David Lee Roth

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David Lee Roth

Il prototipo del frontman: biondo, capelli lunghi al vento, selvaggio, maschio fino al midollo, David Lee Roth incarna la quintessenza del rocker al 100%. La sua carriera ne è la testimonianza più clamorosa: front leader dei Van Halen, la metal rock band più in voga degli anni Ottanta, e poi solista dalle vendite clamorose, David Lee Roth vive da sempre una vita all'insegna del rock & roll, tra polemiche furibonde con i fratelli Van Halen dopo la separazione delle loro strade, donne bellissime, album clamorosamente belli, autobiografie in cui non nasconde nulla degli eccessi di una vita, David Lee Roth cavalca l'onda dello star system dai primi anni Settanta.
Diamond Dave, come ama farsi chiamare, nasce il 10 ottobre 1955 a Bloomington, Indiana, da una famiglia di immigrati ucraini, ma quello che conta davvero nella sua vita è la passione del padre per gente del calibro di Al Jolson, Ray Charles, Frank Sinatra e Louis Prima; e soprattutto il fatto che suo zio Manny abbia un locale a NY dove David, di tanto in tanto, si nasconde tra le sedie e dietro il bancone per vedere Bob Dylan piuttosto che Jimi Hendrix. Presto la famiglia si trasferisce a Swampscott, Massachusetts, e poi a Pasadena, California, dove l'adolescente David frequenta il Pasadena City College ma soprattutto il mondo delle band della città degli angeli: si innamora di Led Zeppelin, Black Oak Arkansas, Grand Funk, ZZ Top e Alice Cooper, e comincia a cantare nei Red Ball Jets. Poco dopo passa ai Mammoth, che altro non sono che l'embrione dei Van Halen visto che è la band dei fratelli Eddie (chitarra) e Alex (batteria) Van Halen. Con il suo arrivo la band cambia nome in Rat Salade ma è proprio David a convincere i due fratelli che il vero nome per il successo è Van Halen: con Michael Anthony al basso il quartetto firma per la Warner Bros. e nel 1978 pubblica l'omonimo album di debutto che diventa uno dei maggiori successi commerciali della storia del rock: l'impatto del punk, i riff del metal, l'attitudine rock fanno di "Van Halen" un disco epocale che stabilisce a LA la capitale del rock mondiale e trasforma David Lee Roth in un'icona assoluta. La sua vita, i suoi show sul palco, la sua voce, i suoi eccessi sono sotto la lente dei media ogni giorno, una leggenda che la band alimenta con una raffica impressionante di album negli anni a seguire.
Il 1979 è l'anno di "Van Halen II", poi arriva "Women And Children First" (1980), "Fair Warning" (1981), "Diver Down" (1982) e – due anni dopo – "1984", album seguiti da tour impressionanti per numero di date e di spettatori anche grazie a "Jump", il singolo per antonomasia dei Van Halen che nel 1984 scala fino alla prima posizione la classifica di Billboard.
Ma una volta raggiunta la vetta della notorietà il giocattolo Van Halen si rompe: mentre il gossip su presunte risse nel backstage si rincorrono a ogni concerto, nel 1985 David pubblica un EP solista dal titolo "Crazy From The Heat" ("Just a Gigolo/I Ain't Got Nobody" e "California Girls" riscuotono un enorme successo anche grazie ai video con i ridicoli personaggi creati dallo stesso David) e qualche mese dopo lascia definitivamente la band. Per i fan è uno shock gigantesco, e le versioni su quella clamorosa separazione si rincorrono ancora a distanza di oltre vent'anni: la tensione tra Diamond Dave ed Eddie Van Halen era dovuta al desiderio di uno dei due fratelli di aggiungere tastiere e sintetizzatore e virare verso un suono più pop; Roth voleva registrare un disco, andare subito in tour e poi girare un film, mentre gli altri membri della band non ne avevano la minima intenzione; Eddie avrebbe lavorato a "Beat It" di Michael Jackson senza aver detto nulla a Roth. Ma il fatto è che le strade di David Lee Roth e dei Van Halen si separano con rabbia e acredine che covano sotto la cenere.
