DJ Jad

DJ Jad

L'Articolo 31 che balla da solo.
Luca Perrini, in arte DJ Jad, nasce a Bollate (MI) il 27 dicembre 1966. Fin dai primi anni '80 si avvicina all'hip hop e al rap ascoltando a più non posso pezzi di Whodini e Run DMC. La decisione che gli cambia la vita la prende nel 1990, quando durante una festa hip hop conosce Alessandro Aleotti, aka J. Ax, con cui decide di buttarsi nel mondo della musica.
Il primo disco, "Strade Di Città" (1991) vende 90mila copia dando il via al fenomeno Articolo 31, ma i due fanno il vero botto nel 1994 con l'album "Messa Di Vespiri" trainato dal singolo "Maria". Da qui in poi è un susseguirsi di successi grazie al feeling perfetto tra le basi di DJ Jad e la voce di J. Ax. I dischi escono a distanza di pochissimo tempo: "Così Com'è" (1996), "Nessuno" (1998) e "Xché Si" (1999) scalano le classifiche nel giro di poche settimane.
Nel 2000 gli Articolo 31 pubblicano il loro primo greatest hits e, subito dopo, Jad vola negli Stati Uniti. A New York il DJ incontra i più grandi nomi della scena r'n'b cittadina, artisti che ha sempre ammirato e che lo hanno ispirato durante tutti questi anni di amore per la musica. Il rapporto che si instaura con i big della Grande Mela è di piena collaborazione e Jad riesce a cucire loro addosso la propria musica a tal punto che il primo nome per il disco che conterrà questo materiale è "The Tailor".
Una volta tornato Jad continua a rappare a fianco di J. Ax, ma tiene il materiale americano in caldo per quando sarà il momento di incidere il tutto. Nel 2002, con "Domani Smetto", il sound degli Articolo 31 si sposta verso sonorità più rock, ma i fan apprezzano la virata e premiano il disco con vendite niente male. Nel 2004 arriva sul mercato il primo disco firmato esclusivamente da DJ Jad, "Black On Track", una doppia compilation che raccoglie il meglio della produzione hip hop e r'n'b degli ultimi anni, partendo da Whodini, Cypress Hill e Angie Stone per arrivare a Missy Elliott, Alicia Keys e Outkast.
Nel 2006, dopo 6 anni di gestazione, finalmente il materiale americano confluisce nell'album "Milano – New York": 17 brani la cui interpretazione è affidata ai più bravi artisti della scena newyorkese, tra cui Keith Murray e Tony Touch.