Dave Matthews Band

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Come diventare un fenomeno pop senza inquinare una mentalità grass-roots? Come assurgere a America's hottest property nonostante ci siano un violino e un sax nella vostra line-up? Pensate sia un'impresa impossibile? No, e la storia della Dave Matthews Band ne è la prova.
Con la voce espressiva e vulnerabile del frontman Dave Matthews, il quintetto americano intesse una trama di suoni stupefacente, tanto cool, malvagia e furiosa quanto il rock'n'roll non sia mai stato.
C'era un tempo in cui qualsiasi movimento rock scaturiva dalle radici grass. E se molto è cambiato da allora, una band che ha quasi sempre lavorato da sola, contrariamente alle collaborazioni degli ultimi anni, può generare il tipo di elettricità organica che schiere di addetti al marketing si sforzerebbero inutilmente di ricreare spendendo ingenti fortune.
Il vocalist Dave Matthews, sudafricano espatriato in America quando è adolescente, dà origine al gruppo a Charlottesville, Virginia, all'inizio degli anni '90. Insieme a lui ci sono il prodigio sedicenne Stefan Lessard (basso), Boyd Tinsley (violino) e i due jazzisti Leroi Moore (sax), e Carter Beauford (batteria): la loro musica è la versione pop dei Grateful Dead incrociata con le esplorazioni worldbeat di Paul Simon e Sting. I cinque si costruiscono un forte seguito grazie al passaparola e a una serie di concerti che li portano in giro per tutto il paese, concentrandosi soprattutto nei campus universitari.
Il loro segno distintivo è che non esiste un vero e proprio leader: se può sembrare che sia Dave per il fatto che è il vocalist, altre volte è il sax di LeRoi a prendere il sopravvento, oppure il violino di Boyd ad essere al centro del palco. Quanto a Carter e Stefan, non sono una semplice sezione ritmica. Il risultato è che chiunque abbia mai ascoltato la DMB – dal vivo o su disco – non si è mai trovato di fronte una produzione mono-corde.
Oltre ad attrarre una quantità considerevole di fan, il loro album auto-prodotto, “Remember Two Things”, riesce a vendere bene (10 mila copie al mese) nonostante sia una pubblicazione indipendente.
Presto catturano l'attenzione delle Major e messa sotto contratto dalla RCA, la Dave Matthews Band debutta ufficialmente con “Under The Table & Dreaming”, prodotto da Steve Lillywhite (U2, Talking Heads, Rolling Stones) nell'autunno 1994. Nella primavera del '95 il singolo “What Would You Say” è proiettato nelle chart, dimostrandosi così una hit istantanea che vende oltre un milione di copie e che porta il gruppo sotto gli occhi di tutti.
L'album li porta on the road per la prima tournée ufficiale nazionale: il tour dura più di un anno e include date sold out in tutto il paese, una fase in Europa e due estati sul palco principale dell'Horde Festival. Un anno e mezzo dopo la sua uscita, quando la band è pronta a rientrare in studio per un secondo lavoro, il disco ha venduto più di 4 milioni di copie nei soli States aggiudicandosi 4 dischi di platino.
Nell'aprile 1996, la Dave Matthews Band pubblica “Crash”, che entra in classifica al numero due, prestissimo diventa disco di platino e dà vita alla hit radiofonica “Crash Into Me”, nominata a ben due Grammy Awards. Durante tutto il 1996, il gruppo si imbarca in un tour di supporto al nuovo disco, che arriva così a essere certificato due volte platino.
È quell'anno che inizia una famosa polemica fra Matthews e i pirati musicali: il cantante, insieme al Governo Federale, si scaglia in un duro attacco contro i venditori di bootleg, prendendo di mira i piccoli negozi che vendono dischi semi-legali e performance live non autorizzate. I suoi sforzi portano a una crisi senza precedenti del mercato nero nel 1997 e la maggior parte delle società di bootleg viene messa sotto inquisizione dal governo federale Usa, con un forte impatto sull'intero mercato underground.
Come risposta ai contraffattori di musica, Dave Matthews pubblica un live ufficiale doppio, “Live at Red Rock 8.16.95” nell'autunno 1997. Il disco ottiene un successo inaspettato senza il sostegno di alcuna attività di marketing, debuttando al numero tre in classifica e vendendo un milione di copie nei primi cinque mesi dalla sua uscita.
Questo lavoro segna la strada per la release del 1998, “Before These Crowded Streets”, il disco più ambizioso della band, che si piazza direttamente in vetta alla Billboard Chart americana. Due altri live seguono l'anno successivo: il primo è “Live At Luther College”, uno showcase acustico con protagonisti Dave Matthews e il chitarrista Tim Reynolds (già collaboratore della Band); il secondo è “Listener Supported”, registrato alla Continental Airlines Arena del New Jersey. Come per “Live At Red Rocks”, il successo di questi album è soltanto determinato dal diffondersi del passa-parola fra i fan.
I fine anni '90 sono anche segnati da una quantità interminabile di tour, con show sold out in tutti gli Stati Uniti: non sorprende che nel 2000 la Dave Matthews Band sia riconosciuta come il gruppo che ha ottenuto maggiori incassi con i propri concerti negli States. Il Nuovo Millennio vede la band rientrare in studio a Los Angeles con Glen Ballard per incidere il quarto album in studio, “Everyday”, che vede la luce nel febbraio 2001. In questo disco, Dave suona per la prima volta la chitarra.
Se potevate avere dei dubbi, i cinque si mettono di nuovo sul loro tourbus e continuano a fare concerti su concerti lungo le strade degli USA e nell'ottobre del 2001 esce “Live in Chicago”, il frutto di tutte quelle notti passate sul palco in compagnia di ospiti come Victor Wooten, Maceo Parker, e Tim Reynolds.
Nel Gennaio del 2002 la band torna in studio a Sausalito, California e riprende in mano alcuni brani già registrati nel 2000 con i quali da vita a “Busted Stuff”, un disco che prende le distanze dalle chitarre elettriche inserite con la produzione di Glenn Ballard per tornare, con Stephen Harris ai suoni R&B dei primi tempi.
Per testimoniare l'importanza che la band attribuisce alle esibizioni live, dai nuovi brani di “Everyday” e “Busted Stuff” nasce il quinto live ufficiale della DMB, “Live At Folsom Field”, in cui emergono una vocazione soul solo intuita nei lavori in studio e gli interventi fortemente balck delle coriste che spingono il canto di Dave Matthews verso la libertà.
Il 2003 è l'anno di “Some Devil”, il primo disco solista di Dave Matthews, che segna una nuova direzione nel suono, anche grazie agli interventi di Tim Reynolds e Trey Anastasio, e soprattutto l'espressione della sua dimensione interiore.