Cat Power

Cat Power

"...una voce meravigliosamente parca ma ricca e tenera allo stesso tempo, incorniciata perfettamente da arrangiamenti desolati ma pieni di inventiva" - Paul Connolly (The Times).
Chiunque abbia avuto modo di ascoltare Cat Power si sarà accorto che 'viaggia' su un pianeta diverso dal nostro, sospesa in un'atmosfera in cui l'intimità più grezza si sposa con una sicurezza tanto schietta da sfiorare l'infantilismo. E se i suoi testi così astratti possono sembrare incomprensibili, quelle brevi sentenze tanto oneste e veritiere nascondono una prospettiva peculiare sulle emozioni umane primitive.
Proprio questo è alla base del seguito cult di fan che la idolatrano e che diventano sempre di più ad ogni nuovo album.
Cat Power – all'anagrafe Chan Marshall – nasce ad Atlanta (Georgia), figlia d'arte di un padre pianista. Dopo aver lasciato la high school, la giovane cantautrice si trasferisce nel 1991 a New York e conosce Steve Shelley dei Sonic Youth e Tim Foljahn dei Two Dollar's Guitar, i quali decidono di farle da backing band. Dopo la pubblicazione dell'EP "Dear Sir" nel 1995 e di "Myra Lee" nel 1996 – entrambi incisi lo stesso giorno, il primo per l'etichetta italiana Runt Records, l'altro per la Smells Like Records dello stesso Shelley – la Marshall firma un contratto per la Matador Records e pubblica "What Would The Community Think? " (1996) che – trainato dalla hit underground "Nude As The News" - scatena critiche ultra-positive, ammaliate dai vocal catartici e dalle canzoni emotive.
Nel gennaio 1997 Chan fa un viaggio in Sud Africa dove vive "un'esperienza religiosa surreale" che porta alla reale apparizione di una sottana bianca vittoriana che aveva visto in sogno. Quando rientra negli States si stufa presto della scena newyorchese e ritorna a sud, questa volta nel South Carolina rurale. Là è vittima di un incubo nel quale il diavolo avrebbe cercato di attirarla in un campo: al suo risveglio imbraccia la chitarra e scrive sei nuove canzoni, le prime dopo mesi di inattività.
Tra ovvie domande sulla sua sanità mentale, si reca in Australia e si chiude in sala d'incisione con Mick Turner e Jim White dei Dirty Three: dalle session nasce l'album "Moon Pix", pubblicato nel 1998 e anch'esso incensato dalla critica. Due anni più tardi è la volta di "The Covers Record", un tributo a Bob Dylan, Nina Simone, Moby Grape, Lou Reed e Pavement, fra gli altri.
"You Are Free" – inciso da Adam Kasper (Queens Of The Stone Age, Foo Fighters, Pearl Jam) con la partecipazione di Eddie Vedder e Dave Grohl e uscito a inizio 2003 - è il primo album di inediti dai tempi di "Moon Pix" e rappresenta l'apice del talento per la nostra eroina. Qui dà libero sfogo al suo amore per la musica americana e per il folk tradizionale, già osannati nel precedente "The Covers Record", ma in questo caso i due generi vengono assorbiti come parte integrante della sua vita.
Ridotte alla loro essenzialità, canzoni come "Good Woman", "Fool" e "Speak For Me" avrebbero potuto essere scritte sessant'anni fa sotto il portico di qualche casa rurale nell'entroterra del Mississippi, ma la 'gattina' è capace di personalizzare i traditional in modo da farli sembrare figli del Nuovo Millennio. "You Are Free" rappresenta una fetta di storia della musica, vista attraverso gli occhi di una musicista talentuosa pronta a diventare 'patrimonio culturale d'America'.
Nonostante i gongolanti fiumi d'inchiostro scritti su di lei, la cantautrice venuta dal Georgia rimane con i piedi ben piantati per terra e parte per un lungo tour che, oltre agli Stati Uniti, tocca anche l'Europa.
La 'location' che Chan Marshall sceglie per il suo settimo lavoro in studio è la mitica Memphis, terra del leggendario Elvis. Al suo fianco durante le session di registrazione ci sono il chitarrista Mabon "Teenie" Hodges e il fratello bassista Leroy "Flick" Hodges, storici membri della band di accompagnamento del re del soul degli anni '70 Al Green.
La collaborazione non capita a caso, perché l'album che viene pubblicato nel gennaio 2006, "The Greatest", segna un parziale distacco dalle redici folk-blues di "You Are Free" per aprirsi a sonorità soul, ovviamente, grazie all'utilizzo anche di archi e pianoforti.