Cassius

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Mai sentito parlare di French Touch? Avete presente l'orda di dj-produttori transalpini che con i loro funky-electronica beat hanno invaso l'Europa e poi il mondo, facendo onore alle ambizioni Napoleoniche? Ecco, i Cassius sono fra i condottieri della nuova dance music fabriquée en France. E con un nome così, ereditato da uno dei migliori pugili della Terra, non c'è da scherzare.
Per tutti gli anni Novanta hanno prodotto una collezione di musica house, hip hop e sinistroide con più materia grassa di un paté di fois gras, hanno circumnavigato il globo con il loro sound e hanno fatto sì che, in una sola decade, Parigi diventasse una delle città cardine della club-music al pari di Londra, Detroit, Chicago e New York.
I Cassius, come ogni team creativo che si rispetti, sono due produttori molto noti della scena, Philippe Zdar e Hubert Blanc-Francart (il primo proviene dalle Alpi, mentre il secondo è un cittadino DOC della ville lumière), entrambi con un curriculum di funky music di tutto rispetto.
Hubert (aka Boombass) è la risposta della Francia a Westwood: instancabile evangelista dell'hip hop, in passato ha prodotto l'album più importante di MC Solaar, “Qui Seme Le Vent Recolte Le Tempo” a inizio '90, dimostrando che una nazione famosa per il pop alla saccarina delle lolite di turno poteva trasformare la voce della classe underground degli immigrati in musica commerciale, capace di competere a livello mondiale. Il disco di Solaar, infatti rappresenta la prima avvisaglia di quell'ondata di dance costruita sull'hip hop, house, drum & bass, reggae e techno che da allora domina le chart cisalpine.
Boombass e Philippe si incontrano nello studio parigino del padre di Hubert, nel 1988, dove il primo fa le prime esperienze lavorative sotto la tutela del genitore e il secondo fa il teaboy (ovvero l'addetto al catering degli artisti). Ai due basta un solo sguardo per capire che avevano un solo pallino in testa: la musica. L'eco del loro sound arriva per la prima volta in Gran Bretagna quando Boombass strappa i vocal alle tracce underground hip hop che sta producendo per dare vita alla chicca dei La Funk Mob, “Ravers Suck Our Sound”, un EP per la Mo' Wax.
Zdar, nel frattempo, si reinventa Motorbass e insieme a Etiènne de Crécy (quello di “Super Discount”) inventa “Pansoul”, un album di deep house, nel 1996.
I futuri Cassius incrociano di nuovo le loro strade e poco prima dell'avvento del nuovo millennio, quando i Daft Punk hanno preso d'assalto i dancefloor globali con le hit contenute in “Homework”, pubblicano “1999”, quello che – a detta dei colleghi Thomas Bangalter e Guy-Manuel De Homem Christo (ovvero i Daft Punk) – è “un remix tutto particolare della materia disco”. Più avventuroso dell'album dei loro famosi conterranei, il sound hip hop, reggae e two step incorporato da Boombass e Philippe, arricchito da sample vocali iperbolici, si appoggia su bassline così pesanti da polverizzare la torre Eiffel senza sforzo. Se aggiungiamo il forte traino del primo singolo, “Cassius 1999”, entrato a forza nella Top 20 britannica, il successo del disco non può stupirci.
Tre anni e innumerevoli party, vacanze (in Corsica, grazie), remix, collaborazioni e studio session più tardi, il duo torna all'attacco con “Au Rêve”, 13 tracce contenute “in un sogno”.
Anche se il titolo potrebbe far pensare a qualche scoperta mistica, au contraire, è pieno di pezzi il cui obiettivo finale è quello di far saltare e agitare tutti nella discoteca locale. Quello che differenzia questo lavoro dal suo predecessore è il fatto che si affida meno al minimalismo loop-and-filter della musica house per addentrarsi in un campo più selvaggio, stilisticamente parlando. Il sampler, infatti, non è che uno dei tanti strumenti presenti nell'arsenale dei Cassius e le canzoni sono più vicine a veri e propri poemi piuttosto che a semplici ripetizioni ipnotiche di note.
Uno dei momenti clou è rappresentato da “I'm A Woman”, che vede Jocelyn Brown ai vocal, in una potente hit disco al femminile. La sua controparte maschile è “The Sound of Violence”, un'ode al dinamismo sessuale del sesso forte, cantata da Steve Edwards, ex-collaboratore di Charles 'Presence' Webster e nativo di Sheffield, patria indiscussa degli house vocalist. C'è anche spazio per un terremoto hip hop, con Ghostface Killah (Wu Tang Clan) che appare su “Thrilla”, o per l'electronica alemanna dei Kraftwerk con l'electro-barocca “Telephone Love”. Se non è abbastanza, la leggenda del vintage soul, Leroy Burgess - autore di classici funk come “Mainline” e “Over Like A Fat Rat” - fa la sua parte in “Under Influence” e “Till We Got You And Me”.
Ma soprattutto ci sono le chitarre, che aggiungono un sapore fortemente rock al tutto: non c'è da stupirsi, vista la dieta dei due produttori, a base di musica anni Settanta della West Coast come quella di Crosby, Stills & Nash e Neil Young.
In un certo senso, “Au Rêve” è un potpourri nell'accezione migliore del termine, anche se per Philippe e Hubert tutta questa filantropia musicale non è niente di nuovo ma “la vecchia roba di sempre”. Il successo sperato non arriva, la scena francese si ramifica in mille derivazioni e il ruolo dei Cassius finisce per essere ridimensionato, così i due decidono di dedicarsi ai progetti solisti per tre anni. Nel 2006 arriva il momento di ricominciare con i Cassius, letteralmente da capo. Dopo l'orgia di sovrapproduzione di "Au Rêve" Zdar e Bombass si danno delle regole ferree all'insegna dell'essenzialità: si isolano in una casa a Ibiza, allestiscono uno studio ridotto al minimo e si autoimpongono ritmi lavorativi rigidi e non più di 8 ore di registrazione da cui estrarre il Cd. In 3 settimane realizzano "15 Again", che esce a settembre nei negozi, anticipato dal singolo "Toop Toop". I Cassius guardano sempre alla club culture europea con omaggi all'ambient-house, al reggae-funk, al rock e al jazz. Due le guest star: gli amici Gladys e Mathieu Chedid, Pharrell Williams (cha canta in una riedizione di "Eye Water") e Sebastien Tellier che suona il basso in alcuni pezzi. poi, di nuovo in tour per i club del mondo.