Cody ChesnuTT

Cody ChesnuTT

Un fenomeno tutto underground.
Imprimetevi bene in testa questo nome, con le 2 T finali rigorosamente maiuscole: Cody ChesnuTT, uno che ce l'ha fatta. Nel 2003, con un solo album all'attivo, questo cantautore black comincia a raccogliere quello che la maggior parte dei musicisti self-made seminano senza risultati per tutta una vita. Ma chi è veramente Cody ChesnuTT? L'erede di Prince, un Lenny Kravitz più bravo, un Ben Harper in erba? I paragoni con i grandi già si sprecano, ora dipende solo da lui.
Cody comincia a strimpellare con la chitarra quando è ancora un ragazzino nei sobborghi di Atlanta. Crescendo la passione per la musica non accenna a diminuire anzi, monta a dismisura. Finita l'adolescenza, per il giovane, ormai chitarrista provetto, arriva il momento di decidere che cosa fare della propria vita. Il bivio che gli si para davanti gli impone di scegliere tra i suoi sogni e una vita normale. La scelta è scontata, almeno col senno di poi: nel 1992 Cody abbandona il lavoro per cercare la sua strada, ma ci vorranno ben dieci lunghi anni di gavetta - durante i quali si trasferisce a Los Angeles - e apprendistato musicale prima che il suo sogno diventi realtà.
A voler essere onesti il suo non è un salto nel buio vero e proprio: il padre è impresario di molte band locali e Cody non fatica a trovare un gruppo, i Crosswalk, con cui farsi le ossa. Le cose vanno bene, addirittura la collaborazione sembra poter sfociare in un contratto discografico per una major: il disco del debutto è già pronto, c'è anche un titolo ("Venus Loves A Melody"). Poi, improvvisamente, salta tutto. ChesnuTT si ritrova a dover rifare tutto daccapo e da solo. Nel vero senso della parola.
Con il nuovo millennio Cody si ritira nel suo studio casalingo, che lui stesso chiama il 'Sonic Promiseland'. Dopo mesi di home session in solitaria, passati in camera da letto tra strumenti, microfoni e un 4-tracce, ChesnuTT riemerge dal suo sancta sanctorum con in mano un immenso diario musicale fatto e finito, "The Headphone Masterpiece". Un genuino, artigianale, creativo progetto ma di proporzioni epiche: il doppio cd contiene la bellezza di 36 tracce, tutte registrate e mixate dall'autodidatta Cody.
Il disco, anche se frammentario, è un melange colto ed efficace di molteplici stili e culture eterogenee (bianca o nera non fa differenza, Cody si trova suo agio con entrambe) degli ultimi 30 e passa anni: si passa dal soul in falsetto di "Serve This Royalty" al pop/rock post moderno di If We Don't Disagree", dalla psichedelia anni '60 di "Eric Burdon" all'hip hop ignorante di Bitch, I'm Broke". Solo per citare alcune canzoni.
La fama di Cody cresce, lenta ma inesorabile, per subire una decisa impennata dopo la pubblicazione del disco, avvenuta negli States nell'autunno del 2002: Cody viene chiamato a partecipare allo Smokin' Grooves tour al fianco di Lauryn Hill e Outkast, è conosciuto e apprezzato da molti artisti di spessore, tra cui Macy Gray, Nelly Furtado e The Roots.
Proprio a questi ultimi Cody ChesnuTT 'impresta' quello che è forse il suo brano migliore e più rappresentativo ("The Seed", un ibrido di rock e black music riproposto dalla crew di Philadelphia nell'album "Phrenology" con il titolo "The Seed 2.0") per una cover che vede lo stesso Cody nei panni del performer principale.
La canzone assurge al successo radiofonico e televisivo internazionale sospinta da un videoclip che viene trasmesso per settimane in heavy rotation sul circuito di MTV.
A proposito di paragoni eccellenti: ?uestlove, il batterista/dj leader dei Roots, lo descrive così:"Chesnutt è qualcosa di simile a un incrocio tra Beck e Tracy Chapman".