Donnie

Donnie

La reincarnazione del soul.
Ovunque fosse nato, il destino di Donnie sarebbe stato sempre lo stesso: vede la luce negli anni '70 a Lexington (Kentucky), quando ha 8 anni si trasferisce in Georgia, ad Atlanta, la città di Outkast, Usher e Cody Chesnutt. Ma la sua patria ideale potrebbe essere benissimo la Detroit di 30 anni fa, quella della Motown Records e di Stevie Wonder.
Infatti la natura soul e lo stile affettato di Donnie non hanno niente a che vedere con l'hip hop sofisticato e con il pop-rock dei suoi illustri concittadini. Se proprio vogliamo collocarlo in una categoria, allora il purosangue Donnie rientra di diritto nella scuderia dei moderni soul singer: parliamo di artisti come Macy Gray, Jill Scott, Maxwell.
Da sempre la musica fa parte della vita di Donnie. La famiglia è molto religiosa (entrambi i genitori sono officianti) e il piccolo si ritrova a cantare nel coro della chiesa. Tra i frequentatori del tempio c'è anche Marvin Gaye, leggenda vivente a tempo pieno ma anche cugino di Donnie nel tempo libero, una figura che si rivelerà fondamentale per la sua formazione artistica. Donnie prende infatti a modello numerosi artisti gospel, tra cui Mahalia Jackson, ma ovviamente il suo punto di riferimento principale rimane il celebre parente e di conseguenza tutti gli altri campioni soul e r&b: Otis Redding, Aretha Franklin, Stevie Wonder.
Il talento naturale del ragazzo emerge prepotente e viene affinato da centinaia di lezioni impartite dai suoi stessi parenti. Ad introdurre Donnie nel mondo della musica ci pensa l'amica India.Arie, che lo presenta al presidente della label Giant Step. Da quell'incontro scaturiscono un contratto e una sfilza di singoli e Ep di discreto successo: "Holiday", "Masterplan", "Do You Know", curati dal producer losangelino Steve 'The Scotsman' Harvey.
Questi exploit lasciano il segno e creano intorno al nuovo artista interesse e curiosità: invitato ad esibirsi al prestigioso Jazz Cafè di Londra, Donnie ovviamente accetta con entusiasmo e alle due serate, che registrano il sold out, fanno seguito altre tre performance.
La genesi del suo debutto completo si compie nel 2002 quando viene dato alle stampe l'album "The Colored Section". La critica nei suoi confronti è entusiasticamente unanime. Si parla del suo album come del migliore debutto come non si vedeva dai tempi di "Brown Sugar" (il disco d'esordio di 'his majesty of soul' D'angelo).
A questo punto anche l'etichetta principe della musica soul, la mitica Motown Records (Universal), non può fare a meno di avere Donnie nella sua squadra. Per questo motivo viene fatta un'offerta al singer e il disco viene ripubblicato durante l'estate 2003 in una joint venture tra le due label.
I 14 brani scorrono sul filo del gospel e del jazz, caratterizzati da melodie e atmosfere retrò che certo sono in debito con i classici del passato (ascoltando "Cloud 9" e "Wildlife" si capisce subito il perché) ma che rivendicano, a ragione, autonomia e originalità (come nel caso del raffinato tocco elettronico di "Masterplan"). Ad impreziosire il tutto contribuisce non poco un arrangiamento favoloso - a cui ha contribuito lo stesso Donnie - che rende il disco incredibilmente fluido e scorrevole.