David Gray

David Gray

Uno dei pochi inglesi da cui l'Irlanda si è lasciata colonizzare.
Sì, perché David Gray, con le sue canzoni teneramente acustiche e introspettive, ha dovuto fare tappa nell'isola verde (da sempre avversaria della Gran Bretagna) prima di propagarsi in tutto il Vecchio Continente come uno dei rappresentanti più sensibili del folk-pop d'Oltremanica.
Gray, nato a Manchester nel 1970 (ma altre fonti sostengono 1968), cresce a Solva, un villaggio di pescatori nel Galles, e poi si trasferisce a Liverpool per frequentare l'Università. In questo periodo comincia a masticare il punk, ma poi si dà all'esplorazione di nuovi stili di scrittura, riuscendo così a scoprire di avere una non trascurabile e personalissima vena poetica.
Poco dopo si trova a Londra, a stringere nelle sue mani un contratto discografico con la Hut Recordings (sussidiaria della Virgin Records), per la quale esce il singolo "Birds Without Wings" nel 1992. L'anno successivo è la volta dell'album d'esordio "A Century Ends", che, attraverso storie di rabbia, amore e solitudine, afferma lo stile tipico di David, dolce e selvaggio. Ma, nonostante cominci a farsi un seguito per la passione del suo lavoro, non riesce ancora a conoscere il successo vero e proprio.
"Flesh" (1994), che segue il tour solista e come supporter di Shawn Colvin, non riscuote molta fortuna e la sua label straccia il contratto. David rimane 'orfano' per poco: la EMI, noncurante del suo trascorso commerciale decisamente critico, lo prende sotto la sua ala per dare alle stampe il terzo lavoro. Intanto, in Irlanda comincia a spargersi la voce dell'esistenza di un cantautore delicato e infiammato dal sentimento, grazie al supporto di No Disco, un programma di videoclip alternativi che fa di Gray il suo preferito e il più gettonato.
Sulla scia di questa seppure flebile indicazione di un potenziale successo, nel 1996 viene pubblicato "Sell, Sell, Sell", il sui esito è l'esatto opposto dell'augurio contenuto nel titolo. I tour di spalla a Radiohead e Dave Matthews Band non riescono a risollevarne le sorti.
Abbandonato per una seconda volta dalla discografia, il folk-singer trae il meglio dall'acquisita indipendenza e comincia a scrivere quello che sarebbe diventato il disco di rottura. Inciso nel suo appartamento londinese, grazie a un mix facile di sampler e chitarra acustica, "White Ladder" esce nel 1998 per la IHT (label indie da lui stesso fondata) e segna la svolta verso quel tipo di riconoscimento che l'artista stava inseguendo senza ottenere risultati. Ad avallare la qualità dei suoi sforzi e delle sue intuizioni non è solo l'esplosione commerciale in Irlanda (dove entra subito in Top 30, per diventare poi uno degli album più venduti in assoluto), ma la sponsorizzazione di Dave Matthews in persona, che coglie ogni occasione pubblica per indicarlo come uno dei suoi artisti preferiti, arrivando a stampare l'LP in America sulla sua ATO Records nel 2000 (lo stesso anno in cui il disco fa capolino in Italia).
Da quel momento, Gray – grazie a singoli come "Babylon" e "Please Forgive Me" – vede il disco diventare doppio platino, si aggiudica una candidatura ai Grammy come Best New Artist e comincia a diventare una presenza fissa nelle chart annuali.
Sulla scia della ritrovata strada per la vetta, nel luglio 2001 escono "The EPs '92-'94" e "Lost Songs" e vengono ripubblicati i primi due album.
Ma Gray, che non dà vita a materiale inedito dal 1998, freme per sfornare un nuovo lavoro: riprendendo la collaborazione con il visionario cantautore e polistrumentista Clune e con Iestyn Polson si ritira in una minuscola sala d'incisione per registrare "A New Day At Midnight" (2002). Il disco esplora i sentimenti di perdita e mortalità pur riuscendo a rimanere leggero e decisamente vitale, nel tipico stile David Gray.
Nell'autunno del 2003 è già al lavoro sul materiale per il nuovo disco, che comincia a comporre durante la stesura della colonna sonora del film di Amma Asante "A Way Of Life" (nelle sale inglesi nel 2004). Rispetto a "A New Day At Midnight", questa volta Gray ha ambizioni diverse: uscire dalla dimensione fai-da-te delle registrazioni domestiche e concedersi finalmente di sperimentare le opportunità di uno studio di registrazione con tutti i crismi. Il processo lavorativo dura quasi un anno e mezzo e coinvolge oltre 50 musicisti e un produttore di abilità riconosciuta, Marius De Vries (all'opera su Rufus Wainwright, David Bowie, Madonna, U2).
"Life In Slow Motion" esce nel 2005 e mostra un respiro più ampio ed astratto, che sconfina nel paesaggio sonoro, mentre i testi, meravigliosi come sempre, abbandonano in parte le tematiche autobiografiche dell'album precedente.