La band chiama Sammy Hagar per prendere il posto di David che risponde mettendo insieme un supergruppo con Billy Sheehan (bassista ex Talas), Steve Vai (la chitarra di Frank Zappa) e Gregg Bissonette (batterista ex Maynard Ferguson): nel 1986 è già pronto l'esordio solista di David, quel "Eat 'Em And Smile" che diventa una megahit e trascina la nuova superband in un tour mondiale completamente sold out. Purtroppo anche la lineup di questa nuova band non è solidissima e appena dopo la fine del tour David comincia a perdere i pezzi del suo ritrovato successo: giusto il tempo di registrare "Skyscraper", album decisamente più sperimentale e dal suono più vicino al pop che – nonostante il suo singolo di maggior successo, "Just Like Paradise" – riscuote solo un tiepido successo commerciale, e Billy Sheehan lascia David, seguito (dopo il tour) anche da Steve Vai.
Con il giovane prodigio ventenne Jason Becker alla chitarra David pubblica nel 1990 "A Little Ain't Enough", disco di ritorno alle radici hard rock prodotto da Bob Rock, ma il giovane chitarrista deve lasciare per gravi motivi di salute e alla chitarra, sul palco popolato da statue che sparano vodka sul pubblico sale Joe Holmes. È questo probabilmente l'ultimo fantasmagorico tour di David Lee Roth che dalla fine di quell'anno sconta i mutati gusti musicali dei giovani di tutto il mondo, folgorati dall'avvento del grunge sulla scena discografica: il successivo "Your Filthy Little Mouth" è un lavoro decisamente più sperimentale, eclettico (con elementi musicali di rock, reggae, hip hop, lounge e molte altre influenze come il country del duetto con Travis Tritt per "Cheating Heart Cafe") e dai testi più ricercati che però, nonostante la produzione di Nile Rodgers, fatica a vendere oltre la soglia dello zoccolo duro dei suoi fan storici. David allora capisce che è giunto il momento di guardarsi attorno e di cercare nuove strade per la sua carriera, come lo show (per adulti) messo in scena a Las Vegas con lo stesso Nile Rodgers, Edgar Winter, alcuni membri della Miami Sound Machine e una serie di esotiche ballerine.
Intanto nel 1996 i Van Halen hanno salutato Hagar e i rumors su una possibile reunion dei due fratelli con Diamond Dave si fanno sempre più insistenti fino a diventare realtà il 4 settembre dello stesso anno quando i Van Halen e Roth appaiono sullo stesso palco (e contemporaneamente) in occasione degli MTV Video Music Award di New York: ma nonostante la ritrovata band abbia registrato qualche pezzo nel corso dell'estate (pezzi che finiranno in "Best Of: Vol. 1 Collection": "Can't Get This Stuff No More" e "Me Wise Magic") la reunion dura lo spazio di una sera, con Eddie e Roth che riscoprono le antiche ruggini nel backstage dello show e Roth che si infuria per la presa in giro di Eddie che mentre gli faceva credere di avergli riaperto le porte della band trattava con l'ex cantante degli Extreme, Gary Cherone, la nuova voce dei Van Halen.
David Lee si sfoga con un'autobiografia in cui dice davvero tutto della sua vita ("Crazy From The Heat") e con un best of album di ritorno alle origini ("DLR Band") che riempiono il tempo che serve ai Van Halen per completare "Van Halen III", mettere alla porta Cherone e dare nuovo fiato alle voci di una seconda possibile rimpatriata con David Lee: Roth rompe il silenzio nel 2001, dicendo che nonostante un riavvicinamento e qualche session in studio l'anno precedente una vera reunion non è in vista; una settimana dopo Eddie confessa di essere malato di cancro e di necessitare di una urgente terapia che lo restituisce solo l'anno dopo completamente guarito. Ma a questa bella notizia non segue quella di un vero riavvicinamento tra Roth e i Van Halen e così il vocalist si dedica a "Diamond Dave", collezione di 14 classic cover tra cui "If 6 Was 9", "Soul Kitchen" e "Ice Cream Man". David ormai cerca anche nuove strade, si mette al lavoro per un nuovo libro ("The Tao of Dave: Rock 'n' Roll Philosophy with David Lee Roth", seguito della sua prima autobiografia), firma un contratto con la CBS Radio per la conduzione di un programma del mattino che però ha vita breve e torna nel 2006 con un il nuovo album tributo "Strummin' With The Devil".