Deep Purple

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Deep Purple

Il più famoso riff della storia del rock. La band di "Smoke On The Water": basterebbe questo per chiudere qui la biografia dei Deep Purple. Che invece è più intricata di una soap opera.
Jon Lord, tastierista, Ritchie Blackmore, chitarrista e Nick Simper, bassista, tutti provenienti dai Roundabout, formano la band nel 1968 a Hertford, Gran Bretagna. A loro si aggregano subito dopo il batterista Ian Paice e il cantante Rod Evans provenienti dai Maze. È questa la prima delle innumerevoli line up dei Deep Purple, la cosidetta Mark I.
Blackmore sfrutta la sua amicizia con il produttore della Parlophone Lawrence per registrare in appena 18 ore di studio l'esordio "Shades Of Deep Purple", che riscuote più successo in USA che in Gran Bretagna.
Dopo un primo tour oltreoceano i cinque si rimettono al lavoro per "Book Of Taliesyn" (sempre nel corso del 1968), ma proprio durante le registrazioni cominciano ad affiorare i primi dissapori. Lord e Blackmore vogliono competere sul terreno del rock heavy con Led Zeppelin, e Simper ed Evans non sembrano gli uomini giusti. Complice anche il fallimento della casa discografica americana, a Simper ed Evans viene dato il benservito e vengono arruolati, quasi di nascosto durante la lavorazione di "Deep Purple" (1969), due ex membri degli Episode Six, Ian Gillan e Roger Glover.
È la svolta. Nasce così una tra le più incredibili line up della storia del rock di tutti tempi, la mitica Mark II. Intanto Jon Lord, da sempre appassionato di musica classica, convince il resto del gruppo a partecipare al progetto di un concerto con la Royal Philamonic Orchestra. Nella mente di Lord sta prendendo forma l'idea di fondere rock e musica classica, e il concerto, con i 110 strumentisti diretti da Malcolm Arnold, è un successo strepitoso di pubblico e di vendite.
Il resto del gruppo però spinge verso l'hard rock, e l'incontro con il giovane produttore Martin Birch nel giugno del 1970 segna definitivamente il lancio verso il successo mondiale. Dal connubio Deep Purple – Martin Birch nasce infatti la pietra miliare "Deep Purple In Rock". Per l'epoca è un album violentissimo (molto più di quanto abbiano osato Who e Yes), un hard rock granitico che gioca sui duelli–duetti tra la chitarra di Blackmore e l'Hammond di Lord e sulle acrobazie vocali di Gillan. "Speed King", "Black Night" e soprattutto la classicissima "Child In Time" entrano di colpo nell'empireo dei pezzi immortali.
Dopo "Fireball" del 1971, nel 1972 entrano definitivamente nella leggenda con "Machine Head". La band si trova a Montreux, in Svizzera, per registrare l'album, quando il Casinò della città finisce a fuoco e fiamme durante un concerto di Frank Zappa e dei suoi Mother Of Invention. La band assiste al divampare dell'incendio sopra le acque del lago di Ginevra e in quel preciso istante nascono riff e testo di "Smoke On The Water", completata nello studio mobile dei Rolling Stones e poi nel vicino Grand Hotel. Nasce così il più famoso brano rock di sempre.
Dopo la performance di giugno al Rainbow's Theatre di Londra entrato nel Guinness Dei Primati come il concerto più rumoroso dell'epoca, i Deep Purple iniziano una serie ininterrotta di date che li porta fino in Giappone. E proprio da questo tour nasce il primo celeberrimo live della loro discografia, il doppio "Made In Japan", che si guadagna immediatamente la considerazione di miglior disco live della storia.
Sulla spinta delle richieste del mercato discografico nel 1973 viene dato alle stampe "Who Do You Think We Are", un album forse poco pensato e sicuramente poco venduto, che accentua il contrasto tra Gillan e Blackmore. Il vocalist rassegna le dimissioni per intraprendere la carriera solista, seguito poco dopo anche da Glover, licenziato dal sempre più egocentrico Blackmore. E così nell'agosto del 1973 si scrive la parola fine alla storia della Mark II.
Dopo appena un mese il trio superstite annuncia di aver ingaggiato Glenn Hughes, ex bassista dei Trapeze, ma il problema è trovare un front man capace di reggere l'impatto delle folle oceaniche che i Deep Purple richiamano. Dopo molti fallimenti una sera Ian Paice nota David Coverdale, il giovane cantante dei The Fabulosa Brothers, e lo invita a un'audizione a Londra. Il ragazzo accetta la sfida e nel giro di una settimana da commesso in un negozio diventa la nuova voce dei Deep Purple.
