Echo & the Bunnymen

Echo & the Bunnymen
  • Post-Punk, College Rock, Neo-Psychedelia, Alternative Pop/Rock, Alternative/Indie
  • L'esempio perfetto di gruppo cult. Formati a Liverpool nel 1978, gli Echo And The Bunnymen sono una delle [... altro]

L'esempio perfetto di gruppo cult.
Formati a Liverpool nel 1978, gli Echo And The Bunnymen sono una delle band New Wave più popolari degli anni Ottanta: con il loro pop neo-psichedelico e malinconico si sono affermati tra le maggiori realtà inglesi post-punk.
Gli Echo inizialmente sono costituiti da ex-membri di gruppi locali, fra cui i notori Crucial Three, un trio di fine anni Settanta composto dal vocalist Ian McCulloch, da Pete Wylie e da Julian Cope. Cope e Wylie abbandonano alla fine del 1977 per formare, rispettivamente, i Teardrop Explodes e gli Wah!. McCulloch incontra il chitarrista Will Sergeant nell'estate del 1978 e la coppia comincia a registrare demo con una drum machine, che il duo battezza Echo!. A loro si aggiunge il bassista Les Pattinson, e la band debutta dal vivo al club Eric's di Liverpool alla fine del 1978, con il nome di Echo And The Bunnymen.
Il loro singolo di debutto con l'etichetta indipendente Zoo Records, "Pictures On My Wall", attrae una critica favorevole e li porta a siglare un contratto con la Sire Records nel 1979. Il trio include una batteria acustica suonata da Pete de Freitas (che sostituisce l'originaria Echo!) e registra il primo vero debutto, "Crocodiles", pubblicato alla fine del 1979 e prodotto da David Balfe, Bill Drummond (Big In Japan) e Ian Broudie (Big In Japan e The Original Mirrors).
L'album raggiunge la UK Top 20 e i quattro iniziano un tour in Gran Bretagna, ottenendo un successo enorme per le proposte futuristiche del loro live: usano infatti rimasugli di attrezzature dell'esercito di Liverpool per 'arredare' il palco. La moda militaristica viene subito adottata dai fan dei Bunnymen e orde di ragazzi vestiti in divise kaki e verdi invadono tutto il paese.
"Crocodiles" fa insediare la band tra i capofila dell'avanguardia neo-psichedelica che va per la maggiore nel nord dell'Inghilterra. L'album include due singoli già pubblicati insieme a "Read It In Books", scritto da Julian Cope.
La primavera seguente gli Echo si imbarcano nel loro primo tour americano e tornano a casa in tempo per registrare "Shine So Hard", un EP che sale in Top 40 nella prima settimana di pubblicazione. L'album del 1981, "Heaven Up Here", raggiunge la Top 10 in Gran Bretagna: con un sound evocativo e atmosferico che combina solida sensibilità pop e istinti progressive, gli EATB sono fra i gruppi più acclamati dal pubblico e dalla critica ad emergere dalla wave post-punk di fine anni Settanta.
Seguono "Porcupine" del 1983 – da cui scaturiscono le hit "The Back Of Love" e "The Cutter" - e "Ocean Rain" del 1984, che include "The Killing Moon" e il loro più grande successo, "Seven Seas"; entrambi si posizionano bene nelle chart e stimolando la nascita di un'ampia fanbase in America. Nel 1985, il video di "Bring On The Dancing Horses" – unico inedito contenuto nella compilation "Songs To Learn And Sing" - segna il debutto dietro la cinepresa del fotografo Anton Corbjin (noto per i lavori con U2 e Depeche Mode), un clip surreale e d'atmosfera pieno di immagini tipiche dell'universo Bunnymen: mucche volanti, cavalli a dondolo e ombre che camminano.
Dopo l'uscita dell'album omonimo nel 1987, McCulloch decide di intraprendere la carriera solista, lasciando la band nel 1988. Come se questo non fosse già un problema, i Bunnymen perdono il giovanissimo Pete de Freitas (26 anni) in un incidente stradale, nel 1989. La band, pur senza due membri originari, va comunque avanti pubblicando nel 1990 l'album "Reverberation" con il cantante Noel Burke, prima di dividersi definitivamente.
Dopo due album da solista che riscuotono un discreto consenso, McCulloch si riunisce a Sergeant nel 1994 per formare gli Electrafixion e pubblicare un EP, "Zephyr", soltanto in Europa, seguito poi da due album.
Il duo ritrova quindi il bassista Les Pattinson per tornare nel 1997 agli Echo And The Bunnymen: il comeback è trionfale e per una volta non puzza di necrofilia, grazie anche al fatto che i tributi di band come Hole, Flaming Lips e Pavement hanno mantenuto vivo il mito-Bunnymen. I quattro pubblicano l'album "Evergreen", nel quale è incluso un brano, "Nothing Lasts Forever", che vede Liam Gallagher ai backing vocals (e che vende benissimo).
Nel 1999 arriva "What Are You Going To Do With Your Life", più convincente del disco precedente, e due anni dopo tocca a "Flowers", fresco e inventivo come i classici del passato. Insieme ai due memebri storici ci sono Vincent Jamieson alla batteria, Ceri James alle tastiere e Alex Germains al basso.
Mentre la vita dei Bunnymen prosegue a strattoni, Sergeant porta avanti il progetto parallelo Glide, che incide tre lavori tra il 1997 e il 2005 ("Space Age Freak Out", "Performance" e "Curvature Of The Earth), mentre McCulloch nel 2003 pubblica l'album solista "Slideling".
Dopo quattro anni di attesa, nel 2005 la band torna a frequentare i festival estivi (dal Glastonbury al T In The Park ) in vista del lancio di "Siberia", ultimo tassello di una carriera illustre.