Elliott Smith

Elliott Smith

Originale, profondo, sensibile, fuori dagli schemi. Uno spirito musicale oscuro e coraggioso, una voce poetica e definitiva e un destino tragico quasi obbligato.
Elliott Smith nasce nel 1969 a Omaha, in Nebraska, ma cresce a Duncanville, in Texas, dove si trasferisce prestissimo con la mamma, divorziata dal padre. A 14 anni va a Portland, in Oregon, terra remota di boschi, pioggia e solitudine. Lui è in perfetta sintonia con l'ambiente e ha una sensibilità fuori del comune, che 'cura' con la musica.
Comincia subito a suonare nei locali della città, dotata di un'importante scena underground. Con un gruppo di ragazzi forma gli Heitmeister e nel 1993 incide "Dead Air". In dieci anni di concerti il giovane Elliott costruisce uno stile coraggiosamente personale: minimalista, malinconico, low-fi. Per capire quanto sia controcorrente, ricordiamo che siamo in pieno giunge, che irradia il mondo delle sue note aggressive e urlate proprio a partire dalla northwest coast americana. Nel frattempo lui si sposta all'Amherst College in Massachussetts e, continuando a suonare, si laurea in filosofia.
Ormai maturo e rodato dal vivo, decide di provare la carriera solista: la Cavity Search scommette sul suo talento e lo mete sotto contratto per un disco. Ne esce "Roman Candle", un album scarno al limite della ferocia, fatto di chitarra appena pizzicata e voce dolce e sussurrata, un sound in cui si sentono echi di Simon&Garfunkel, dei Pink Floyd acustici e del folksinging anni '70 alla Nick Drake. Le lyrics sono invece dure, senza speranza: droga, crolli nervosi, depressione, tristezza. È il mondo di Elliott Smith, in cui l'emozione deve prevalere sul resto. Anche la sua immagine aderisce al messaggio: Elliott è un personaggio appartato, fuori dal coro dello musicbiz, tossico e vagamente maudit e decisamente di culto. È l'anno di grazia 1997.
Un anno dopo il bis, con "Elliott Smith", prodotto dalla Kill Rock. È un disco per certi versi simile al precedente, ma intessuto di trame più sofisticate, quasi impalpabili. Oltre all'effetto espressivo della sua voce quasi impercettibile e al fingerpicking chitarristico, stavolta Smith aggiunge qua e là l'accompagnamento di batteria, rivelando echi beatlesiani nel suo background musicale. Non cambiano i testi, anzi, in alcuni casi si fanno anche più duri e rabbiosi. Purtroppo per lui non è ancora il momento dell'esplosione di classifica, perché il '95 è l'anno del fantasmagorico debutto di Jeff Buckley con "Grace": il trono della poesia malinconica è suo.
"Either/or" è il terzo lavoro, pubblicato nel 1997 e gli vale un po' più di attenzione, soprattutto perché 4 brani vengono scelti da Gus Van Sant per la colonna sonora del suo "Will Hunting – Genio Ribelle". "Miss Misery" (un singolo extra LP) viene nominato nella lista delle Best Song per i premi Oscar e gli spotlight per un momento si posano su Elliott, visto che alla serata di premiazione si esibisce sul palco al fianco di Trisha Yearwood e Celine Dion, per un improbabile, surreale ma efficace duetto.
Il cantautore a tinte dark però rifiuta la gloria istantanea e "XO", album che esce l'anno successivo non si discosta dal suo stile sommesso e emozionale. Finora Smith ha sempre guadagnato seguito e apprezzamento nella ristretta cerchia degli addetti ai lavori, cultori del genere, giornalisti. Finalmente però una major si accorge di lui, la Dreamworks, anche se in verità il vero problema del disco è la produzione: un impianto sonoro troppo beatlesiano, con incoerenti intrusioni di pianoforte che stravolgono spesso le tracce pensate secondo lo stile smithiano. È più rock, ma meno personale, anche se il responso del pubblico è confortante, tanto che per il suo album successivo l'attesa si fa importante.
Nel 1999 coverizza "Because" dei Beatles per la soundtrack di "American Beauty", altro film oscar e caso cinematografico dell'anno per la regia di SAm Mendes.
La svolta 'rumorosa' prosegue nel 2000 con "Figure 8", 16 tracce ancora più arrangiate (per la prima volta compaiono i fiati) e rockeggianti che fanno arricciare il naso ai fan della prima ora, ma che non hanno perso quello smalto malinconico e pessimista che hanno da sempre segnato il marchio di Smith. "Son Of Sam" è il singolo più diffuso dalle radio. Ormai Smith è un consumato artigiano del rock, ma la sua fragilità ne risente e scompare dalle scene per due anni: l'eroina e alcool sono sempre più difficili da combattere.
Quando ricompare, nei primi mesi del 2003, il suo aspetto è trasandato e in scena (a giugno, a fianco di Radiohead e Beastie Boys) sembra un fantasma. Ma l'annuncio di "From A Basement On A Hill" - il disco in arrivo per l'inizio del 2004 - rassicura i fan e gli amici. Solo fino al 21 ottobre 2003, quando ciò che si temeva avviene con brutale puntualità: il suo corpo viene ritrovato una mattina nell'appartamento di Los Angeles con un coltello piantato nel petto. La corsa in ospedale non serve, Elliott Smith morirà di lì a poco. "From A Basement On A Hill" vede comunque la luce nell'ottobre del 2004: compiuto o no che sia, dimostra ancora una volta l'incomparabile valore artistico di Elliott Smith. We Miss You!