La Mark III dei Deep Purple dà vita nel 1974 a "Burn", che però evidenzia di nuovo i contrasti all'interno della band sulla direzione musicale da intraprendere. E infatti anche questa line up non dura molto: Blackmore lascia dopo un litigio con Coverdale e dà vita con Ronnie James Dio ai Rainbow, mentre Lord e Paice chiamano un nuovo chitarrista, Tommy Bolin, che però muore tragicamente per overdose nel 1976. Rimangono di quest'ultimo tormentato periodo l'introspettivo "Come Taste The Band" (1975) e soprattutto il secondo live, "Made In Europe" in cui suona ancora Blackmore. Ma la band è davvero al collasso e decide di sciogliersi.
Dopo qualche cimento come produttore Glover raggiunge Blackmore nei Rainbow, Coverdale dopo due album solisti con Lord e Paice dà vita ai Whitesnake, mentre Hughes, risolti i suoi problemi con la droga, tenta di rifondare i Trapeze prima di fare anche un'pparizione nei Black Sabbath. I Deep Purple sembrano davvero essere arrivati al loro punto di non ritorno.
Ci vogliono 8 anni di estenuanti trattative e di varie raccolte più o meno accettate dagli ex membri prima che nel 1984, clamorosamente, la Mark II torni insieme per incidere "Perfect Strangers", un disco che resuscita il puro sound anni '70. La reunion riscuote un enorme successo che i Deep Purple cercano di cavalcare pubblicando nel 1987 "The House Of Blue Light", una prova mediocre che lascia freddi i fan e soprattutto non convince Gillan, che prontamente viene fatto accomodare per far posto a Joe Lynn-Turner, ex voce dei Rainbow.
Il tour mondiale da cui viene estratto "Nobody's Perfect" (1988) è ancora una volta un successo, ma le prove in studio denotano ormai una stanchezza cronica all'interno della band che porta al flop di "Slaves & Masters" del 1990. I 5 tentano di dimostrare che si tratta solo di un episodio e le registrazioni del successivo "The Battles Rages On" durano dal 1991 al 1993, con continui ripensamenti da parte della band che alla fine caccia Turner, cancella le sue parti vocali già registrate e richiama Gillan.
Ma Blackmore, irritato per questa situazione, prima ancora della partenza del tour mondiale annuncia di voler lasciare la band tra una tranche e l'altra. L'ultima performance della Mark II è a Helsinki il 17 novembre 1993, poi al posto di Blackmore viene ingaggiato Joe Satriani. Per festeggiare i venticinque anni di vita i Deep Purple pubblicano il live "Come Hell Or High Water" (1993) che contiene tracce registrate solo con Blackmore. Dopo Satriani nel 1995 viene assoldato il talentuoso Steve Morse ex Kansas, con cui i Deep Purple registrano prima "Perpendicular" (1996) e poi "Total Abandon" (1998).
Ma le sorprese non sono finite, visto che nel 2000, a distanza di ben 30 anni dalla prima registrazione, Lord riesce nuovamente a convincere il gruppo (con la guest voice di R.J. Dio) a riprovare l'esperienza con la London Philarmonic Orchestra alla Royal Albert Hall di Londra.
Due anni dopo Jon Lord annuncia anche il suo abbandono per motivi personali e con lui se ne va l'anima dei Deep Purple, l'uomo che li aveva fondati e che era sempre stato presente in tutti gli album pubblicati dai tempi lontani di "Shades Of Deep Purple". E così l'ottimo "Bananas" (2003) è il primo disco dopo la rottura della più longeva coppia della storia del rock, con Ian Paice ultimo superstite e il grande vecchio dell'organo Hammond sostituito dal valente Don Airey. La corsa continua: ogni uscita dal vivo registra il sold out e nel 2005 il gruppo pubblica "Rapture Of The Deep", a cui fa seguire l'ennesimo tour mondiale. Nel 2006 esce "Highway Stars", un best of che ripercorre i primi folgoranti anni di carriera, quindi tocca al CD-DVD "Live At Montreux 2006 - They All Came Down To Montreux" (2007). Impermeabili alla vecchiaia, i Deep Purple nel 2008 sono ancora in tour (anche in Italia).