Doves

Doves

"Ogni canzone dev'essere strepitosa. Che senso ha altrimenti? Che ce ne facciamo di un'ennesima canzone mediocre?" (Jez Williams, gennaio 2001).
E, in effetti, ogni canzone dei Doves è qualcosa di speciale. Chi avrebbe detto che i Sub Sub, artefici dell'anthem da club "Ain't No Love (Ain't No Use)" nel 1993, si sarebbero trasformati in uno dei più sensazionali gruppi pop del nuovo millennio?
Jimi Goodwin (voce e basso) e i gemelli Andy (voce e batteria) e Jez Williams (voce e chitarra) si incontrano quando hanno 15 anni e iniziano la loro carriera nella scena dei rave di Manchester, gravitando intorno al The Hacienda. Dopo un'altra hit ("Respect") e un album ("Ful Fathom Five"), il trio inglese decide di abbandonare gli artifici di tastiere e drum machine per immergersi in un suono costruito sulle chitarre e mette in piedi un proprio studio di registrazione, il Frank Bough Sound. La sfortuna (lo studio viene raso al suolo da un incendio) diventa virtù e necessità di semplificazione: senza più materiale e mezzi, la scelta basso-chitarra-batteria diventa quasi obbligata. Una sorta di regressione alla preistoria del pop, senza menate elettroniche, sovrastrutture e orpelli: un nuovo inizio.
Mentre la band si rimette in piedi cercando una sua identità, suona di spalla a Badly Drawn Boy e collabora con Andy Votel e Jane Weaver. Finalmente, nel 1998, esce "The Cedar EP", il primo mini sotto la nuova ragione sociale di Doves (dopo la morte ufficiale dei Sub Sub, sepolti nel 1997), accolto con grande entusiasmo: è evidente, nell'assoluta purezza della loro ispirazione, che i tre sono destinati a diventare grandi.
L'anno dopo viene "The Sea Song" ed è un altro tassello nel mosaico; nel 2000 escono l'EP "Here It Comes", poi – passati alla Heavenly – una riedizione di "The Cedar Room" (canzone portate del primo mini) e infine il disco di debutto, "Lost Souls". Una rivelazione: reminiscenze degli Smiths, ballad turgide e vaporose, malinconia e psichedelia, morbidezze e sguardi oltre la superficie delle cose. Per tutto questo, ai Doves viene appiccicata l'etichetta di gruppo triste, accostabile alla lucida depressione compressa di Radiohead ed epigoni (Elbow, Starsailor). Il che, forse, non rende giustizia all'essenza intima di "Lost Souls".
I Doves passano l'estate in tour e ammirano la scalata alle classifiche di "Catch The Sun" e "The Man Who Told Everything". I concerti di fine anno vanno tutti sold out. Nel 2001 i tre suonano in America e poi si concentrano sul nuovo disco. 2002: esce "The Last Broadcast". Meno oscuro, più denso e ispirato, si avvicina paurosamente alla 'cosa in sé', all'essenza del rock e del pop sperimentali. Dentro c'è veramente di tutto, come se fosse il diario di un viaggio (e così è stato concepito e realizzato) attraverso suoni, mondi e ispirazioni. Il singolo "There Goes The Fear", complice un video visionario, è la summa di tutta la loro arte. Volano davvero alto, i Doves.