Donovan

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Donovan

Non sempre essere paragonati a un grande è una buona cosa, ne sa qualcosa Donovan Leitch, scozzese di Glasgow classe 1946. Quando fa la sua comparsa nel mondo della musica folk è la metà dei favolosi anni '60, qualcuno lo definisce subito la risposta inglese a Bob Dylan e questo gli mette non pochi bastoni fra le ruote.
Un passo indietro, quando il 18enne ragazzo cresciuto fuori Londra registra il suo primo demo e si guadagna un posto fisso nel programma Ready, Steady, Go!, una sorta di sguardo televisivo sul panorama musicale d'oltremanica. Ha già alle spalle un bel po' di musica suonata nei folk club più o meno di periferia e dunque tutte le carte in regola per bruciare qualche tappa di slancio: presto viene dato alle stampe "Catch The Wind", il primo singolo di una lunga carriera e quello che gli tira addosso il paragone con Bob Dylan. Solo che Donovan sta portando avanti il suo personale discorso musicale, che indubbiamente vanta alcune ballate acustiche in odore di Dylan, ma quasi subito abbraccia l'ottimismo dei figli dei fiori e un suond influenzato dalla psichedelia come pure dai Beatles.
Insomma, l'etichetta Dylan-style rischia di non far comprendere a fondo cosa realmente stia facendo il ragazzo scozzese. Certo non gioca a suo favore la partecipazione al tour inglese di Dylan, avvenuto nel 1965 e immortalato due anni dopo nel documentario "Don't Look Back" (regia di D.A. Pennebaker). Del resto, a inizio carriera non è mica semplice dire di no a un istituzione musicale, soprattutto se il paragone con il menestrello Usa ha contribuito a portare il singolo "Catch The Wind" nella top5 inglese.
Comunque sia, la direzione musicale presa da Donovan sfocia presto nell'album che lo impone all'attenzione di tutti: "Sunshine Superman" (1966), il cui singolo omonimo raggiunge la vetta delle chart sia in Inghilterra sia in Usa. Nel corso dell'intero 1967, Donovan è una presenza costante nelle classifiche, a suon di successi come "Epistle To Dippy", "There Is A Mountain" e "Wear Your Love Like Heaven". Ma il 1967 è anche l'anno del viaggio in India insieme ai Beatles, un'esperienza che lo induce a darci un taglio con la droga e ad avvicinarsi alla meditazione. Nel frattempo, il sound di Donovan vira sempre più marcatamente verso il rock. La nuova direzione musicale culmina nell'acclamato "Barabajagal" (1969), album che sancisce il passaggio dal folk psichedelico all'acid rock, e che si avvantaggia anche della collaborazione con il Jeff Beck Group.
È a questo punto che succede qualcosa di inatteso: all'apice della carriera, Donovan scompare dal circuito mainstream, si rifugia in Irlanda prima e nel Joshua Tree desert californiano dopo. Questo non gli impedisce, però, di mantenere saldo lo zoccolo duro dei fan in giro per il mondo, sempre disposti ad acquistare nuovi album o biglietti per i concerti dal vivo. Ma nel corso degli anni '80 Donovan si ritira dal mondo della musica per far ritorno solo nel 1996 con l'album "Sutras" (prodotto da Rick Rubin, suo grandissimo fan fin dagli esordi).
Da questo momento in avanti Donovan pare recuperare la voglia di fare musica, così come il desiderio di collaborare con i molti musicisti che sono stati influenzati dal suo stile. Le sue due figlie, Oriole e Astrella, si danno da fare per contattare musicisti, mentre lui si prepara a mettere su spartito le questioni spirituali e new age che gli stanno a cuore.