Dolly Parton

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Dolly Parton

L'icona del country pop al femminile. Nata e cresciuta in uno sperduto e poverissimo villaggio del Tennessee, Dolly Parton è diventata sinonimo di music business, di successo, di american life style e di numerose iniziative umanitarie. Il tutto lungo una carriera discografica sconfinata e tra le più prolifiche della storia della musica pop.
Dolly nasce nel 1946 a Locust Ridge, vicino al Parco Naturale delle Smoky Mountains, ultima di 12 figli di una coppia di fattori e agricoltori dell'America profonda che altro non sanno darle che una grande passione per la musica: la famiglia infatti è poverissima, e Dolly più volte nella sua infanzia cerca rifugio e consolazione nelle canzoni che sua mamma, una mezza Cherokee, e suo nonno, il reverendo Jake Owens, compongono e cantano con lei. Proprio la chitarra che le regala il nonno è la chiave delle sue prime apparizioni: dopo una manciata di show precocissimi (tra cui quello televisivo al Grand Ole Opry e il suo primo singolo registrato, "Puppy Love" nel 1960), a 14 anni Dolly firma il suo primo contratto (per la Mercury Records) e due anni dopo debutta con "It's Sure Gonna Hurt": nei 5 anni successivi finisce l'high school mentre suona in una marchin band e scrive, compone e registra una gran quantità di singoli che poi usciranno non appena firmerà un contratto con una nuova label.
Finita la scuola mette insieme la sua valigia e si trasferisce a Nashville dove con Bill Owens registra demo e si esibisce live fino a quando, nel 1965, i due non sono messi sotto contratto da Fred Foster prima per la Combine Music e poi per la Monument Records: i pezzi di quegli anni ("Happy, Happy Birthday Baby", "Put It Off Until Tomorrow" "The Company You Keep") si avvicinano alla top ten country preparando il terreno per quello che diventerà il primo vero successo di Dolly Parton: "Dumb Blonde" del 1967.
Insieme a "Something Fishy" il pezzo attira le attenzioni di Porter Wagoner che stava giusto cercando una nuova voce femminile per il suo show televisivo: il 5 settembre 1967 Dolly Parton esordisce in televisione dovendo fare i conti con la nostalgia del pubblico per la cantante che andava a rimpiazzare, una certa Norma Jean ... Ma Wagoner è convinto che Dolly diventerà una vera star e non solo la impone al suo pubblico ma riesce anche a convincere la RCA a metterla sotto contratto: negli anni Sessanta le cantanti femminili non godevano di eccessiva notorietà e soprattutto si esibivano sempre accanto a un partner maschile. La RCA vede giusto quando decide di salvaguardare il suo investimento lanciando Dolly in una serie di duetti con Porter Wagoner (i primo nel 1968 con "The Last Thing On My Mind") che passano di successo in successo nonostante la frustrazione dei due per la scarsa considerazione che invece le prove soliste di Dolly riscuotono in quegli stessi anni, come "Just Because I'm A Woman" o "In the Good Old Days (When Times Were Bad)".
Con gli anni Settanta le cose sembrano migliorare e da "Joshua" il suo primo singolo numero uno Dolly infila una serie di hit da classifica country fino al clamoroso successo che giunge con "Jolene" nel 1974; è con questo pezzo che la vera carriera di Dolly Parton ha inizio: lascia (discograficamente) Wagoner, anche se continua a duettare con lui in show televisivi e live, e si butta in una produzione che si dimostra più varia ed eclettica, infilando pezzi come la ballata "I Will Always Love You" (che nel 1992 sarà ripresa di Whitney Houston), il numero uno del 1975 "The Bargain Store", il pop di "Here You Come Again" (numero uno nel 1977) e il primo avvicinamento con la disco di "Baby I'm Burning" del 1978.
Dolly Parton è ormai senza nessuna ombra di dubbio una vera star americana: fino agli anni '80 sforna hit che regolarmente arrivano nella top ten delle classifiche country, dal 1976 ha il suo show televisivo personale, "Dolly", dall'anno successivo strappa il diritto di autoprodursi i suoi album, a partire da "First Gathering" che esce per la New Harvest nel 1977, e soprattutto una lunga serie di artisti, da Rose Maddox e Kitty Wells fino a Olivia Newton-John, Emmylou Harris e Linda Ronstadt usano i suoi pezzi per farne delle cover di successo.
La sua già notevole popolarità esplode nel 1977 quando "Here You Come Again" firmata da Barry Mann e Cynthia Weil e interpretata da Dolly diventa il pezzo dell'anno raggiungendo la vetta delle classifiche pop: con il successo e il disco d'oro arriva anche una causa con Wagoner per una questione di diritti d'autore che non si chiude prima dell'uscita di un album di duetti precedentemente registrati e pubblicato solo nel 1980, "Making Plans".
Il successo commerciale di Dolly Parton continua a crescere incessante nel corso degli anni Ottanta quando infila tre numeri uno di seguito ("Starting Over Again" scritto da Donna Summer, "Old Flames Can't Hold A Candle To You" e "9 To 5", il suo primo top of the pop single), esordisce al cinema con "9 To 5" accanto a Jane Fonda e Lily Tomlin e poi recita accanto a Burt Reynolds nel musical "The Best Little Whorehouse In Texas" e con Sylvester Stallone in "Rhinestone" del 1984, e infine apre il suo parco divertimenti tematico Dollywood. Intanto però con lo sbarco nel mondo del pop i suoi primi fan storcono il naso pensando di aver perso la loro icona country ma dopo la fine del contratto con la RCA e la firma con la Columbia Dolly riaccende anche quel fuoco di passione con l'album "Trio" in compagnia di Linda Ronstadt e Emmylou Harris che tira la volta al suo debutto per la label " White Limozeen".
Con gli anni Novanta Dolly non insegue più il successo commerciale ma si ricorda della sua infanzia difficile e si dedica a opere caritatevoli, mettendo la sua immagine e la sua fama a disposizione delle persone più sfortunate. Questo non significa che la sua attività discografica cessi del tutto, anzi rimane poderosa anche a cavallo del passaggio nel nuovo millennio sfornando una serie di album ("Honky Tonk Angels" del 1993, "Treasures" del 1996 "Hungry Again" due anni dopo e lo stesso "The Grass Is Blue"), hit (come il duetto con Ricky Van Shelton "Rockin' Years" nel 1991) e un'autobiografia intitolata "My Life and Other Unfinished Business" che ne perpetuano il mito assoluto.