David Byrne

David Byrne

Quando si parla di artisti a 360 gradi non si può non citare David Byrne: musicista, fotografo, regista, attore, compositore. Insomma, un gran talento che è riuscito a sdoganare la world-music vestendola di rock, pop, dance a seconda dell'ispirazione.
Meglio conosciuto per la sua posizione come frontman d'avanguardia del gruppo new wave Talking Heads, il David Byrne solista ha, sì, ottenuto meno successo della band, ma non si è certo risparmiato – quanto a spirito d'avventura – nella produzione del proprio lavoro, riuscendo a far convivere forme di comunicazione diverse come la world music, la cinematografia e la performance art.
Nato il 14 maggio 1952 a Dumbarton, in Scozia, Byrne viene cresciuto a Baltimora, nel Maryland, USA. Figlio di un ingegnere elettronico, suona la chitarra in una serie di band giovanili prima di iscriversi alla prestigiosa Scuola di Design del Rhode Island. Ma, sentendosi alienato dai suoi compagni, per la maggior parte appartenenti alla upper-class borghese, abbandonerà tutto dopo un solo anno di studi.
In quel periodo suona come solista (lo strumento che usa è l'ukulele) e forma un ensemble new wave-punk, gli Artistics (anche conosciuti come gli Autistics) insieme ai compagni di scuola Chris Frantz e Tina Weymouth. Dopo aver cambiato il nome della band in Talking Heads, e arruolando l'ex-Modern Lover Jerry Harrison, i quattro si trasferiscono a New York dove ottengono la loro grande occasione aprendo per i Ramones al notorio club CBGB's. Tre anni più tardi vengono messi sotto contratto con la Sire Records. Una serie di LP – fra cui il debutto “Talking Heads '77” (1977), “More Songs About Buildings And Food” (1978) e “Remain In Light” (1980) li afferma come uno dei talenti più visionari della musica contemporanea.
L'eclettico frontman si rivela uno sperimentatore di suoni, aggiungendo strumenti elettronici, funk, world music e percussioni africane allo stile della band. In quasi 12 anni di carriera il quartetto registra 10 album che includono hit come “Psycho Killer”, “Burning Down The House” e “Road To Nowhere”, mentre la presenza sul palco energetica e nervosa di Byrne lo afferma come il frontman indiscusso della band.
Durante un periodo sabbatico, nel 1981, Byrne si avvicina a Brian Eno (produttore di molti lavori degli Heads) per dar vita a “My Life In The Bush of Ghosts”, un album complesso ed evocativo che fonde musica elettronica con percussioni dal Terzo Mondo e ipnotici effetti vocali. Quello stesso anno, comincia ad esplorare il mondo del teatro, componendo l'intera colonna sonora della produzione di Broadway “The Catherine Wheel”, un'opera di danza coreografata da Twyla Tharn.
Il suo successivo lavoro come solista appare nel 1985 con la musica per The Knee Plays, un progetto in New Orleans style influenzato dalle bande di ottoni composto per una porzione dell'epica teatrale di Robert Wilson, “Civil Wars”. L'anno seguente scrive, dirige e interpreta il film “True Stories”, una serie di vignette comiche basate su ritagli di giornali presi da tabloid come il Weekly World News. Inoltre scrive e produce la maggior parte della colonna sonora della pellicola, mentre si accinge a ricoprire il suo consueto ruolo di leader dei Talking Heads per il nuovo album, anch'esso intitolato “True Stories” e pubblicato a fine '86.
Due anni più tardi scrive le musiche per la commedia di Jonathan Demme, “Married To The Mob” e – insieme a Ryuichi Sakamoto e Cong Su – vince un Oscar per il suo lavoro alla colonna sonora del capolavoro di Bernardo Bertolucci, “L'Ultimo Imperatore”. Sempre nel 1988 la sua fascinazione per la world music – che tanto ha influenzato il suo stile di performer e le poliritmie complesse dei Talking Heads – lo porta a fondare una sua etichetta, la Luaka Bop, volta a dare diffusione statunitense alla musica di tutto il mondo. In quel periodo, gli Heads pubblicano “Naked”, il loro ultimo LP in studio, lasciando a David la possibilità di dedicarsi al lavoro solista full-time.
Ê il 1989 quando ricompare sulla scena con “Rei Momo”, una collezione ispirata da ritmi latini, e con il documentario “Ile Aiye (The House Of Life)”, incentrato sui rituali della musica dance Yoruban. Nel 1991 collabora di nuovo con Wilson su “The Forest”, scrivendo gli spartiti per un'orchestra completa.
“Uh-Oh”, pubblicato nel 1992, segna il suo ritorno a una performance rock più convenzionale, una direzione che persegue anche sul disco omonimo uscito nel 1994.
Nel 1997 esce “Feelings”, inciso con membri dei Morcheeba e Devo, mentre “Look Into The Eyeball” è del 2001. Il disco, le cui incisioni sono iniziate nel 1998 in una cittadina sperduta dell'Andalusia, subito dopo il termine del suo tour con il Balanescu Quartet, è il contenitore perfetto di sound caldi, lirici, bellissimi ed emotivi associati con archi e parti orchestrali messe insieme a groove e beat specificamente disegnati per il movimento del corpo. Nelle intenzioni del suo creatore ha il compito di far ballare l'ascoltatore, ma anche di farlo piangere.
Nel 2002 David Byrne diventa a furor di popolo un idolo delle discoteche (chiudendo un ipotetico cerchio iniziato con la hit “Burning Down The House” dei Talking Heads) collaborando con gli X-Press 2 all'infettiva canzone “Lazy”, che ottiene un enorme airplay radiofonico e televisivo, consacrandosi come il pezzo house più cool dell'estate.
Quando si parla di sette vite…