dEUS

dEUS: ultimi video musicali

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dEUS

Caleidoscopici e geniali, i dEUS sono la risposta europea al dominio anglosassone sotto il cielo del pop rock. Anversa all'inizio degli anni Novanta è un calderone in ebollizione: la band nascono e si trasformano con il ciclo del sole e chiunque sappia suonare uno strumento qualsiasi ha modo di salire sul palco e farsi notare.
Da quel rimescolamento continuo di storie e suoni di pura avanguardia nel 1994 si formano i dEUS, che nella loro prima, storica lineup vedono Tom Barman al microfono e chitarra, Stef Kamil Carlens al basso, Klaas Janzoons al violino, Jules De Borgher dietro la batteria e Rudy Trouvé alla chitarra. Dopo qualche rodaggio come cover band, tanto per affinare l'insieme, passano subito a materiale originale e già nello stesso 1994 danno alle stampe il loro album d'esordio "Worst Case Scenario". Il colpo è micidiale: trascinato dal singolo straniante "Suds & Soda" l'album è un pastiche di generi e stili, e attinge dall'epoca classica del rock, citando i maestri Captain Beefheart, Frank Zappa e Velvet Underground, così come dal presente di quegli anni, facendo l'occhiolino ai guru Nirvana, Pixies e Sonic Youth.
Compatto nella sua mutevole diversità, "Worst Case Scenario" si diffonde per l'Europa alla velocità della luce tanto da indurre la band a non fermare la sua sperimentazione. La seconda uscita è l'EP "My Sister = My Clock", specie di mini concept album ideato come una colonna sonora in cui i 13 brani sono compattati in una sola lunga traccia di 25 minuti in cui si alternano i racconti dell'orrore di Sergej, ragazzo ucraino. L'EP è una miniera di idee sconvolgenti che fluiscono quasi naturalmente nel secondo album dei dEus, "In A Bar Under The Sea" del 1996. Intanto Rudy Trouvé se n'è andato, perché la vita in tour lo sta tirando matto, e al suo posto arriva Craig Ward che schitarra già dal disco del 1996. "In A Bar Under The Sea", prodotto da Eric 'Drew' Feldman, già veterano dei Captain Beefheart e poi con PJ Harvey e Pixies, sorprende quasi più del precedente viaggiando non solo tra i generi ma anche lungo la storia del rock pop. Il successo non basta però per mantenere solida la lineup che questa volta saluta il basso di Stef Kamil Carlens, che corre a fondare i Moondog Jr. embrione dei futuri Zita Swoon.
Il posto vacante è occupato da Danny Mommens, con il quale i dEUS realizzano il successivo "The Ideal Crash" (1999). Il terzo album, registrato in Spagna con David Bottrill, è un'autentica svolta rispetto ai lavori precedenti: non solo più compatto nelle scelte di stile, "The Ideal Crash" strizza l'occhio al pop contemporaneo (pur sempre pop d'alto livello) e confina la sperimentazione d'avanguardia nell'uso di strumenti come i fiati, gli archi e qualche spruzzata di elettronica qua e la. Il tour che ne segue è un successo travolgente tanto che il concerto finale (con tanto di terzo chitarrista, l'ex Evil Superstars e Eagles Of Death Metal Tim Vanhamel, e di violino con Klaas Janzoons) diventa la celebrazione di una carriera.
Grandissimi e sottovalutati, i dEUS scompaiono dalle scene dopo quel mirabolante spettacolo e si dedicano a una miriade di rivoli artistici e solisti, tra cui l'esordio come regista cinematografico di Tom Barman che firma la pellicola "Any Way The Wind Blows". Sembra la fine di una grande storia sotterranea, riscaldata nella memoria collettiva dalla raccolta "No More Loud Music" che contiene anche il singolo inedito "Nothing Really Ends" il cui titolo profetico però è l'epifania del miracolo: con il nuovo millennio i dEus tornano alla ribalta con una nuova lineup e soprattutto con un nuovo album.Stéphane Misseghers, ex batterista dei Soulwax, si unisce ai dEUS proprio quando la band comincia a lavorare al nuovo album. Nel novembre del 2004 si aggiungono il basso di Alan Gevaert (ex Chris Withley & Arno) e il posto di Craig Ward è preso da Mauro Pawlowski (Evil Superstars e Mitsoobishi Jacson): una serie di concerti prima di Natale dello stesso anno riportano indietro di qualche anno le lancette del tempo e i dEUS si rimettono al lavoro su nuovo materiale che prende la forma di "Pocket Revolution" annunciato a settembre del 2005.