Crookers

Crookers

Verrebbe da dire due ragazzi come tanti per come Phra e Bot, i Crookers, incarnino una semplicità urbana, senza fronzoli, certo unita a una buona dose di gradevolezza umana, di simpatia.
Se non fosse che i due italiani -- il primo viene dalla provincia di Verbania, il secondo dall'hinterland milanese -- hanno qualcosa che è raro trovare in molti loro coetanei tra i 20 e i 30 anni. La passione. Una passione smisurata. Che se la unisci a un talento fuori dall'ordinario ne esce un cocktail micidiale. Qualcosa di esplosivo. La formula bomba dei Crookers -- questa la loro ragione sociale da quando, più o meno a metà anni Zero, hanno deciso di fare musica insieme -- è un concentrato di attitudine e impulso irrefrenabile all'atto creativo, naturalezza e voglia di abbattere le barriere.
Certo, hanno una confidenza incredibile con le macchine e i computer per fare musica elettronica, ma non inseguono virtuosismi a vuoto né si prestano a essere tipi da hype effimero, diversamente da tanti altri nuovi produttori che hanno fatto capolino sulla scena da ogni parte del mondo negli ultimi tempi. Forse perché sanno che passione è sinonimo di sacrificio, e la disciplina con cui hanno fatto crescere il loro talento è encomiabile. Nei ritmi di lavoro stakanovisti e sempre motivati dei due c'è tutta la differenza tra passione vera e ambizione fine a se stessa, tra quel talento autentico che porta a vivere completamente per la musica e la pura sete di successo.
Quando i Crookers hanno iniziato a farsi notare nell'underground qualche anno fa, è stato subito chiaro che avevano un passo differente. Al di là del loro specifico stile, in Italia non si era mai visto in ambito dance un approccio così libero e creativo. Ma per quanto era lecito aspettarsi grandi cose da loro, non si poteva immaginare che pochi anni dopo ci saremmo trovati davanti a un disco così spettacolare com'è "Tons Of Friends".
Partiti da subito con una serie di influenze che spaziavano dall'hip-hop all'house passando per le più varie declinazioni elettroniche dei suoni da club, particolarmente sensibili a quello stile inglese chiamato "fidget", un mix di mentalità "street", estetica rap e dance grooves futuristici che ha precursori nei Basement Jaxx più sperimentali e principale diffusore in Dave Taylor aka Switch, i Crookers sono diventati con i loro primi remix importanti per Chemical Brothers (i primi a citare gli italiani come una realtà da tenere d'occhio) e Armand Van Helden, di fatto un punto di riferimento per la stessa scena che li aveva influenzati.
A quel modello loro aggiungono la forza ipnotica della trance europea e una serie di ruvidezze da rave, creando un contrasto tra il calore della cultura black e la spinta modernizzatrice di quella bianca, con un'operazione simile al lavoro rivoluzionario di Timbaland quando ha prodotto "FutureSexLoveSounds" di Justin Timberlake. Il rap rimane infatti il primo modello di riferimento per i nostri, e quando nel 2008 esce la loro interpretazione di Day And Nite, un pezzo di un allora sconosciuto Kid Cudi, i Crookers vanno definitivamente in orbita, dopo aver toccato un nervo scoperto tanto nella scena dance quanto in quella hip-hop. Iniziano gli attestati di stima da parte dei grossi nomi, Will i Am dei Black Eyed Pies per primo, e se con i primi EP per la Southern Fried di Norman Cook aka Fatboy Slim, e decine di remix, mantengono una forte credibilità underground, nello stesso tempo scatta il fanatismo adolescenziale testimoniabile dai video delle tante serate che appaiono su youtube.
In parte la musica eccitante, in parte la loro immagine spontanea e un po' da fumetto, fa sì che i ragazzi vengano letteralmente idolatrati da una globalità teenage che va dall'America al Giappone passando per Australia ed Europa. Jimmy Iovine della Interscope telefona personalmente per chiedergli di remixare gli U2, a consigliarglielo è stato suo figlio che è fan. Britney Spears, che era stata scavalcata nella classifica inglese dalla loro versione di Day And Nite (finita al secondo posto delle UK pop chart), si farà remixare anche, e così pure Lady Gaga per Telephone, il pezzo con Beyoncé.
Mancava solo un dettaglio. L'album. Quando tutti si aspettavano che i Crookers facessero un disco facile, pieno di cloni di una hit come Day And Nite, i due se ne escono con una mostruosa macchina crossover come "Tons Of Friends", qualcosa che si muove su due livelli. Da una parte porta definitivamente l'hip-hop nel ventunesimo secolo, dal momento che non solo Phra e Bot sono i primi italiani a riuscire a produrre rap agli standard americani, ma in più cambiano le regole del rap, mixandolo con tutti i suoni meticci che si possano immaginare, per questo gli americani sono innamorati di loro.
Parallelamente "Tons Of Friends" si muove nella tradizione di una crossover dance dalle aperture pop che è terreno minato da sempre, perché bilanciare i generi, mantenere un equilibrio tra l'energia dello slancio underground con l'immediatezza di una comunicazione fresca e popolare è molto difficile. I Crookers ci riescono. E fanno ancora di più. In un disco dove la controversa logica del featuring è portata agli eccessi - il titolo in italiano vuol dire qualcosa come "un sacco di amici" - qui si sente una cosa di difficile realizzazione, possibile solo quando chi gestisce il gioco ha una grande personalità e quando in ballo c'è un'energia vera. "Tons Of Friends" è una grande festa dove tante voci importanti -- per dire solo qualche nome, da Kelis a Will i Am, da Pitbull a Kardinal Offishall passando per Roisin Murphy e Tim Burgess, Soulwax e Igor Cavalera di Sepultura fama, e ancora sul fronte italiano Fabri Fibra, Dargen D'Amico, Samuel dei Subsonica -- si divertono sul serio, e non timbrano il cartellino come succede quasi sempre in questi casi.
E la ciliegina sulla torta di tutto questo, è che, mentre si viene risucchiati dal mood caleidoscopico del disco, una centrifuga euforizzante capace di passare dal ragga e dal rap più tecnologici e sporchi a raffinati numeri melodici, dai fantasmi del dubstep allo spirito dell'house, si capisce che questo è solo il primo grande tassello di una vicenda, quella artistica di due ragazzi di nome Phra e Bot, già lanciata verso il futuro.