha tracciato la sua strada e gli ha fatto scegliere la carriera musicale. Capleton, come tutti i ragazzi jamaicani della sua età cresce con la musica di Bob Marley, Bunny Wailer e Peter Tosh, e passa il tempo ad ascoltare dj Papa San, che lo ispira nelle sue prime composizioni.
A quel tempo il dancehall è molto diverso da come diventerà con gli anni Novanta e Duemila: ruvido, selvaggio, cattivo, potente, il dancehall (e il dj style) si stanno affermando anche fuori dalla Jamaica, nella scena internazionale, grazie ad artisti come Shabba Ranks che prendono il posto di sua maestà Bob Marley nell'immaginario dei giovani jamaicani. Ed è con questo dj style arrabbiato che Capleton comincia a farsi conoscere: nel 1989 giunge la chiamata di Stewart Brown, il boss della Afican Star che lo imbarca su un aereo e lo getta in pasto a mostri sacri come Ninjaman e Flourgan. Il successo di queste sue prime esibizioni lontano da casa lo convince definitivamente che la musica è un dono divino e che non può tradire Jah lasciando la strada segnata: da quel momento la musica sarà la sua missione. Esordisce con una striscia di pezzi che finiscono direttamente nelle chart specializzate: "Bumbo Red", "Number One On The Look Good Chart" e "Lotion Man" sono nel solco del dancehall crudo e osceno, secondo la moda dei primi anni Novanta.
Quando torna in Jamaica nel 1992 è pronto a sedersi sul trono del raggae: "Alms House" è il suo manifesto in cui canta "uniti si resiste, divisi si cade" e grazie al quale diventa il faro profetico della nuova generazione. È in questa fase che cominciano a nascere i soprannomi con cui è anche conosciuto: King Shango, King David, The Fireman e ovviamente The Prophet, l'importante nome che si porta dietro fin dall'adolescenza. Al manifesto di "Alms House", che diventa immediatamente una megahit, seguono altre due bombe da dancehall come "Music Is A Mission" e soprattutto "Tour" scritta di getto nei giorni immediatamente successivi l'omocidio premeditato di Panhead e Dirtsman, due artisti amici di Capleton. Ma soprattutto comincia anche a essere evidente che Capleton ha avuto una rivelazione mistica, perché il suo stile cambia progressivamente e in modo più che evidente: "una volta ero perso, ma ora mi sono ritrovato" è il suo nuovo verbo. Capleton è diventato un discepolo di Marcus Mosiah Garvey, l'eroe nazionale giamaicano fondatore del Universal Negro Improvement Association e padre dell'emancipazione dei neri jamaicani dalla schiavitù, materiale e culturale. Dalla grande ispirazione della religione rastafari nasce la nuova megahit "Dis The Trinity", il canto di liberazione e di emancipazione che Capleton accompagna con il progressivo allontanamento dai toni crudi e violenti degli inizi verso un dancehall più cosciente e rispettoso delle radici jamaicane: perché solo chi conosce la strada dalla quale proviene può sapere quale affrontare nel futuro, come un albero che necessita delle radici per crescere verso il cielo.
Sono questi i nuovi messaggi del dancehall di Capleton che con "Tour" e soprattutto il remix che ne viene fatto in chiave hip hop apre a un nuovo pubblico la tendenza del roots revival. A metà degli anni Novanta arriva anche la firma di un contratto discografico con la Def Jam grazie alla quale Capleton pubblica due album: "Prophecy" e "I-Testament" hanno un grosso impatto sulla nuova scena reggae – hip hop internazionale anche grazie alla partecipazione di artisti come Method Man e Q-Tip, ma il contratto con la Def Jam dura poco anche se non è un evento negativo per la carriera di Capleton. È infatti nel passaggio al nuovo secolo che Capleton, nella sua opinione e in quella dei fan, raggiunge l'apice della sua maturità artistica e di performer: il suo anno d'oro è il 1999 quando sforna due megahit impressionanti e mozzafiato come "Jah Jah City" e "Good In Her Clothes" che incendiano i sound system della Jamaica e lo trascinano in giro per tutto il mondo. Il 2000 è l'anno di "More Fire", una bomba di dancehall trascinata da pezzi come "Stand Tall" che non permette di rimanere fermi anche se ribadisce nel pubblico occidentale la dicotomia tra lo stile di Capleton e molti dei messagi veicolati dai suoi testi. In ogni caso, polemiche o meno, Capleton è ormai una delle stelle del mondo reggae e la sua produzione discografica diventa impetuosa: nel 2002 è la volta di "Still Blazin'" (con Morgan Heritage, Glen Washington e Luciano), il naturale seguito di "More Fire" intriso di "rootical prophetics", canzoni d'amore e quel mix di reggae e hip hop anthem che fanno impazzire i suoi fan. Seguono poi "Voice Of Jamaica" l'anno successivo e nel 2004 ben due album, "The People Dem" e "Reign Of Fire" in cui Capleton apre il suo sguardo ai grandi temi della terra, quasi elevando il suo spirito al di sopra delle dispute terrene.