Cliff Richard

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Cliff Richard

La risposta inglese a Elvis Presley. E uno dei più longevi e duraturi personaggi del pop britannico. La carriera di Sir Cliff Richard comincia alla fine degli anni Cinquanta e dopo oltre 40 anni di canzoni, album, esibizioni, scomparizioni nel dimenticatoio del musicbiz e rinascite clamorose, l'highlander del pop UK è ancora capace di far parlare di sé. Soprattutto per la sua musica e le sue qualità vocali.
Harry Roger Webb (questo il suo nome di battesimo) nasce a Lucknow (India) il 14 ottobre 1940 ma è in Inghilterra che la sua carriera ha ovviamente inizio: ancora teenager comincia a suonare dalle parti dell'Hertfordshire, in compagnia del batterista Terry Smart e del chitarrista Norman Mitham. La band si chiama The Drifters, con una perfetta assonanza con il celebre black American R&B group. Prima di quell'esperienza Cliff aveva suonato con il Dick Teague Skiffle Group, e subito dopo prenderà la strada di Londra, dove comincia a esibirsi dalle parti di Soho, dove i tre vengono presto contattati dal chitarrista Ian Samwell con il quale i Drifters diventano ufficialmente un quartetto.
È un sabato mattina del 1958 che Cliff Richard e i Drifters aprono la porta del successo: in un contest per band emergenti al cinema Gaumont sono notati dal talent scout e agente teatrale George Ganyou che si invaghisce del sex appeal di Cliff oltre che delle sue capacità canore e decide di finanziare il loro primo demo tape con "Breathless" e "Lawdy Miss Clawdy". Una copia di questa prima registrazione giovanile finisce per i soliti misteriosi percorsi sulla scrivania di Norrie Paramor, boss della EMI, che rimane impressionato dalla voce di Cliff e cerca di ingaggiarlo come solista cui affiancare un'orchestra. Cliff tiene duro e grazie anche all'aiuto di un paio di session man Cliff e i Drifters registrano la ballad giovanile "Schoolboy Crush": il progetto vuole farne un singolo ma quando il vinile finisce nelle mani di Jack Good, il produttore televisivo si innamora del lato B "Move It", che giudica come qualcosa di mai sentito prima in Inghilterra. Good spinge la promozione del singolo, la carta stampata parte con un enorme battage pubblicitario e così "Move It" balza al numero 2 delle chart UK e Cliff Richard dopo una comparsata alla trasmissione di Good (Oh Boy!) scalza Marty Wilde dal trono di re del rock and roll inglese.
Il successo improvviso e immediato rompe gli equilibri nei Drifters che perdono Samwell e soprattutto cambiano nome in Shadows, appunto per non creare confusione con la band R&B americana. Intanto gli eccessi di Cliff, il suo personaggio sopra le righe e provocatorio (per l'epoca) spaccano l'opinione pubblica e la stampa inglesi, ma tutto contribuisce alla fama crescente del nuovo idolo dei teenager. La carriera di Cliff è già arrivata al bivio decisivo, e Cliff compie le scelte giuste: prima "Living Doll", che risale al numero 1, tre mesi dopo "Travellin' Light" con gli stessi effetti, e poi l'approdo al cinema con le recitazione, nel giro di 12 mesi, nel dramma a sfondo omosessuale "Serious Charge" e poi in "Expresso Bongo", divertente commedia sul mondo discografico.
Con il 1960 la carriera di Cliff Richard torna sui binari più tradizionali per una delle prime rock star della storia: una manciata di singoli di grande successo ("Please Don't Tease", "Nine Times Out Of Ten", "Theme For A Dream") culminati nel 1962 con "The Young Ones", una pop anthem seguita da una pellicola con lo stesso nome che sbanca il botteghino e spinge ancor più in alto il successo di Cliff Richard come antagonista di Elvis Presley. Il cinema serve come volano per la musica, e infatti prima del 1965 Cliff infila un'altra serie di Top 10 ("Bachelor Boy", "Summer Holiday", "On The Beach" e "I Could Easily Fall") accompagnate da ballad meno dirompenti come "Constantly", "The Twelfth Of Never" o "The Minute You're Gone".
