Daniel Merriweather

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Daniel Merriweather

Tre lunghi anni sono trascorsi da quando Daniel Merriweather - 26 anni -ha rinunciato alle strade di Melbourne e alla nativa Australia per il fermento cosmopolita di Manhattan, il cuore di NYC.
Il percorso che approda alla pubblicazione dell'album d'esordio "Love & War" ci porta ancora più indietro nel tempo attraverso continenti, generazioni, relazioni, scontri e stati d'animo.
Qualcuno di voi conoscerà Daniel come l'avvolgente voce della famigerata cover del produttore Mark Ronson di "Stop Me", storico brano degli Smiths. Ma Daniel è un personaggio dal temperamento ben delineato e 'Love & War' saprà estirpare qualsiasi preconcetto su di lui. Del resto basterebbero cinque minuti in sua compagnia a chiarirci le idee. Colpiscono la sua tenacia e combattività, il senso dello humour, la consapevolezza di sé, il senso pratico e l'articolata eloquenza, qualità inconsuete in un giovane della sua età.
Con Love & War Daniel ha dato vita ad un progetto basato sulla giustapposizione di due realtà culturali metropolitane, un confronto insieme complicato e spensierato che mai diventa schizofrenico. La produzione pop esemplare e la tentazione di realizzare un disco neo-soul contemporaneo che fosse ingegnoso e pacato sono mitigate a favore dello spazio, dell'intimità mentale ed emotiva, dell'espansione sonora e dell'introspezione.
I risultati sono sbalorditivi: un folk acustico impetuoso, delirante, alimentato dall'energia di label come Motown & Stax, con un cuore grande come l'Alaska. È in tutto e per tutto il classico debutto che tutti sognano, stracolmo di singoli mozzafiato, ben lontano dal ricordo del musicista che suona per le vie di Melbourne per racimolare pochi dollari.
Nato e cresciuto in un quartiere operaio alla periferia est di Melbourne, Daniel Paul Merriweather ha due fratelli; il padre e madre sono insegnanti. "Vivevo in una città al capolinea di una tratta ferroviaria e ai margini della foresta. L'infanzia la passavi cercando di tirare avanti. Lo stile di vita era piuttosto modesto. Da ragazzino ho trascorso molto tempo per i fatti miei, percorrevo grandi distanze da solo a pensare e rimuginare. Avevo una grande immaginazione da ragazzino e mi affascinava la filosofia".
Il Daniel teen-ager si lascia sopraffare dalle distrazioni e finisce per mettersi nei guai. "Lottavo contro qualcosa...", spiega... È così che si ritrova immischiato in situazioni spesso spinose e a volte violente. Quando è chiamato a comparire in tribunale con l'accusa di aggressione si teme che possa finire in galera come alcuni dei suoi coetanei. "Si è presentato mio padre in tribunale. È stato lui solo, quell'uomo modesto dai modi gentili, con quell'abito fuori moda che aveva dagli anni '70, a influenzare la decisione del giudice: 'Le cose possono sistemarsi per questo ragazzo."
Daniel riesce ad evitare la prigione ma finirà per abbandonare gli studi. "Non c'erano molte possibilità per me a quel punto" racconta, "Non sono stupido, immagino che avrei dovuto cercare altre alternative, ma in quel periodo era molto difficile. Dovevo pensare a guadagnare e a mantenermi. Ho lavorato da KFC (Kentucky Fried Chicken) per un paio di mesi ma non faceva per me, così ho deciso di provare quest'avventura della musica," ammette sorridendo.
Grazie al cielo la musica è sempre stata un ingrediente fondamentale nella vita di Daniel. "Ho cominciato a suonare il violino quando avevo quattro anni, il violino Suzuki; a quell'età impari a suonare ad orecchio senza leggere gli spartiti. Cominci con un righello ed una scatola di fazzolettini, impari prima la postura e la posizione dei piedi, poi cominci ad apprendere la tecnica. A tredici anni ero in grado di suonare concerti di Vivaldi imparati ad orecchio pur non sapendo leggere la musica."
"Ho sempre cantato. Per molti versi la voce è sempre stata il mio vero strumento: le canzoni di Elvis Presley canticchiate sotto la doccia, poi la passione per l'r&b e l'hip hop negli anni '90. Mi appassionava qualsiasi cosa che fosse vocalmente significativa, qualsiasi artista che raggiungesse sonorità suggestive con la voce, D'angelo, Boyz II Men, Nas, Thom Yorke, Otis Redding, Jeff Buckley, chiunque. Per suscitare emozioni non servono necessariamente espedienti complicati. Si può essere più eloquenti usando solo poche parole. Ora ho capito che non serve soffermarsi un'eternità a spiegare le cose, altrimenti finisci per girare in tondo e a vuoto". Una filosofia che in seguito applicherà al suo lavoro.
Guadagnatosi in fretta l'attenzione dell'industria musicale australiana, dopo la firma con la label indipendente Marlin comincia a lavorare sui brani dell'album d'esordio, ma prima della pubblicazione lo riporrà nel cassetto: la label semplicemente "non era pronta e non era quello che volevo." Diverse major lo corteggiano, poche riescono però a guardare oltre le implicazioni del mercato e ad intuire come la sua voce possa inserirsi nella rock music locale che in quel periodo scala le classifiche. Fortunatamente il destino fa in modo che i suoi demo arrivino all'attenzione di Mark Ronson. Il produttore si innamora istantaneamente della sua voce. Nasce così una partnership professionale unica, oltre che una grande amicizia. Dopo un paio d'anni a fare la spola dall'Australia, l'etichetta di Mark e di Rich Kleiman, la Allido Records, in partnership con la J Records, è pronta per iniziare il lavoro che porterà Daniel al grande pubblico.
La strada per 'Love & War' passa attraverso 18 mesi di composizione e registrazione, intervallati dai tour con i Version Players di Ronson, poi il ricovero per il polipo alle corde vocali e il successivo periodo di convalescenza per arrivare al disco che ascoltiamo ora. "Sentivo che qualcosa era cambiato. Sono tornato in studio dopo essermi ristabilito. Alcuni pensavano che sarei stato più cauto, per me invece è arrivata la vera liberazione. La vita è breve, mi sono detto: tanto vale che ce la metta tutta. Cantare è coinvolgente ed appassionante. Bisogna dare molto. Un mese o due di tregua prima di tornare in studio bastano per farti stare bene."
"Ogni brano esordiva con me seduto con la mia chitarra, ma si concludeva in maniera completamente differente. Collaborare con Mark è stata una vera benedizione. Lavora molto con i Dap Kings. È a loro che ho portato diverse di canzoni che normalmente non tratterebbero. Il loro genio musicale ha davvero aiutato i brani a crescere. Volevo dimenticarmi dei generi musicali e realizzare un album di soli brani suonati da buoni artisti. Sognavo un album spontaneo, che innocentemente e ingenuamente trovasse la propria collocazione...Vedevo intorno a me un eccesso di "pensare" e carenza di "cantare", che cosa è mai successo al canto?