DMX

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DMX

L'hardcore rap nelle vene.
Anno 1997. Morti 2pac e Biggie, lo scettro di 'number one' viene raccolto idealmente da tre MC newyorchesi dallo stile differente: il cantastorie Nas, il solare Jay-Z e l'oscuro Dark Man X, meglio conosciuto come DMX.
Il suo biglietto da visita: 5 album in 6 anni e altrettanti debutti al primo posto nella Hot 200 pubblicata da Billboard. Un mostro di regolarità. Ma facciamo un passo indietro: nato a Baltimora nel 1970, la giovinezza di Earl Simmons, questo il suo vero nome, non è delle più facili e felici: trascorre buona parte del tempo in istituti correttivi, riformatori e galere. La propensione agli eccessi e alla trasgressione non lo abbandoneranno mai, anche dopo i trenta, quando DMX è una star musicale e cinematografica.
Muove i primi passi all'inizio degli anni '90, quando si diletta come DJ e human beatbox ma poi scopre di essere portato per le rime e diventa DMX, mutuando il nome dalla drum machine digitale. Si fa conoscere nell'ambiente freestyle e già nel 1991 il suo nome finisce sulle pagine del magazine The Source, una delle bibbie dell'hip hop.
Un primo salto di qualità lo compie assieme ai Ruff Ryders, una crew hip hop di enfant prodige che annovera nel suo roster Eve, Drag-On, The Lox e Swizz Beatz. Il loro brano d'esordio, "Born Loser", esce nel '93 e riscuote subito un grosso successo grazie soprattutto al talentuoso DMX. La Columbia Records drizza le orecchie e in breve li mette sotto contratto. Dopo qualche anno DMX è pronto per intraprendere la carriera solista e viene scritturato dall'etichetta Def Jam Music assieme a Foxy Brown. Il suo è un rap ruvido e graffiante, coltivato nei bassifondi newyorchesi, caratterizzato da basi 'noir' e una voce roca e incalzante che non lascia spazio alle dolcezze dell'r&b. Il suo marchio di fabbrica sono infatti gli anthem, gli inni di strada alla "Ruff Ryders' Anthem", uno dei suoi primi successi divenuto un classicone.
Dopo alcune ospitate presso colleghi famosi (brani di LL Cool J e Mase, tra gli altri), l'astro nascente irrompe nel rap game in maniera fulminante: nei primi mesi del '98 " il brano Get At Me Dog" diventa una hit prima nelle radio della East Coast e poi in tutti gli States; segue immediato l'album completo "It's Dark And Hell Is Hot", che nel maggio dello stesso anno esordisce al numero uno, e sei mesi dopo bissa il successo con "Flesh Of My Flesh, Blood Of My Blood". DMX scrive e rappa a tempo di record, sembra instancabile: nel 1999 arriva anche il terzo album, "...And Then There Was X", e il suo nome diventa leggenda: sommando le copie totali dei primi tre album DMX ha raggranellato 3 esordi al primo posto delle chart e 10 milioni di dischi venduti in meno di due anni. Un'impresa impossibile quasi per chiunque.
Il 2000 è un anno nero dal punto di vista giudiziario: DMX centra un filotto di incriminazioni per possesso illegale di arma da fuoco, reiterata detenzione di droghe e guida senza patente. D'altronde il personaggio è un misto di sacro e profano, come le sue liriche, che passano con disinvoltura da picchi di inaspettata profondità alla descrizione delle peggiori bassezze umane.
Il 2001 vede la luce "The Great Depression", un quarto album giudicato dai critici un po' sotto tono rispetto ai precedenti, ma che comunque contiene alcune perle come la dedica alla nonna morta ("I Miss You") e due tra gli anthem più riusciti del rapper ("Who We Be" e "We Right Here"). In ogni caso nella prima settimana in classifica il disco viene venduto 440.000 volte.
Il buon successo di "Grand Champ", uscito nei negozi nel 2003, conferma l'attaccamento dei fan al suo beniamino:il disco piazza 312.000 copie in pochi giorni. Numerosi gli ospiti di richiamo all'interno dell'album, tra cui la star della disco music Patti LaBelle e 50 Cent, la 'Next Big Thing' del musicbiz ed erede ideale di DMX, che dopo questo disco dichiara di voler abbandonare le scene per dedicarsi completamente al cinema e alla famiglia.