La formula sembra vacillare quando il boom del beat invade anche il Regno Unito e Richard fatica a tenere il passo nonostante la cover dei Rolling Stones "Blue Turns To Grey". Ma il vero shock per i suoi fan è la sua conversione al Cristianesimo orotodosso e fondamentalista che avviene nel 1966: nel clima politico, culturale e ideologico della fine degli anni Sessanta la scelta di mettere la sua voce e le sue doti musicali al servizio della fede non può certo guadagnargli nuovi fan e così dopo "In The Country" e "The Day I Met Marie" Cliff scompare dalle chart. Dopo il tentativo di risalire la china nell'Eurovision Song Contest del 1968 con "Congratulations" e un paio di altri pezzi di buona fattura come "Big Ship" e "Throw Down A Line" con gli anni Settanta sembra ormai certo che la sua carriera discografica e i suoi successi di classifica non si ripeteranno: la facile "Goodbye Sam, Hello Samantha" è l'ultimo colpo di coda e non serve a risollevare la sua fama la seconda partecipazione all'Eurovision Song Contest (con "Power To All Our Friends").
La rinascita arriva nel 1976, quando accorre in suo aiuto l'ex compagno nei Shadows Bruce Welch, che produce l'album "I'm Nearly Famous" con le due hit "Miss You Nights" e "Devil Woman": soprattutto la seconda è sorprendente per la sua immagine di ortodosso cristiano e gli offre la spinta per altri due album (sempre prodotti da Welch) che non sfondano in classifica ma contengono qualche buon singolo come "Green Light". Intanto anche Terry Britten e Alan Tarney, sue antichi backing vocals degli esordi, hanno svoltato verso la produzione e sono proprio loro a spingere Cliff Richard verso la ricerca di un suono e uno stile più contemporaneo. La nuova svolta avviene con "Rock 'N' Roll Juvenile" e con il singolo scritto da Tarney e prodotto da Welch "We Don't Talk Anymore": pop all'ennesima potenza che riporta Cliff in vetta alle classifiche inglesi dopo oltre un decennio e pure in quelle USA. Il nuovo sound di Cliff Richard, decisamente rinfrescato dopo le difficoltà degli anni Settanta, gli permette di sfornare una nuova serie di hit da classifica lungo tutti gli anni Ottanta - da "Carrie" a "Wired For Sound" – e soprattutto lo aiuta a costruire la seconda parte della sua carriera, quella in cui si rivela un fantastico duettatore: Olivia Newton-John, Phil Everly, Sarah Brightman, Sheila Walsh, Elton John e Van Morrison sono i nomi ai quali si accompagna con enorme successo e soprattutto grazie alla sua voce morbida e raffinata.
Duetti, pezzi gospel dal tono religioso, qualche nuovo successo da classifica, l'inno contro la guerra di "From A Distance" composto e interpretato per festeggiare il suo cinquantesimo compleanno: ormai Cliff Richard riesce a tenere assieme tutte le sue anime con eleganza, anche quando diventa chiaro a tutti che le radio commerciali inglesi hanno posto una specie di veto sulle sue canzoni (dimostrato quando la sua "Can't Keep This Feeling In", presentata sotto lo pseudonimo di Blacknight, entra in heavy rotation su tutte le radio per i giovani). Ma ormai Cliff Richard non ha più nulla da dimostrare, è il più longevo, celebrato e influente divo del pop inglese, e così tira dritto per la sua strada affrontando la celebrazione dei suoi 40 anni di carriera con 12 concerti sold out alla Royal Albert Hall e con un'attività live che continua anche dopo il 2000.