Coldcut

Coldcut

Inglesi, un po' debitori nei confronti della scena acid house e rave d'inizio anni '80, un po' di quella breakbeat dello stesso periodo. Ma soprattutto gran sovrani di quello che una volta era un ambiente frammentato e che poi, unito sotto il loro segno, è diventato il cuore pulsante della musica elettronica sperimentale d'oltremanica.
I loro nomi? Jonathan More e Matt Black, in arte Coldcut, gente che con un solo EP ha conquistato la fiducia di Yaz, Lisa Stansfield, Junior Reid, Blondie, Eric B. & Rakim, Queen Latifah (giusto per citarne alcuni, tutti lì a corteggiarli perché producano o facciano un remix di un loro brano).
Tutto comincia nella prima metà degli anni Ottanta, quando Jonathan More (ex insegnante di storia dell'arte) e Matt Black (programmatore informatico) lavorano insieme come DJ presso l'emittente radiofonica pirata Network 21.
I primi passi nella club-scene londinese preparano il terreno per il debutto col botto: nel 1987 pubblicano l'EP "Hey Kids, What Time Is It?", un prodotto largamente debitore nei confronti di Grandmaster Flash e Double D & Steinski, autentici eroi dell'underground. Ma sopratutto, un prodotto che finisce con l'aprire decine e decine di porte non solo in favore dei Coldcut, ma anche in favore di molti altri DJ, che da questo momento in avanti trovano la strada spianata nella direzione delle collaborazioni in qualità di produttori e remixer.
Dal punto di vista dei soli More e Black, poi, "Hey Kids, What Time Is It?" procura prestigio a palate e un bel po' di quattrini, grazie ai quali i due possono lanciare le loro etichette discografiche personali (Ninja Tune e Ntone).
Le due label diventano presto la casa di alcuni dei più acclamati e influenti esponenti della scena underground post-rave di Londra (gente come DJ Food, Drome, Journeyman, 9 Lazy 9, Up, Bustle & Out, Herbaliser). Sono le basi che porteranno, nell'ottobre del 1995, alla loro definitiva affermazione in qualità di assoluti dominatori della scena underground londinese: comincia tutto per caso, quando i Coldcut organizzano al Blue Note il party di lancio di "Recipe For Disaster" (lavoro di uno dei pezzi grossi della loro scuderia, DJ Food).
Ebbene, il successo è tale da costringerli a un mese come DJ resident, un mese nel corso del quale tutti i Ninja DJ suonano insieme per la prima volta, un mese che passa alla storia dell'underground londinese di fine millennio.
Un passo indietro: dopo la bomba dell'EP "Hey Kids, What Time Is It?", una serie di confuse questioni contrattuali costringono Jonathan More e Matt Black a lunghi ricorsi legali per il possesso del nome Coldcut. La Legge restituisce loro il nome qualche anno dopo, nello stesso 1995 che li consacra sovrani dell'underground londinese. Dopo anni passati a utilizzare nomi diversi per le loro release, i Coldcut festeggiano l'avvenimento con "70 Minutes Of Madness" (1996, un mix-CD che la critica saluta come la migliore dimostrazione delle qualità del duo, della loro versatilità e creatività).
Negli anni successivi pubblico e critica mantengono alta l'opinione sui Coldcut, che del resto possono già fregiarsi di alcuni premi prestigiosi, oltre che di un solido impero underground. Una cosa è certa, però: nessuno dei due DJ si siede sugli allori. Nuovi album, singoli di successo, il lancio di stazioni radiofoniche sul web, l'ampliamento della loro etichetta discografica Ninja Tune, la realizzazione di software per l'elaborazione sonora e il remix in sala di registrazione: la multiforme attività dei Coldcut arriva alle porte del nuovo millennio con molta carne al fuoco e tutta l'aria di sapere come tenere il piede in tutte queste scarpe senza perdere di vista qualità e innovazione.
La dimostrazione arriva già con "Let Us Play" (settembre 1997), un doppio album che rappresenta la prima release dei Coldcut con la loro etichetta Ninja Tune e la cui tournée porterà a destra e a manca la nuova rivoluzione preparata da Matt Black: il VJing, vale a dire la tecnica (e il software) per mixare materiale video con la medesima versatilità dei materiali musicali. Una bomba, insomma.
Quando nel 1999 viene pubblicato "Let Us Replay", l'album non solo vanta collaborazioni con gente tipo Cornelius, Carl Craig, Shut Up And Dance e Ryuchi Sakamoto, ma si arricchisce di una copia omaggio del software Vjamm (un chiaro esempio delle convinzioni politiche del duo inglese, sempre più coinvolto nei movimenti d'opinione anche oltreoceano).
I primi anni del nuovo millennio vedono moltiplicarsi esponenzialmente le loro iniziative musicali e non. Probabilmente è anche per questo che il successivo album lungo arriva 'solo' nel 2004: si tratta di "People Hold Oh – The Best Of Coldcut" e raccoglie un affresco di 15 brani per raccontare (o ripassare) un quindicennio abbondante di musica.
La nuova release di materiale originale arriva grazie ai singoli "Everything Is Under Control" (novembre 2005) e "Man In A Garage" (gennaio 2006), che anticipano la pubblicazione del nuovo album, "Sound Mirrors" (febbraio 2006).