Carole King

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Carole King

La mamma delle cantautrici.
La sua fama presso il grande pubblico è legata all'album "Tapestry" (1971), manifesto del cantautorato al femminile e seconda prova di una carriera solista destinata a grandi cose. Ma già allora Carole King aveva detto la sua nel panorama rock, scrivendo numerosi brani di successo e diventando l'antesignana delle cantautrici.
Carole Klein, questo il suo vero nome, ha passato tutta la vita in mezzo alla musica. Per esempio comincia a suonare il pianoforte all'età di 4 anni (è nata il 9 febbraio 1942 a Brooklyn, New York); poi, mentre frequenta il liceo forma la sua prima band, il quartetto vocale Co-Sines; infine, più o meno nello stesso periodo decide che i suoi modelli nel mondo della musica sono i compositori Jerry Lieber e Mike Stoller (che in coppia hanno firmato numerosi successi di Elvis Presley, Coasters e Ben E. King).
Insomma: non c'è da sorprendersi quando a cavallo fra gli anni '50 e '60 comincia a lavorare in pianta stabile per Don Kirshner e Al Nevins, all'interno del celebre Brill Building: si tratta dell'edificio simbolo del cantautorato newyorkese anni Sessanta, un posto che più o meno è come un call center d'inizio 2000, solo che al posto dei telefoni c'è un pianoforte e il tuo compito è scrivere il prossimo brano di successo.
Insomma: è un posto dove se non ci sai fare non sopravvivi mica. Carole King è una ragazzina prodigio e dunque tutto bene. Aiuta anche il fatto che sia amica di Paul Simon e Neil Sedaka, che nel '59 le aveva dedicato la celebre "Oh! Carol". Aiuta soprattutto il sodalizio artistico Gerry Goffin, che più tardi diventerà suo marito.
Nel 1961 lei e Goffin scrivono la loro prima hit: si tratta del brano "Will You Love Me Tomorrow", portato al successo dalle Shirelles (primo posto in classifica). Anche il loro brano successivo raggiunge la vetta, questa volta grazie all'interpretazione di Bobby Vee ("Take Good Care Of My Baby"). Stessa cosa con "Locomotion" (cantata da Little Eva).
Insomma, all'interno del Brill Building c'è di che essere contenti. Anche perché alla fine Carole King e Gerry Goffin scrivono oltre 100 brani di successo: per esempio ci sono "One Fine Day" (cantata dalle Chiffons), "Pleasant Valley Sunday" (Monkees), "Up On The Roof" (Drifters), "Chains" (Cookies, più tardi coverizzata dai Beatles), "(You Make Me Feel) Like A Natural Woman" (Aretha Franklin) e "He Hit Me (And It Felt Like A Kiss)" (Crystals).
Nel corso di tutti gli anni Sessanta Carole King tenta anche la carriera solista, ma la sua ritrosia cronica non le consente di far bene dal vivo (in quegli anni i live fanno la differenza fra chi sfonda e chi no). Alla fine riuscirà a incidere una sola hit: "It Might As Well Rain Until September" (1962).
Nel medesimo decennio succedono altre due cose importanti. La prima è che il matrimonio con Goffin va a gambe all'aria (il secondo marito è Charles Larkey). La seconda è che lei, Goffin e Al Aronowitz fondano la loro etichetta, Tomorrow Records (destinata però a vita breve).
Nel 1968, ormai trasferitasi sulla West Coast, Carole King fonda il trio The City insieme a Charles Larkey e Danny Kortchmar. Fanno in tempo a incidere giusto un LP ("Now That Everything's Been Said"), ma il suo terrore da palcoscenico rende impossibile il tour promozionale e il fiasco commerciale arriva di conseguenza. Questo nonostante la presenza di due brani di futuro successo: "You've Got A Friend" e "Hi-De-Ho".
Il cambio di rotta nella vita di Carole King arriva grazie a James Taylor (che fra le altre cose porterà a successo "You've Got A Friend"): è lui che la incoraggia e l'aiuta a lanciare la carriera solista.
Dopo la falsa partenza rappresentata dall'album "Writer" (1970), il successo finalmente arriva grazie al secondo disco solista: si intitola "Tapestry" (1971) e la trasforma in una star di livello internazionale, rivelando al mondo la sua voce limpida, le sue composizioni intimiste e la una sensibilità utopistica in linea coi figli dei fiori. Risultato: l'LP rimane in classifica per oltre 6 anni, diventa uno dei più venduti di tutti i tempi (14 milioni di copie) e apre le porte al cantautorato femminile.
L'onda lunga del successo favorisce anche i due dischi successivi: "Music" (1971) raggiunge il primo posto in classifica, "Rhymes & Reasons" (1972) il secondo.
Fino a metà degli anni Settanta il pubblico continua a premiare i suoi album, con la chicca per i fan costituita da "Thoroughbred" (1975), disco in cui Carole King torna a collaborare con Gerry Goffin e in cui ospita personalità del calibro di James Taylor, David Crosby e Graham Nash.
Nella seconda metà degli anni Settanta, però, le sue composizioni cominciano a convincere sempre meno il pubblico e la critica. Il risultato è che la raccolta "Pearls: Songs Of Goffin And King" (1980) diventa il suo ultimo successo di una certa importanza.
Peraltro, nel 1978 muore di overdose il suo terzo marito (Rick Evers), sposato solo un anno prima: non è dato sapere quanto questo evento abbia influenzato la sua musica.
Sia come sua, all'inizio degli anni '80 Carole King si trasferisce in un piccolo villaggio montano dell'Idaho e dedica gran parte del suo tempo alle cause ambientaliste, tanto che dopo l'album "Speeding Time" (1983) ci vogliono 6 anni prima di vederla tornare al lavoro.
Nel 1989 "City Streets" riporta Carole King nei negozi di dischi, per di più con Eric Clapton in qualità di special guest. I tempi d'oro di "Tapestry" sembrano però lontani.
Quando uno è stato grande non ci sono tempi bui che tengano, comunque: nel 1990 Carole King viene giustamente inserita nella Rock and Roll Hall of Fame (insieme a Gerry Goffin).
Raccolte, concerti dal vivo e nuovi album continuano a uscire per tutti gli anni successivi, anche se i lavori originali si fanno via via più rari. Sono soprattutto gli omaggi al passato quelli che conquistano pubblico e critica. Meglio se sono dal vivo, come l'eccellente "Carnegie Hall Concert: June 18, 1971" (1996) oppure come "The Living Room Tour" (2005).