David Gilmour

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David Gilmour

La chitarra dei Pink Floyd.
Un tocco inconfondibile, un sound etereo, la capacità di comporre assolo di rara musicalità: la carriera di David Gilmour non può essere raccontata senza considerare il gruppo insieme al quale ha fatto la storia della musica, ma è anche vero che accanto alla leggenda c'è stato abbastanza spazio per imbastire un'interessante carriera solista.
Nato a Cambridge, in Inghilterra, il 6 marzo 1946, David Gilmour appartiene alla buona borghesia britannica, ha un'infanzia serena e comincia a farsi un'idea dell'arte frequentando il Cambridgeshire College of Arts and Technology. È qui che incontra Syd Barrett, futura anima dei primi Pink Floyd: i due diventano amici e trascorrono le pause pranzo a suonare la chitarra (spesso è Gilmour a fare da insegnante a Barrett), però non formano un gruppo insieme.
Anno 1963: David Gilmour entra nella sua prima band di un certo spessore, i Joker's Wild. Tre anni dopo, nel 1966, guida una nuova formazione di cui fanno parte alcuni ex Joker's Wild e che prende il nome di Flowers: è con questo gruppo che Gilmour si ritrova a suonare in giro per l'Europa fino a gran parte del 1967.
Poi arriva la svolta di una vita.
Dipende tutto dall'ex compagno di classe Syd Barrett, che dopo aver trasformato i Pink Floyd in una delle realtà più fulgide del panorama psichedelico inglese ha cominciato una parabola personale discendente, caratterizzata dall'abuso di sostanze lisergiche e da una situazione psicologica sempre più precaria. Finisce che i Floyd devono cercarsi un sostituto e allora Roger Waters pensa di rivolgersi proprio a David Gilmour: all'inizio del 1968 la nuova formazione diventa realtà e il 28 giugno dello stesso anno un trionfale concerto a Hyde Park consacra il sodalizio.
Da qui in avanti la storia di David Gilmour diventa quella dei Pink Floyd, impegnati a entrare nella leggenda con una serie di album straordinari e con una concezione rivoluzionaria dei concerti dal vivo. Questa è però un'altra storia.
Per tornare a poter scindere Gilmour dai Floyd bisogna aspettare la fine degli anni Settanta, in particolare la primavera del 1978, quando il chitarrista pubblica il suo primo album solista, l'omonimo "David Gilmour". Si tratta di un lavoro nel solco dell'attuale sound dei Floyd ed è significativo che uno dei brani non inseriti nel disco sia "Comfortably Numb" (di lì a poco uno dei grandi classici della band).
Sia come sia, la fine degli anni Settanta è anche un periodo di crescenti tensioni all'interno del gruppo, soprattutto per quanto riguarda i rapporti fra Roger Waters e Richard Wright (che viene persino cacciato durante la registrazione di "The Wall").
Sono le prime avvisaglie di quello che accadrà dopo la pubblicazione di "The Final Cut" (1983), che sancisce la rottura fra Gilmour e Waters e che porta all'abbandono di quest'ultimo, a un contenzioso in tribunale per stabilire chi avesse diritto all'uso del nome Pink Floyd e infine alla rinascita della band con i soli Gilmour, Wright e Nick Mason.
È in questo momento di estrema difficoltà, mentre gli ex compagni d'avventura si scannano a suon di leggi e cavilli, che Gilmour pubblica il suo secondo album solista, "About Face" (1984).
Nel 1985 Waters, che ha perso al causa, dichiara che i Pink Floyd sono morti.
Invece è l'inizio di una nuova era, quella in cui Gilmour diventa il centro gravitazionale del gruppo e che vede il loro ritorno sulle scene con l'album "A Momentary Lapse Of Reason" (anno 1987, decisa svolta verso sonorità pop).
Nonostante il successo commerciale, i Floyd sotto l'egida di Gilmour procedono con una certa lentezza e negli anni successivi ognuno dei tre membri si dedica a progetti solisti.
Quelli di David Gilmour lo vedono impegnato come session man, producer e special guest nei lavori di numerosi musicisti, da Kate Bush a Grace Jones, da Bryan Ferry ai Supertramp, da Warren Zevon ad Alan Parsons (giova peraltro che sia capace di suonare anche il basso, le tastiere e la batteria).
Il ritorno dei Pink Floyd è per il 1994, quando EMI pubblica "The Division Bell", spedisce il gruppo in tournée e l'anno successivo fa uscire il live che la documenta ("Pulse").
Due anni dopo la band entra nella Rock and Roll Hall of Fame.
Sono però gli ultimi successi di un gruppo che ormai sta diradando sempre più i suoi impegni, tanto che i fan accolgono con entusiasmo la notizia di una reunion insieme a Waters in occasione del concerto di beneficenza Live 8 (2 luglio 2005).
A febbraio dell'anno successivo, però, Gilmour annuncia che i Floyd non suoneranno mai più dal vivo: "Ormai ho 60 anni – dice – e non ho il desiderio di continuare a lavorare così duramente. I Pink Floyd sono stati un elemento importante nella mia vita, ho passato momenti meravigliosi, ma ormai è finita. Per me è molto meno complicato lavorare da solo".
Detto, fatto, a marzo del 2006 esce il suo terzo album solista, "On An Island": tutte le tracce del disco sono composte da lui, mentre i testi devono moltissimo a sua moglie Polly Samson (a proposito: Gilmour ha 4 figli, tutti avuti col primo matrimonio).