Donna Summer

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Donna Summer

La regina della disco.
Icona dance degli anni 70, Donna Summer rimarrà nella storia della musica mondiale per aver anticipato il boom della disco music e per essere stata un faro per gli amanti dei suoni dance e dei ritmi sincopati. Una vera e propria 'Queen of disco', come fu ribattezzata in quegli anni. Ma c'è di più: artista lungimirante, Donna ha saputo rimettersi più volte in discussione in territori a lei nuovi, riuscendo a primeggiare con 5 Grammy Awards nel panorama r&b, gospel e persino rock & roll (prima afroamericana a vincere il premio in questa categoria) e guadagnandosi la stima di pubblico, critica e colleghi. Anche l'inarrivabile Bruce Springsteen ha subito il suo fascino magnetico e in carriera le ha dedicato un paio di canzoni.
LaDonna Andrea Gaines nasce la notte di San Silvestro del 1948 a Boston, Massachusetts, da una famiglia numerosa in cui lei è la terza di sette figli. Trascorre l'adolescenza educando la sua voce nei cori gospel, una consuetudine per le ragazze di colore di quegli anni. A vent'anni la giovane lascia il focolare domestico per trasferirsi in Germania, a Monaco di Baviera, dove viene scritturata per la versione teutonica del celebre musical Hair. Qui la giovane cantante conosce Helmut Sommer, che darà a Donna la figlia Mimi Sommer, lo sposa e cambia il nome in Donna Summer (dall'anglicizzazione del cognome di quel suo primo marito).
Nel 1974 comincia la collaborazione con colui che diventerà il produttore storico dei successi della Summer: Giorgio Moroder. Grazie al suo genio nasce la prima hit europea, "The Hostage", inclusa nell' LP "Lady Of The Night", distribuito solo nel vecchio continente. Un anno più tardi il nome Summer comincia a circolare anche negli States, grazie al contratto che la legherà con Casablanca Records, etichetta che pubblica "Love to Love You Baby", il primo singolo dance 'extendend' della storia con i suoi 16 minuti di virtuosismi sonori. L'attitudine della Summer non si focalizza sulle singole hit ma sul concept del disco, una visione d'insieme che farà scuola nelle sfere più elevate della dance negli anni a venire.
Nel 1976 Donna Summer pubblica due dischi di scarso successo: "A Love Trilogy", che passa quasi inosservato, e il successivo "Four Season Of Love" che si riscatta in Europa continentale, specialmente in Italia e in Germania, dopo il moderato successo negli USA. La consacrazione avviene l'anno successivo con l'uscita di "I Remember Yesterday", in cui si trova "I Feel Love", la maggiore hit della sua carriera e uno dei brani simbolo dell'indimenticabile stagione della disco music. Dopo due album molto profondi - il concept "Once Upon A Time" (1977) ispirato a Cenerentola e "Live And More" (1978) che include una complessa cover di "MacArthur Park" di diciassette minuti - la ragazza di Boston sfodera l'album della vita, "Bad Girls", che sforna ben sei singoli (di cui tre arrivano al numeri uno) e vende 12 milioni di copie in tutto il mondo. L'impatto è fortissimo e traghetta Donna alla vittoria dei Grammy Awards del 1979, anno in cui si aggiudica il premio come miglior artista rock femminile per il brano "Hot Stuff". Lo strabiliante decennio dell'artista si chiude con la pubblicazione della raccolta "On The Radio" - contenente il celebre duetto con Barbara Streisand "No More Tears (Enough is Enough)" – che conquista la vetta delle chart, proprio come "Live And More" e "Bad Girls". Donna Summer, prima nella storia, riesce dunque a piazzare tre album doppi consecutivi al primo posto delle classifiche americane.
La nuova decade si rivela più movimentata. Sono gli anni del cambiamento. Donna lascia la Casablanca Records e approda alla nascente Geffen Records che, dopo la pubblicazione di "The Wanderer" (1980) la induce ad abbondare i suoi produttori abituali, Moroder compreso, per lavorare con il leggendario Quincy Jones. Con il nuovo producer l'artista pubblica il disco omonimo "Donna Summer", sospinto in classifica da "Love Is In Control", "Woman in Me" e "State Of Independence". Ancora una volta la Summer sarà pioniera di una nuova sfumatura musicale, il genere new age, che farà tendenza in Europa per tutti gli anni ottanta. Per qualche anno Donna sparisce dalla luce dei riflettori, per dare altri due figli al nuovo marito Bruce Sudano, e quando vi fa ritorno non è purtroppo per motivi artistici: una dichiarazione attribuitale scatena uno scandalo giornalistico che vuole Donna Summer nemica della comunità gay. La cantante nega ogni accusa, anzi dichiara il massimo rispetto nei confronti della comunità gay, che tra l'altro rappresenta una larga fetta della sua audience. Per rafforzare la sua posizione diventa anche sostenitrice della Gay Men's Health Crisis di Carnegie ma intanto, per anni, certi ambienti omosessuali hanno boicottato la sua musica. Il sereno torna nel 1989 con l'album "She Works Hard For The Money" e con il singolo "This Time I Know It's For Real", che rinnovano il successo della cantante, come consuetudine, prima in Europa e poi negli Stati Uniti.
La produzione della Summer cessa con l'avvento degli anni novanta, quando le sue esibizioni si diradano sempre più e lei preferisce dedicarsi a live celebrativi, duetti e cover particolari. In seguito pubblica altri singoli di discreto successo: "Love Is The Healer", molto popolare oltreoceano, e "Carry On" che vince il Grammy, il primo della storia, come miglior singolo dance. Una carriera incredibile, quella di Donna Summer, un'artista che ha una stella dedicata nella Hollywood Walk of Fame, una 'macchina da hit' che ha venduto cento milioni di dischi ricevendo in cambio decine di dischi d'oro e platino, una 'Queen of Disco' che nel 2004 è entrata a furor di popolo, e ovviamente per prima, nella Dance Music Hall of Fame.