Dredg

Dredg

Quante volte si spende l'aggettivo fenomeni?
È che di solito basta un singolo centrato per dispensare elogi a mani bucate. Poi ci si imbatte nei Dredg e tutti gli altri fenomeni sembrano al più i Cugini Di Campagna, perché per i Dredg la situazione è diversa: loro fenomeni lo sono davvero.
I Dredg fanno parte della schiera eletta di sperimentatori estremi, quelli che si nutrono di ossessioni e riscrivono regole e paradigmi a ogni disco: Neurosis, Tool, Converge, Meshuggah, Oneida e pochi altri.
Dino Campanella (batteria, pianoforte) e Mark Engles (chitarra) iniziano a suonare insieme al liceo di Los Gatos, California, nei primi anni Novanta; in seguito, si aggiungeranno alla formazione Drew Roulette (basso) e Gavin Hayes (voce e chitarra). I primi due demo (di uno non restano testimonianze, del secondo si conosce il titolo: "Conscious") si attestano su suoni rapcore.
È il 1996: la mutazione ha inizio.
Dopo la doverosa gavetta tra cover e club della zona, i Dredg incidono e pubblicano da sè l'EP "Orph" (1997), che segna una sorprendente crescita nelle armonie e nelle melodie. Concerto dopo concerto raccolgono ammirazione in tutta la Bay Area, e anzi il loro nome comincia a fluire anche oltre.
Stacco: con i Dredg in animazione sospesa, Drew si imbarca in un viaggio in giro per il mondo (anche Gavin si muove spesso, con una predilizione per l'Europa). Al suo ritorno, il gruppo si isola nel deserto e registra il disco "Leitmotif", pubblicato nel 1999. È il manifesto di una rivoluzione eccentrica, uno sfondamento dei canoni rock in ogni direzione possibile. Dentro c'è di tutto: dal progressive al jazz, dall'hardcore al post-rock, fusi in una colata espansa di chitarre-bisturi e batteria fulminante, xilofoni e violoncelli, con la straordinaria voce di Gavin che dipinge in aria affreschi leggerissimi. "Leitmotif" non fa troppo rumore, al suo passaggio, ma tocca le orecchie giuste (molti magazine specializzati e alcune case discografiche con gli attributi) e anni dopo, restrospettivamente, rivelerà tutta la sua fondamentale importanza nell'affermare un concetto semplice semplice, quanto terrificante: il rock può essere altro da quello che è.
Alla fine del 2000 la Interscope Records si fa avanti e si aggiudica i Dredg, concedendo loro il 100% di libertà creativa. I quattro si rifugiano ancora nel deserto e avvolti dalla solitudine creano i nuovi pezzi, alcuni dei quali infilati in un demo per la label che, non si sa come, finisce su Internet (questo materiale è noto come "Industry Demo – 2001"), fortunatamente senza danni. Quando tutto è pronto, i Dredg entrano in studio, prima allo Skywalker Ranch e poi sulla East Coast.
I primi show dal vivo con il nuovo materiale sembrano un miracolo: questa roba - melodica, siderale, emozionante fino allo stordimento - non si è mai sentita prima. Nel frattempo, in attesa della pubblicazione dell'album che slitta continuamente, viene pubblicato il mini "Extended Play For The Eastern Hemisphere" (2001), che contiene un inedito e alcune tracce di "Leitmotif". Tra la primavera e l'estate del 2002 i Dredg sono in tour in Europa insieme agli Alien Ant Farm. Dopo il rientro in America e una serie di concerti con Taproot e Deadsy, finalmente "El Cielo" esce dalle presse e nell'ottobre del 2002 raggiunge gli scaffali.
Ed è un capolavoro. Una di quelle rare cose che ti fanno sentire stupido, triste e felice come il coniglio pasquale allo stesso tempo.
Ancora più etereo e fluido (un pezzo scivola dentro l'altro attraverso brevi passaggi strumentali, battezzati "Brushstroke"), "El Cielo" trasforma in diamante le intuizioni di "Leitmotif" e stabilisce una pietra miliare per tutta la musica alternativa post-2000. Le critiche della stampa specializzata sono così entusiaste da diventare quasi imbarazzanti.
Durante i concerti di primavera-estate-autunno del 2003 (lo Sno-Core tour al fianco di Sparta e Glassjaw, il tour da headliner, gli show con Deftones, Chevelle e Sleepytime Gorilla Museum) i Dredg vendono ai fan il DVD "Crickets" e iniziano a pensare al nuovo capitolo della loro saga. Tra maggio e giugno del 2004 sono in studio di registrazione con il produttore Terry Date, poi si concedono ancora una manciata di live con Hoobastank e Phantom Planet, l'occasione perfetta per testare qualche canzone nuova di fronte al pubblico. Un altro demo, ribattezzato "Coquette", naufraga in Internet.
Qualche altra sessione in studio per i ritocchi, e nella primavera del 2005 "Catch Without Arms" è pronto. Non è eclatante come "El Cielo", ma il recupero pieno della forma-canzone (la strada della semplificazione: uncini, riff, chorus, eccetera), le chitarre affilate e riverberanti, la prova di Gavin (incredibile) elevano comunque "Catch Without Arms" alle altezze del capolavoro e fanno perdonare qualche ammiccamento troppo esplicito alla commercialità.
E poi ancora concerti, in attesa della prossima dose di nutrimento per la mente.